Un bambino come gli altri, di Laura Platamone

Racconto vincitore di Minuti Contati – XXIII Edizione

Mattia sembra un bambino come tutti gli altri. Ha gli occhi verdi della mamma e il naso importante del suo papà. I capelli castani scendono in riccioli sulla fronte e, quando corre con i compagnetti all’uscita di scuola, si incollano al viso incastrandosi tra le labbra. Incollano? Incollavano. Perché un giorno li ha tagliati. Era stanco di sentirsi dire quanto fossero morbidi e belli e soffici e leggeri. Stanco che tutti infilassero le loro dita tra i boccoli per sentirli scorrere. Stanco di non poter fare lo stesso. O meglio farlo senza sentire assolutamente nulla. E poi, quando ha letto quello stupido soprannome – mani di plastica – sul diario di Ambra, ha pianto per tre giorni.

«Perché sono di plastica e non sono come quelle di tutti gli altri bambini?» si lamenta con il viso sprofondato sul seno generoso della mamma. Lei accarezza la testa ormai ruvida del suo piccolo e a stento trattiene i singhiozzi. La crudeltà degli adulti a volte è niente di fronte a quella di certi bambini. Ma come si fa a dire al proprio figlio che al momento del “concepimento” non c’erano abbastanza soldi per comprare tutti i pezzi di prima scelta! Eppure lei un figlio lo voleva, con tutto il cuore, a tutti i costi. E allora si è detta che poteva mettere al primo posto il suo benessere e la sua durabilità investendo sugli organi vitali e tralasciando le cose che riteneva meno importanti. Avrebbe mai immaginato di causargli tanto dolore?

Le coperte del letto d’ospedale sono ruvide. Tela grezza, bianca come il silenzio. Mattia sente un formicolio alle dita quando le passa sul tessuto. Lo fa una volta, poi due, e continua cercando di capire se gli piace o gli dà fastidio. È così assorto in quella specie di gioco che non si accorge che papà e mamma sono entrati nella stanza. Distoglie per un attimo lo sguardo dai solchi che ha disegnato tra le lenzuola e fissa le bende nere che portano sull’occhio sinistro. I due si avvicinano furtivi e circondando il letto esclamano: «Sono arrivati i pirati!»


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