Category Archives: Racconti

Pesi e misure, di Stefano Riccesi

Di seguito, il racconto vincitore della X Edizione di Minuti Contati.

***

Della prima avrò gli occhi,
Della seconda le mani,
E mi piacerà, bella, e mi piacerà.
Della prima avrò gli occhi,
Della seconda le mani,
La terza il suo cuore darà, oh se lo darà.

La filastrocca batteva incessante nella sua testa.
Anna era nata cieca. Ma ce l’aveva fatta, a crescerla felice, a darle così tanto amore da non farle temere il mondo. Con Giulia era stata più dura. Una bambina senza mani, nonostante quelle ridicole protesi, non poteva avere vita facile… Con Sara però era stato ancora peggio.…
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Dolcetto o scherzetto? (di Maurizio Bertino)

Botti, spari, fuochi d’artificio.
Sara, seduta sul tappeto davanti alla tv, continuava a cambiare canale, ma il programma era sempre lo stesso: nessun cartone animato, solo tanti sorrisi che inneggiavano al nuovo anno facendo casino.
Si annoiava, i suoi genitori erano in salotto con degli amici, aspettava che la mamma arrivasse per metterla a letto e, una volta sola, avrebbe giocato con le ombre, quelle della mano, e fatto i versi fino a quando non si sarebbe addormentata.
L’uomo le si sedette al fianco, imponente, e le tolse le cuffie dalle orecchie, con delicatezza. Sospirò.
«Dolcetto o scherzetto?» le chiese osservandola con occhi vuoti.…
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Io odio il Natale, di Laura Platamone

«Hai presente feste? Hai presente peste? Se fanno rima un motivo ci sarà!»
«Ma tesoro-cuore-amore non puoi parlare così… è Natale!»
«Natale un cazzo! Io odio il Natale».
«Ma come fai! Natale piace a tutti, si fanno i regali, si mangiano cose buone, in tivvù fanno un sacco di film meravigliosi».
«Odio i regali, mangiare fa ingrassare e i film che tu dici meravigliosi sono il peggio della produzione cinematografica degli ultimi trent’anni».
«Non è possibile, di certo questa repulsione deve essere legata a qualche brutto ricordo».
«L’unico brutto ricordo della mia vita risale al giorno in cui ti ho conosciuto!»
«Ma su zuccherino non essere acida… e l’albero di Natale?…
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Vanessa, di Roberto Bommarito

«Guarda che piccino, questo,» esordì mia sorella, Vanessa, il tono soddisfatto, facendo dondolare il Babbo Natale davanti alla mia faccia, come un cucciolo di cane preso dal collo.
«Be’, non è male,» le risposi. Non volevo darle la soddisfazione di ammettere la sconfitta. Era il Babbo Natale più piccolo che avessi mai visto.
I più comuni erano quelli a grandezza d’uomo, che papà ammazzava durante le battute di caccia. In salotto avevamo le loro teste imbalsamate appese al muro. Anche se tutte rinsecchite, non perdevano la barba lunghissima, tanto che io e mia sorella ci appendevamo pure le palline di natale, le lucine colorate avvolte attorno alle loro teste come collane luminose rosse, blu, gialle.…
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Regalo di Natale, di Biancamaria Massaro

Occhiali spessi, acconciatura fuori moda e vestiti scialbi: Diana è la classica segretaria zitella, quella sempre presente, silenziosa ed efficiente, indispensabile per mandare avanti un ufficio, ma facilmente dimenticabile da colleghi e visitatori. È la prima ad arrivare e l’ultima a uscire, concedendosi solo una breve pausa per il pranzo. Quando non è al lavoro, passa la maggior parte del tempo a casa, senza nessuna compagnia. Per fortuna la nonna le ha insegnato a lavorare a maglia e a uncinetto, perfino a ricamare, perciò non si annoia mai. A Diana piace usare le mani, la rilassa. È diventata brava, non deve più seguire gli schemi tracciati da altri ed esegue solo capi di sua invenzione.…
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Io. Te. (di Daniele Picciuti)

L’ha scritto l’Aguzzino Infernale. Ha sbaragliato la concorrenza. Questo racconto è basato sul tema a sorpresa “Io e te”, partorito dalla mente malata del cosiddetto “Inquisitore”, colui che mi dà la caccia – inutilmente – da molto tempo.

