Io. Te. (di Daniele Picciuti)

L’ha scritto l’Aguzzino Infernale. Ha sbaragliato la concorrenza. Questo racconto è basato sul tema a sorpresa “Io e te”, partorito dalla mente malata del cosiddetto “Inquisitore”, colui che mi dà la caccia – inutilmente – da molto tempo.

Per te, Inqui.

(L’Aguzzino Infernale)

IO.

Il sudore è materia viscida sulla pelle. Mi fa incazzare. Soprattutto mi fa incazzare quando sono concentrato. Quando la testa mi scoppia e devo prendere una decisione.
Fanculo.
Filo verde o giallo.
La scuola è deserta. Bambini e insegnanti sono stati evacuati.
Mi sudano le dita, porco cazzo.

TE.

Sei solo un piccolo uomo, lo capisci questo? Non hai nelle mani il destino del mondo. Non è tagliando un filo che risolverai le cose. Ci sarà sempre qualcuno che piazzerà una bomba. Ci saranno sempre, da qualche parte, migliaia di vittime.
Ti stai dannando per niente. Ti vedo.
E tu sai che ti vedo.

IO.

Filo verde. Come la speranza.
Proviamoci porca troia. Respiro. Un–due–respiro. Un–due–respiro.
Ieri sera Paola aveva un buon sapore. Le sue labbra, le sue labbra…
Filo verde.
E stamattina, la piccola mi ha abbracciato forte e ha detto “papà, stasera vediamo I Puffi?”.
Le ho detto sì, dannazione.
I Puffi.
Sono blu.
Non c’è nessun cazzo di filo blu!

TE.

Se tu sapessi che fatica faccio, certe volte, a sopportare tutto questo. Questo mondo marcio, che sa solo precipitare verso la rovina. Quante centinaia di migliaia di anni di evoluzione ci sono voluti per arrivare a… questo? Allo zero. L’essere umano fattosi involuzione. Perciò capisci, che proprio non puoi farci niente. Né ora, né mai.
Lascia che gli eventi facciano il loro corso.
Vattene. Alzati e torna dalla tua famiglia. Finché puoi.

IO.

Mi sembra di essere tornato ai tempi di Israele. Che giorni dannati… mi scoppiano le orecchie solo a ripensare agli scoppi di quelle bombe. Mia madre me lo ripeteva sempre, che entrare negli artificieri mi avrebbe fatto ammazzare. Non l’ascoltavo. Disinnescare bombe era… fico. E mio padre, da lui mai una parola. Quando è morto, mi sono chiesto cosa abbia mai pensato davvero, di me e di quello che faccio.
E ora di nuovo due fili. E il timer che corre.
Verde o giallo.

TE.
So cosa stai pensando. Ti stai ponendo domande. Su di te, se ne vale la pena. Io non me le faccio mai queste domande. O meglio, ho smesso da un pezzo. Una volta, certo, mi chiedevo cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Oggi non ha più importanza.
Non prendo più decisioni. Mi limito a guardare.

IO.

La decisione è presa. Filo verde.
Dio, ti prego, fa che non sbagli. Voglio rivedere Paola. E la piccola Lena.

TE.

Non pregarmi. Io ho solo creato. Siete voi, ora, gli unici artefici del vostro destino.


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