Il gatto a nove code: l’umorismo nero di Andrea Schiavone

ANDREA SCHIAVONEIl gatto a nove code torna a sondare il terreno degli autori di genere italiani, stavolta sotto il torchio delle sue domande c’è Andrea Schiavone, che molti di voi conosceranno per le sue bellissime recensioni per alcuni siti web di rilievo che si occupano di letteratura di genere.

Benvenuto Andrea. Cominciamo subito parlando del tuo ultimo lavoro pubblicato con Nero Press Edizioni: Pat Spananza. Ci puoi dire come è stato concepito?

A: Il racconto ha avuto una gestazione un po’ anomala. Lo definirei una sorta di “frankensteinismo letterario”, proprio perché nasce dalla fusione di tre incipit di tre storie indipendenti (Pat Spananza, Duzy e Catwright & Colemann), racconti iniziati ma rimasti incompiuti, sospesi, e che forse avrebbero finito per essere seppelliti nell’ormai stracolmo Cimitero delle Idee. Un giorno, rileggendoli, è capitata una cosa strana, mi è sembrato che si creasse tra di loro una certa continuità e che prendessero corpo in un’unità organica, così come la creatura mostruosa di Shelley prende vita. Posso quindi dire che Pat Spananza sia nato da un assemblaggio dei putridi frutti dell’immaginazione. E non è un caso quindi che il personaggio di Pat Spananza sia caratterizzato da un’identità frammentata e di impossibile definizione oggettiva; vedetela, idealmente, come un Kane di Quarto Potere. Inoltre, un romanzo che mi ha ispirato, soprattutto per la costruzione dei personaggi, è Una pistola in vendita di Graham Greene.

Parlaci di Duzy. Questo personaggio così caricaturale ti è stato ispirato da qualche tua conoscenza?

A: Sembrerò cattivo, ma a me la pinguedine, diciamo così, ha sempre divertito. È una fisionomia che si presta perfettamente a un personaggio da inserire in vicende dal puro gusto slapstick. A qualche concreta conoscenza mi sono ispirato, in effetti, ma è meglio se me lo tengo per me, o qualcuno potrebbe offendersi; non tutti i grassoni sono simpatici, come si crede, ce ne sono anche di permalosi…
Piccola curiosità: Duzy (diminutivo di Duzynski) in lingua polacca vuol dire proprio “grosso”.

Pat Spananza ha una sua evoluzione interiore, in teoria positiva. Ma è reale o solo nella sua testa?

A: Beh, è proprio questo dubbio che fa da perno alle vicende e attorno cui si snoda l’evoluzione interiore ed esteriore del personaggio. Tutto resta indefinito, fino al climax ascendente di redenzione. La sensibilità morale prende a germogliare inaspettatamente nella coscienza corrotta del killer e ogni certezza crolla, i ricordi che affiorano dal passato rimosso e la sua visione della realtà potrebbero essere solo uno scherzo della mente, una deformazione della verità, spinta dalla necessità di trovare un appiglio nella sua vita alla deriva. È un’interpretazione desumibile anche dal ricorso al McGuffin hitchcokiano: il pacco, il cui contenuto ci resta oscuro, non è altro che un escamotage, una condizione speculare all’identità di Pat Spananza (il cui nome in codice è, non a caso, Riddle).

Questo è un racconto tra il noir e il grottesco. Quali letture ti hanno ispirato?

A: Senza dubbio l’influsso maggiore lo ha avuto la lettura dei romanzi della serie Sanantonio di Frédértic Dard. Polizieschi umoristici, davvero spassosi, che trovano a oggi una successione, in contesto italiano, forse solo negli irriverenti romanzi di Andrea G. Pinketts. Ma un debito lo devo anche ai disconosciuti romanzi parodistici (ormai introvabili) di Carlo Manzoni, che spero ben presto qualche magnanima casa editrice si incaricherà di recuperare. Anche se, ora che ci penso, al fondo delle vicende e del linguaggio, credo si sedimenti l’ascendente dei classici racconti hard boiled, ma di quelli di matrice più popolare. Mi riferisco al Mike Hammer (il “martello senza falce”, come lo definisce Pinketts) o al Dogeron Kelly di Dog, figlio di…, entrambi ideati dalla penna spietata di Mikey Spillane; una scrittura, la sua, violenta e incisiva, come una sparachiodi (sempre Pinketts dixit), di contro ai Pilastri del genere come Chandler o Hammett, ad esempio.

