Category Archives: Racconti

Il rosso e il bianco, di Erika Adale

P1110376Racconto estratto dal concorso Minuti Contati, 51° Edizione

Ho ritrovato il coraggio di tornare sulle piste.

Ho comprato l’attrezzatura più moderna, una tuta rosso fragola che si veda anche nella nebbia e un bel casco in tinta. La sicurezza prima di tutto.

Ieri ho provato qualche discesa facile, di quelle su cui brancolano i principianti con gli sci incrociati e la cuffia storta dalla disperazione. Un po’ di nervosismo, poi il suono morbido della neve, l’aria di montagna che inebria come un vino frizzante mi hanno fatto rimpiangere il tempo trascorso lontano dal mio sport preferito. Certo, l’equilibrio non è più quello di una volta: a tratti barcollo, alla ricerca del baricentro perduto dieci anni fa.…
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La bambina della casa di legno, di Laura Simonetta

house2Racconto estratto dal concorso Minuti Contati, 51° Edizione

Il giorno e la notte si confondevano in una penombra continua, dove la nebbia intrappolava luce malata.

Sulla distesa limacciosa, una casetta di legno: ha la porta sprangata. Non una finestra. I pochi raggi che filtrano dalla spessa coltre di fumo, la dipingono di ombre sempre diverse. Lei le vede. Le attende con ansia, appiccicata a quell’unico intaglio nel legno rigonfio. Sono l’unica cosa che ha. Non le è stato dato neppure un nome.
Conosce solo quelle mura che la circondano. E quell’uomo. Quell’omone i cui passi sprofondano nel terreno dando voce a un silenzio imperturbabile che nemmeno la natura osa disturbare.…
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La nebbia e il mare, di Raffaele Serafini

nebbiaRacconto vincitore di Minuti Contati, 51° Edizione

Ci sono paesi, sull’Appennino, proprio là, dove non sapresti dire se è già Toscana o ancora Umbria, le cui case paiono gettate sul fianco della montagna in due o tre manciate da un gigante indolente, che subito dopo pare essersene scordato.
A volte, d’inverno, una nebbia biancastra arriva senza bussare e si corica in basso, nelle valli e lungo i fossi, avvolgendo le case e gli uliveti. Solo i campanili e gli alberi più alti mettono fuori il capo, come isole misteriose sperdute in un mare di cotone.
Io e Federico abitiamo uno di questi borghi e il mare non l’abbiamo visto mai, per questo amiamo la nebbia.…
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Vita, di Attilio Facchini

OLYMPICS/MASCOTS-NAMESRacconto vincitore della Special Edition – All Time, Seconda Era di Minuti Contati.

Le pareti del reparto di ostetricia erano tappezzate di disegni di case dai tetti rossi e uccelli gialli. La maggior parte dei lettini era vuota. Uno dei bambini iniziò a piangere, un mugolio sommesso.
«Arrivo».
La voce assonnata anticipò i passi dell’infermiera. Entrò nella stanza, si avvicinò al neonato che piangeva e lo guardò. Un brivido la scosse. Si strinse nel cappotto. Gli sistemò il ciuccio in bocca e lo cullò finché riprese a dormire.
Mentre tornava alla sua sedia accanto al termosifone, diede un’occhiata alla sala parto.…
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Vita di strada, di Luigi Locatelli

ladroRacconto vincitore della XVI Edizione di Minuti Contati, Seconda Era.

Ovidiu mi ha parlato bene di questo posto, mi ha detto che una volta è riuscito a portare a casa quasi venticinque euro in sole quattro ore. Me lo ha indicato consegnandomi addirittura le istruzioni per l’uso:
Aspetti che qualcuno carichi la spesa nel bagagliaio della macchina, mi raccomando, aspetta che siano quasi alla fine oppure li infastidirai e ti manderanno a cagare. Poi ti offri di portare il carrello a posto e tu in cambio ti tieni la moneta: un euro tondo tondo a botta. Se ti va di culo anche due…
Non sono mai stato molto fortunato, forse è questo il problema.…
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Solo per le tue orecchie, di Maurizio Bertino

orecchieRacconto vincitore XV Edizione di Minuti Contati – Seconda Era.

«Amore? Amore mi senti?»
«Forte e chiaro, tesoro mio!»
«Allora funziona! Le nostre connessioni neurali sono compatibili! Te l’avevo detto!»

