Il gatto a nove code: l’anima oscura di Simone Lega

LEGATorna il Gatto a nove code, e stavolta sotto i suoi artigli affilati troviamo Simone Lega, autore per Nero Press Edizioni dell’orrorifico e fantascientifico Salvanima.

Benvenuto Simone. Cominciamo con una domanda facile: secondo te l’anima può essere salvata in qualche modo?

S: Per rispondere alla tua domanda “facile” bisognerebbe sapere se l’anima esiste oppure no. Tempo fa lessi di un esperimento in America: avevano piazzato una tavoletta colorata ad altezza soffitto in una sala rianimazioni. Logicamente, se un chiamiamolo “trapassato a tempo determinato” si fosse librato a contemplare il suo corpo dall’alto, avrebbe visto il colore della tavoletta e una volta tornato in vita sarebbe stato in grado di raccontarlo. Invece sono passati più di dieci anni e mi sa che non c’è ancora riuscito nessuno. Per chi volesse approfondire, lessi la notizia su un libro inchiesta intitolato Spettri, di una certa Mary Roach.  Comunque, se l’anima esistesse non credo che avrebbe bisogno di essere salvata. Però potremmo imprigionarla, questo sì. Più o meno come fanno i protagonisti di Salvanima. La ritengo un’ipotesi credibile, e anche molto crudele.

In Salvanima, i tuoi personaggi finiscono per compiere un errore dopo l’altro. La tua visione dell’essere umano sembra piuttosto negativa, o è un’impressione?

S: I personaggi di Salvanima sono stati un po’ sfortunati. Un esempio è ciò che accade a Clara. Certo, Valerio e Daniela avrebbero potuto gestirla diversamente, ma è proprio questo il bello. Una delle paure più grandi dell’essere umano è quella di sbagliare. Come reagiremmo avendo a che fare con una decisione che può costare la vita a noi o ai nostri cari? E soprattutto come reagiamo quando la decisione è ormai presa e si è rivelata sbagliata? Nella vita ciò che è fatto è fatto, non puoi tornare indietro. Nella narrativa invece sì, quindi puoi spingerti più in là. Puoi rischiare e vedere cosa succede. Non ho una visione negativa dell’essere umano, o almeno non credo. Sono solo curioso di vedere come un individuo reagisce in determinate situazioni, forse perché in questo modo saprei cosa fare se capitasse a me, e soprattutto, nel caso di Salvanima, cosa non fare.

Un libro dell’orrore da leggere assolutamente?

S: Il Monaco, di Matthew Gregory Lewis: vecchiotto ma ineguagliabile per atmosfera, tensione e fantasia. Anche Scelti dalle tenebre di Anne Rice mi ha colpito particolarmente. E permettimi di aggiungere un libro italiano che cito sempre perché ritengo sia davvero notevole: Storia di Neve, di Mauro Corona.

Come hai ideato Salvanima?

S: È stato qualche anno fa. Avevo una gran voglia di inventare una storia e in quel periodo pensavo molto alle analogie tra corpo-anima e hardware-software, alla possibilità che lo spirito agisca sul corpo come internet sul pc. Se si rompe il pc, internet esiste lo stesso, anche se non si vede. Era anche un periodo in cui pubblicizzavano molto giochi come Second life e The Sims, coi quali a quanto sembrava potevi crearti un’intera vita al computer. Mi domandai se fosse possibile far entrare un’anima in un pc, e magari costringerla dentro un programma, farla adattare a una sorta di paradiso grafico come i personaggi di quei giochi. Così ho immaginato questo gruppo di amici, un esperimento folle, e soprattutto mi sono scervellato su come fare in modo che gli andasse tutto storto. Ma ciò che mi ha davvero convinto ad andare avanti è il finale, che credo sia il pezzo forte del racconto. Quando ho capito come sarebbe andata a finire mi sono detto ok, questa storia la devo scrivere.

Tu provieni come molti dal mondo degli autori emergenti, che cosa pensi di questa realtà?

S: Penso che sia una realtà assolutamente nuova e molto confusa. Un tempo era lecito definirsi emergente quando cominciavi a pubblicare, ma oggi, che tutti ma proprio tutti pubblicano, chi è l’ autore emergente? Oggi tutti vivono nel microcosmo del proprio social network con il proprio seguito, e non penso sia più credibile aspirare alla figura dello scrittore come veniva inteso fino a qualche anno fa. Gli autori oggi, spesso i più bravi, autopubblicano ebook, stanno al di fuori delle grandi distribuzioni e sicuramente non campano di scrittura. Il mondo si è evoluto così per quanto riguarda un po’ tutte le arti. Se sia un bene o no lo si vedrà con gli anni.

Quale autore ha influenzato in modo sensibile la tua scrittura?

S: Ho cercato di prendere un po’ da tutti gli autori che ho letto. Il mio stile è cambiato moltissimo negli anni, appunto perché ho avuto varie influenze diversissime tra loro. Non sono nemmeno sicuro di averlo, uno stile, perché mi sembra sempre di scrivere in modo diverso, in base alla storia che devo raccontare.

Un autore italiano “di genere” che secondo te va assolutamente letto.

S: Remo Guerrini, in particolare il suo L’estate Nera. Con un titolo così, non c’è bisogno di aggiungere altro.

Ora la parte difficile. Cosa saresti – o non saresti – disposto a fare per pubblicare con un grosso marchio editoriale?

S: Le stesse cose che faccio – o non faccio – con un editore meno grosso. Non sono disposto a pagare, all’occorrenza sono disponibile a modificare il testo o il titolo, sono anche disponibile a non fare troppo il rompipalle. Sono educato e di bella presenza, a parte un po’ di pancetta.

Rivelazioni sul tuo prossimo lavoro?

S: Vorrei riscrivere un mio vecchio racconto, variazione sul tema della licantropia, poi forse comincerò un romanzo che mi frulla in testa da qualche anno, una cupa storia d’incesto ambientata nella Sicilia del dopoguerra. Vedremo.

Un grazie a Simone per il tempo dedicatoci!

(Daniele Picciuti)


This entry was posted in Il gatto a nove code. Bookmark the permalink.

Comments are closed.