Per te, Inqui.

(L’Aguzzino Infernale)

IO.

Il sudore è materia viscida sulla pelle. Mi fa incazzare. Soprattutto mi fa incazzare quando sono concentrato. Quando la testa mi scoppia e devo prendere una decisione.
Fanculo.
Filo verde o giallo.
La scuola è deserta. Bambini e insegnanti sono stati evacuati.
Mi sudano le dita, porco cazzo.

TE.

Sei solo un piccolo uomo, lo capisci questo?…
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Vuoto, di Roberto Bommarito

Il silenzio, all’altro capo della cornetta, dopo che dai loro la notizia che non avranno mai un figlio, è come inchiostro che ti macchia l’anima, una bella, fottuta macchia indelebile, s’intende. Un poco alla volta. Si espande, fino a renderti gli occhi smorti, come quelli di coloro che dovrei sperare diventino i miei colleghi. Oggi mi daranno una risposta. Mi diranno se mi prenderanno o meno, che diavolo ne sarà del mio futuro.
«Solo per una notte» questa è stata la frase che ha dato inizio a tutto. Pronunciata da una donna, Lara. Bella abbastanza da farti dire di sì prima ancora di pensarlo.…
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Elfo dei boschi, di Maurizio Bertino

Ascolto il fiume, lo scorrere dell’acqua. Osservo gli alberi e i loro rami mossi dal vento. Chiudo gli occhi e percepisco la vita intorno a me, lo scorrere del tempo come un flusso sempre mutevole eppure determinato, artistico, ben diverso dall’anonimo ticchettio degli orologi degli umani.
Sono un elfo dei boschi e fra poco dovrò combattere: sono arrivati.
Mi inginocchio, estraggo una freccia dalla faretra. Sono calmo, posso sentire il lento battere del mio cuore, sto facendo la cosa giusta. Incocco la freccia e tendo l’arco, sono pronto. Chiudo gli occhi ancora per un secondo, mi concentro sul cinguettio degli uccelli, sorrido, la pace prima della battaglia.…
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Foto, di Roberto Bommarito

«Devi spiegarmi solo una fottutissima cosa» dice il tizio in divisa, scavando con le dita nel naso come uno scolaretto di prima elementare, l’esatto opposto di quello che si vede nei film polizieschi. Non fa paura, solo ribrezzo. Nell’altra mano agita una Canon, la mia. «Cosa ci facevi con le foto del cadavere di tua moglie?»
«Lucia» preciso io, senza aggiungere altro. Anche se potrei.
L’ultima frase che mi ha detto prima di morire è stata: «Allora, idee per il nome?»
La settimana prima, lo sguardo vivo, un sorriso che aspettava solo il mio per esplodere, mi aveva comunicato che saremmo stati genitori.…
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Capriccio numero tredici, di Paolo Di Pierdomenico

Per il suo tredicesimo compleanno avevo regalato a Lucas una consolle di giochi. Michela disapprovava: potenziale distrazione.
Abbandonata la console, Lucas era in sala, ad esercitarsi al violino. La malinconia di un capriccio di Paganini. Michela era sulla porta. La raggiunsi e sussultò quando le toccai la spalla. Era tesa, assente.
Osservai Lucas. In piedi davanti al leggio, il collo piegato sulla cassa armonica dello strumento, gli occhi rapiti dallo spartito di carta ingiallita. Sembrava antico, scritto a mano. Lo immaginai al centro del palco di un grande teatro, sfolgorare sotto i riflettori. Come al concerto a Berlino. E mi tornò in mente quell’uomo.…
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Silenzio, di Roberto Bommarito

«Che spettacolo di merda» dico a me stesso allo specchio, ogni volta dopo aver concluso la performance, tanto per farmi male, scoraggiarmi. Eppure non funziona mai: la sera dopo rieccomi lì, sul palco.
C’ero quando l’economia andò a puttane: un mondo indebitato, un pubblico indebitato, io indebitato fino al punto di dare via il culo per una lattina di Simmenthal.
Presto il pubblico, che accorreva solo per il gusto di umiliarmi, diminuì. Sedie vuote. Tavoli impolverati. Molti se ne andarono lontano da qui, mettendo nei bagagli tutto quello che ci stava, illusi di potercela fare altrove. Alcuni invece si ammazzarono, per fame.…
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