In generale, cosa pensi degli autori italiani di narrativa di genere?

A: Questa è una questione parecchio spinosa.
Io credo che la narrativa “di genere” (nonostante il termine denoti una certa fedeltà a codici narratologici e stilistici ben precisi), se nelle mani giuste, può riuscire a raggiungere vette espressive sempre originali. La considero, da questo punto di vista, come una semplice linea guida, che durante il perso può essere però deviata, fino all’approdo in luoghi inesplorati e alla conquista di nuovi territori dell’immaginazione. Il problema della maggior parte degli autori italiani mainstream “di genere” è proprio questo, il loro conformarsi a uno standard ben consolidato, senza il coraggio di deviare dal percorso già battuto da chi li precede. Interessantissime innovazioni fermentano invece nell’ambito underground. A volte, un romanzo edito da un piccolo editore può avere molto più valore intellettuale di un romanzo pubblicato dalle cosiddette major dell’editoria.
Un caso lampante, e che a me piace molto, è Caleb Battiago, che addirittura utilizza il canale self-publishing per pubblicare i suoi, oserei dire, piccoli capolavori.

Se tu potessi commissionare un “lavoro” a Pat Spananza, cosa sarebbe?

A: Su questa domanda vado a risposta secca: una bomba in Parlamento!

A chi consiglieresti la lettura di Pat Spananza?

A: Mi piacerebbe poter dire che è una lettura per tutta la famiglia, e in parte è anche vero, proprio perché la violenza è in realtà edulcorata da uno humour costante. Ma comunque, se dovessi individuare un target ben preciso, lo consiglierei proprio agli appassionati di letteratura umoristica e noir e, scendendo ancor più nello specifico, ai napoletani DOC e agli amanti dell’idioma partenopeo.

Le letture che tu ritieni dei “must”?

A: Io tenderei a consigliare sempre, di base, la lettura dei “padri fondatori” di un genere letterario. Ma devo dire che, nella diffusione e distribuzione delle opere letterarie, si sono sempre create delle forti ingiustizie. Una cosa che mi infastidisce, ad esempio, è il fatto che nella sezione “fantascienza” di una qualunque libreria impazzino sempre i best seller di Asimov. Come se lui fosse l’unico scrittore di fantascienza al mondo. Oggi, se vuoi recuperare un romanzo di H. G. Wells o di Huxley, sei costretto quanto minimo ad ordinarlo appositamente o andarne a ricercare qualche vecchia edizione tra le bancarelle delle fiere. A ogni modo, questi ultimi due rappresentano indubbiamente dei must del sottogenere utopico e distopico. Anche se, personalmente, io preferisco i romanzi di Philip K. Dick.
Per quanto riguarda l’horror, vale lo stesso discorso. La conoscenza di Edgar Allan Poe e Lovecraft è senza dubbio il primo passo, anche se molti precursori come ad esempio Le Fanu, Hodgson o Blackwood non vengono proprio presi in considerazione. Quindi, tendenzialmente, io sarei orientato più verso l’horror inglese, autenticamente gotico, che verso quello trascendentale e weird di origine americana. Anche se, in assoluto, la lettura che consiglio in primis è quella di E. T. A. Hoffman.
Per il poliziesco ho già citato i Pilastri dell’hard boiled, anche se questo è un genere così vasto e complesso che non oso proprio addentrarmi o finirei per annoiare. Ma una lettura davvero obbligata, e che riesce sublimemente a fondere gli elementi gotici alla detective story, è Sherlock Holmes.

Progetti letterari per il futuro?

A: Ho già in vista la pubblicazione di altri due miei racconti. Un racconto lungo di genere realismo magico dal titolo Acqua Naiade, per la casa editrice Wizards&Blackholes e un racconto tra il fantasy e l’epico che verrà incluso nell’antologia Dreamscapes2 edita da GDS. Nel frattempo mi sto cimentando nel genere fantascientifico, con un testo che credo diventerà un racconto lungo e in cantiere ho un altro progetto, un horror umoristico, che spero si evolva in un romanzo breve. La narrativa breve però credo sia più nelle mie corde. Non so se mai troverò il coraggio di cimentarmi in un vero e proprio romanzo. Ci vuole un’idea forte e che mi coinvolga in modo aggressivo, viscerale. Spero presto di trovarla, intanto mi diletto nei racconti.

(Daniele Picciuti)


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