Download, di Viola Lodato

Riesco a udire il suono del suo respiro pesante. Me lo sento alle calcagna, so che prima o poi mi troverà. La mia vista è annebbiata da quando mi ha graffiata in volto, inoltre come se non bastasse c’è il buio a complicare le cose.
Dove sarà finito Phom? Non riesco a ricordare l’ultima volta che l’ho visto al mio fianco. Forse è morto, come Yokar ed Ezale prima di lui. Arriverà anche il mio turno.
Cerco di muovermi in silenzio, ma il tappeto di foglie secche scricchiola sotto i miei piedi. Smette di respirare per un attimo. Mi fermo. Troppo tardi, mi ha sentita. Ricomincio a correre. Da sola non ho alcuna speranza. Imbraccio il fucile, so bene che prima o poi dovrò usarlo. Non mi servirà a molto, contro di lui. Non se sono da sola. Lui sta guadagnando terreno, lo sento sempre più vicino, insieme al suo odore pungente. Mi volto per un breve istante nel tentativo di capire la sua posizione. Inciampo. Cado. Il fucile mi sfugge di mano.
Non ho neppure il tempo di rialzarmi. Lui mi è addosso, mi schiaccia un polpaccio con una delle zampe. Urlo per il dolore delle ossa rotte. Sento il suo respiro sul collo e negli strappi dei miei indumenti. Il suo odore mi riempie le narici.
Tra poco sarò di nuovo con Phom e tutti gli altri. Ci ritroveremo tutti lì e rideremo di quanto successo bevendoci su. Ne sono certa. Spero che morire non faccia troppo male, però.
Mi giro quanto basta e vedo un’altra delle sue zampe calarmi sulla testa.

“Parametri vitali?”
“Battito nella norma, pressione sanguigna nella norma, respiro regolare. Il download della coscienza è stato appena concluso.”
“Ottimo. Ha fatto un buon lavoro, infermiere. Ora vada a controllare il tenente Yokar.”
“Procedo.”
Schiudo le palpebre e vengo travolta da una luce accecante. Vedo un soffitto candido. Il dolore che provavo prima è svanito.
“Buongiorno, signorina. Come si sente?” mi dice una voce femminile, la stessa voce autoritaria che ho sentito appena ho ripreso coscienza.
Mi tiro su sui gomiti per guardarmi intorno. Di fronte a me c’è una donna dalla chioma argentea che mi guarda sorridendo. “Bene” riesco a dire.
“È tutto passato, capitano Zeloxa. Siamo riusciti a trasferirla nel nuovo corpo senza alcun problema. Entro domani sarà pronta per tornare a combattere, glielo prometto.”
Mi metto a sedere e mi stiracchio, prendendo confidenza con i miei nuovi arti. “Ne sono lieta, dottore. Sa, era la prima volta che morivo.”


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