Violenza sulle donne: terrorismo quotidiano

controviolenzadonneNel 1999 l’O.N.U decise che ogni 25 novembre si sarebbe celebrata La Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne.
Quest’anno, dopo i fatti di Parigi, il coprifuoco di Bruxelles e i “Grandi” della terra e la gente comune che parlano apertamente di guerra, la ricorrenza sta passando sotto silenzio.
Eppure non dovrebbe essere così, perché la violenza sulle donne è una forma di terrorismo quotidiano, vissuto troppo spesso nel silenzio e con la convinzione delle vittime di meritarselo.

Affermazione esagerata?

Rivolgiamoci la stessa domanda dopo la spiegazione.

In tutti i mezzi di comunicazione e social si sta discutendo del terrorismo, spesso senza nemmeno mettersi d’accordo sulla sua origine e significato. Prendiamo allora parte di una delle tante definizioni che si trovano disponibili in rete, nella fattispecie sul sito della Treccani: Il terrorismo è l’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti e simili.

La volenza sulle donne, come il terrorismo è:
“illegittima”. Nessuno, infatti, ha il diritto di alzare le mani su un’altra persona. Una relazione sentimentale non concede a un partner di avere potere sull’altro, non ne diventa il padrone;
“finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine”. La maggior parte delle violenze sulle donne avviene all’interno di una relazione – in atto o terminata – in cui spesso ci sono anche dei bambini. Composta da solo due o poco più persone, è pur sempre un (ristretto) numero di individui che vivono insieme condividendo regole e quotidianità. Molte donne restano con il loro aguzzino per evitare abusi maggiori su se stesse e sui figli, così un uomo abusante attraverso la violenza e le minacce riesce a imporre agli altri il rispetto delle proprie “leggi”;
esercitata “mediante azioni quali attentati, rapimenti e simili”. La violenza sulle donne non è mai un episodio isolato; si ripete sempre più di frequente e con maggior danno fisico e psicologico sulla vittima che, spesso, non ha più nemmeno la volontà di uscire dalla propria casa.

La violenza sulle donne deve essere considerata come “ripetuti atti di terrorismo” soprattutto perché cambia le abitudini e mina il senso di sicurezza della persona su cui viene esercitata, risultato che le altre forme di terrorismo ottengono su una comunità più grande, fatto che possiamo tutti confermare perché lo stiamo vivendo sulla nostra pelle.

L’Istat, nell’ultima indagine quinquennale La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia, ci ricorda come gli abusi, pur in calo rispetto all’indagine dei primi anni del Duemila, siano ancora molto diffusi all’interno delle relazioni. Sebbene la nuova normativa sullo stalking spinga sempre più donne a denunciare e il fenomeno stesso del femminicidio sia in calo, si stima che, su una popolazione femminile di poco più di 30 milioni, siano quasi 7 milioni le donne che hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale.
In una serata al ristorante di quattro coppie di amici, si deve perciò immaginare che con molta probabilità una delle donne presenti ha subito, sta subendo o subirà un abuso. Riportato alla realtà di tutti i giorni, il dato statistico è molto più impressionate e dovrebbe far comprendere a tutti come la violenza sulle donne sia un vero e proprio terrorismo “quotidiano”, dando al termine un doppio significato: violenza che incute timore sulla vittima con costanza giornaliera – non dimentichiamoci che l’effetto della violenza psicologica non si “vede” ma è pur sempre un abuso – ed è un problema che ci coinvolge tutti, un’esperienza comune a qualcuno che conosciamo; sorella, madre, zia, cugina, nonna, amica del cuore, partner, compagna di studio o lavoro, vicina di casa, impiegata allo sportello della nostra banca o della posta… continuate la lista con figure femminili a piacere.

C’è ancora molta strada da fare, ma ognuno si può adoperare in vari modi. La redazione di Nero Cafè vi invita a far girare sui social network l’immagine sopra e il nostro mantra con l’hashtag #ViolenzaSulleDonne affinché diventino virali.
Basta con il raptus: Non è amore non è sesso, ma bisogno di possesso!

(Biancamaria Massaro)

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