Un San Valentino di sangue

Il genere horror è in realtà un universo fatto di varie tipologie e sottogeneri, si va dall’altamente fantastico per giungere ai film di mostri. Tra questi sottogeneri, sicuramente vi troviamo lo “slasher”, ovvero quelle pellicole che vedono un gruppo di persone inseguite da un maniaco omicida, che li uccide spesso con l’arma bianca. Si tratta, con ogni probabilità, di una delle tipologie più inquietanti e, se fatta bene, capace di suscitare maggiore tensione nello spettatore, proprio per la sua ambientazione realistica e scevra da elementi sovrannaturali.

A mio avviso, proprio nell’ambito dello slasher è possibile trovare un’ulteriore sottocategoria con film che letteralmente profanano feste tradizionali del mondo anglo-americano. Si pensi agli horror natalizi: gli americani Un Natale rosso sangue (1974) di Bob Clark e Natale di sangue (1984) di Charles E. Seiller e il britannico Non aprite prima di Natale (1984) di Edmund Purdom. Si pensi, ovviamente, ad Halloween (1978), capolavoro in cui il regista John Carpenter distrugge il mito dell’ingenuità e della purezza infantile.

Si tratta di feste che iniziano in modo normale, ma si trasformano poi in notti di terrore e sangue. Non poteva estere esente da questa sorte il 14 febbraio, giorno di San Valentino e festa degli innamorati. Incontri di innamorati e balli celebrativi si trasformano letteralmente in incubi e sono occasione di massacri. Avviene così nel canadese Il giorno di San Valentino (1981) di George Mihalka e rifatto nel 2009, titolo italiano che non rende giustizia a quello originale in inglese: un evocativo My Bloody Valentine, che divenne anche, nel 1983, nome del gruppo dublinese di rock alternativo. Il film, in fase di sceneggiatura, doveva chiamarsi The Secret, ma la produzione decise di modificarlo per riferirsi chiaramente alla festività e porsi, in tal modo, sulla scia di Halloween o di Un Natale rosso sangue.
La storia è delle più classiche e vi si ritrovano gran parte di cliché del genere. Un gruppo di giovani si appresta a festeggiare San Valentino. Preparano un ballo cui parteciperà gran parte della comunità di Valentine Bluffs, piccola cittadina della provincia americana. Ma una storia drammatica si cela dietro la facciata perbenista del paese, una tragedia avvenuta anni prima: durante un precedente ballo, vi fu un incidente nella vicina miniera; nessuno si accorse di quanto stava accadendo, troppo impegnati a festeggiare il giorno degli innamorati, e nessuno degli operai che stavano lavorando si salvò, tranne Harry Warden. Intrappolato nella miniera e per sopravvivere Warden, prima di essere salvato, ha dovuto cibarsi dei suoi compagni. Questo lo fa impazzire e lo rende un maniaco omicida che compiere i propri delitti ogni anno nel periodo di San Valentino.

Seppure il film non abbia avuto seguiti e solo un remake nel 2009 (di cui potrete leggere la recensione de Il Terzo Occhio nel pomeriggio), Harry Warden entra a buon diritto nell’immaginario slasher, con la sua tuta da operaio e la maschera che ne cela il volto. Con un’ambientazione particolare, ovvero la miniera, che affianca il classico paesino, Il giorno di San Valentino avrebbe dovuto essere tra i più violenti esempi del genere per tasso di sangue e morti. Uso il condizionale, poiché i tagli subiti, nel momento di avere i visti di censura, lo hanno edulcorato non poco.

(Armando Rotondi)


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