Silenzio, di Roberto Bommarito

«Che spettacolo di merda» dico a me stesso allo specchio, ogni volta dopo aver concluso la performance, tanto per farmi male, scoraggiarmi. Eppure non funziona mai: la sera dopo rieccomi lì, sul palco.
C’ero quando l’economia andò a puttane: un mondo indebitato, un pubblico indebitato, io indebitato fino al punto di dare via il culo per una lattina di Simmenthal.
Presto il pubblico, che accorreva solo per il gusto di umiliarmi, diminuì. Sedie vuote. Tavoli impolverati. Molti se ne andarono lontano da qui, mettendo nei bagagli tutto quello che ci stava, illusi di potercela fare altrove. Alcuni invece si ammazzarono, per fame. Altri per disperazione. Anche se non sono sicuro che le due cose siano tanto diverse, dopotutto. Quando anche il proprietario decise di farla finita, non c’era più nessuno a chiudere il “Pimp”. Così oggi il locale è sempre aperto, anche se Augusta, ‘sta piccola provincia di Siracusa, è oramai quasi deserta.
Resistetti per un po’ di mesi, più di molti altri, poi il 14 febbraio del 2015 svuotai un intero astuccio di Dalmadorm, trovato in una farmacia abbandonata.
«Perché l’hai fatto?» mi chiese il controllore dell’immigrazione infernale, un demone con banali corna e coda a punta.
Io dissi che mi sembrava l’unica cosa sensata da fare, con la società collassata e tutto il resto.
Il demone, ridacchiando, mi rispedì indietro.
Mi risvegliai qualche ora dopo, il mio top preferito tutto sporco di vomito.
Ogni sera continuo a ripetere a me stesso che faccio pena, di darci un taglio, drag queen del cazzo che non sono altro. Ma non ci riesco. Non posso fare a meno di esibirmi. Così, almeno una volta a settimana, a fine spettacolo, trovo un nuovo modo di ammazzarmi. Inutile. Il demone continua a rispedirmi indietro, mentre tutto quanto attorno a me continua a disintegrarsi. Pezzo per pezzo.
Il controllore demoniaco insiste, ponendomi sempre la stessa domanda. Perché cazzo mi sono tolto la vita?
Lo fa per divertimento. Lui conosce la verità. Il figlio di puttana sa che il mio inferno, in realtà, è questo mondo desolato. Sa che anche i fischi sono meglio del silenzio.


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