«Ora basta, usate la voce». Il tono del dottore non ammetteva repliche. Sara e Marco aprirono gli occhi e si guardarono, si sorrisero, si baciarono. «Ricordate, la comunicazione neurale va ristretta al minimo indispensabile, avete fatto il corso, siete informati».
«Certo dottore!» esclamò Sara. «Come se non riuscissimo a controllarci, vero amore?» continuò solo per le orecchie di Marco. Il giovane sposo le sorrise, innamorato.
«Siete una giovane coppia e avete ancora l’ardore», il dottore sorrise.…
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Una vita qualunque, di Angelo Frascella

Il treno era arrivato. Cesare era felice di tornare alla sua vera vita. Via dalla casetta misera in cui la madre si ostinava a vivere, via dal paese dalla mentalità ottusa in cui era cresciuto.
Lui era nato per Roma, per la televisione, per essere venerato dalle folle.
Scese dal treno e subito una massa di ragazze adoranti gli corse incontro. Ma qualcosa non andava. Non urlavano Cesare, ma Michele.
Le fan lo dribblarono, come se lui fosse stato uno qualunque, e presero d’assalto uno sconosciuto. Cesare alzò le spalle e andò verso l’uscita.
La macchina della produzione era lì ma, di nuovo, non c’era il suo nome sul foglio dell’autista.…
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Speranze bruciate, di Maurizio Bertino

«Che Dio la benedica!»
«Lei è?» domandò l’uomo indicando ai due inservienti di caricare la cassa nel retro del furgoncino.
«La moglie del prescelto!» rispose la donna afferrandogli la mano e stringendola forte fra le sue. «Posso dare un ultimo saluto a mio marito?»
«Ne parla come se fosse morto e invece sa bene che starà meglio di lei, mia cara signora».
«Certo, lo so, ma s’è svolto tutto così in fretta… L’estrazione, lui che è salito sul palco, lei che l’ha benedetto con l’ibernazione, non ha avuto neppure il tempo di salutare il nostro figliolo. Certo, speravamo entrambi che il prescelto potesse essere il bambino, tutti i sacrifici, tutti i risparmi spesi per il biglietto… Ce lo lasci salutare attraverso il vetro della cassa, la prego…»
L’uomo corrugò le sopracciglia.…
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Senza speranza, di Marco Lomonaco

Sandro, pressato nella sua ridicola uniforme gialla da banditore, salì ansimante i gradini del trespolo di fronte all’imponente cancello in ferro battuto: in una mano un rotolo di finta pergamena, nell’altra un telefono cellulare.
«Attenzione madame e messeri, appropinquatevi» urlò con voce profonda «il mio signore, messer Vuschini, conte di San Rocco, è lieto di invitare le signorie vostre alla fiera rinascimentale sulli verdi prati dello suo maniero» concluse con una profonda riverenza, indicando con la pergamena l’ingresso alle proprie spalle.
La fiumana di gente sbucava senza fine da dietro la torre Mirantea in quella soleggiata mattinata di maggio. Famiglie, coppiette, comitive, erano tutti diretti alla fiera, unico evento rilevante nell’altrimenti grigio destino ricorsivo del piccolo borgo, noto ai più solo per la presenza del carcere sulla collina. …
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Non è un paese per…, di Maurizio Bertino

Giunse sopra l’affollata piazza e percorse un ampio cerchio. Le genti, intente nelle umane faccende, procedevano senza apparente logica, chi portandosi appresso buste colme fino a scoppiare, chi soffermandosi di fronte all’immensa costruzione la cui facciata era per metà oscurata da impalcature abbandonate. Avendo cominciato a odorare puzza di bruciato, decise che quello fosse il palcoscenico agognato quale conclusione del suo mezzo millenario viaggio e, con dignità e decoro, atterrò di fronte alla grande fontana in uno spazio sgombro da umani, ma densamente affollato da piccioni.
– Papà, guarda! Un super piccione!
Contrariata per la definizione con la quale era stata appellata, si voltò in direzione della vocina: un pargolo umano stava puntando verso di lei trascinandosi appresso un padre impegnato in una conversazione con qualcosa che teneva appoggiato all’orecchio.…
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Parole, di Roberto Bommarito

Di seguito, il racconto vincitore della XI Edizione di Minuti Contati.

Le parole sono arrivate tre anni e qualche mese fa. Così come nel resto del mondo. Piovute dal cielo. Quelle pesanti, come “mai”, con la forza di meteoriti incandescenti. Quelle più leggere come “ciao” trasportate dal vento come dei fottuti palloncini a elio.
«Si può sapere cos’hai?» feci a Jessica, pochi istanti prima che la prima tempesta di parole iniziasse.
Lei non rispose. Le nocche tutte bianche, stringeva il volante come se stesse invece stringendomi il collo. Rabbia, odio. Con lei non sapevi mai dove iniziavano e finivano i confini di un’emozione.…
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