San Valentino insanguinato all’italiana

Stamattina abbiamo parlato di come in America la festa degli innamorati sia ricordata anche per la strage di gangster più famosa al mondo; molti però ignorano che in Italia possiamo vantare il triste primato di avere avuto anche noi una Strage di San Valentino.

Il 14 febbraio del 2000 è avvenuto infatti un sanguinoso regolamento di conti tra gli Strisciuglio e i Diomede, due famiglie che si contendono in Puglia il controllo del contrabbando di sigarette e del traffico di droga, armi ed esplosivi. Sul lungomare barese di San Girolamo furono dapprima uccisi Nicola Cassano e Vito Marzulli, mentre vennero solo feriti Francesco Abbrescia, Nicola Colangiuli e Tommaso Montaruli, tutti uomini della famiglia Strisciuglio. Poco dopo a Carbonara fu assassinato il nipote di Giuseppe Diomede, Angelo Caricola. Tutto sembra sia iniziato con gli Striciugluio che avevano bloccato un scafo che i Diomede usavano per il contrabbando di sigarette. A Bari la guerra per il controllo dei traffici illeciti è ancora in corso seppure ci siano stati successivamente i cosiddetti arresti «eccellenti».
In Italia il conto dei morti ammazzati a San Valentino purtroppo non finisce qui; e ci costringe ad aprire una della pagine più cupe del dopoguerra italiano, quella della lotta al terrorismo.

gli agenti Lanari e Scravaglieri, vittime del terrorismo

Roma, 14 febbraio 1987, otto e trenta del mattino. Una pattuglia del reparto volanti della Capitale, la numero 47, sta scortando un furgone portavalori delle Poste. A via Prati di Papa una Renault 14, che si scoprirà rubata, si è messa di traverso sulla strada, bloccando la circolazione. Per evitare la vettura, Il furgone frena all’improvviso, finendo tamponato dalla volante. Via Prati di Papa è stretta e in salita perciò è facile a 4 0 5 brigatisti, armati con pistole, fucili e mitra, circondare l’auto della polizia. In pochi secondi crivellano con 56 proiettili i tre giovani occupanti, senza dare loro il tempo di reagire. Nel frattempo un’altra mezza dozzina di brigatisti sta svuotando il furgone. Il bottino del commando armato del Partito Comunista Combattente, costola del movimento eversivo delle Brigate Rosse, è di un miliardo e centocinquanta milioni di lire.
L’autista della volante, Pasquale Parente, sopravvive a stento; il capopattuglia, Rolando Lanari di 27 anni muore dentro la vettura, mentre il suo compagno, Giuseppe Scravaglieri di appena 24 anni, trasportato al vicino ospedale San Camillo, morirà pochi minuti dopo il ricovero. Nel volantino di rivendicazione dell’attentato l’episodio sarà così giustificato dagli assassini:
«Sabato 14 Febbraio 1987, un nucleo armato della nostra Organizzazione ha espropriato un furgone portavalori delle poste, nel corso dell’azione la scorta armata è stata neutralizzata ed è stata requisita una pistola in dotazione agli agenti.
Per un’Organizzazione Comunista Combattente che si pone correttamente alla testa dello scontro di classe perseguendo gli interessi strategici del proletariato — La conquista del potere politico — l’esproprio è l’unico mezzo per finanziare il programma rivoluzionario; l’esproprio è altresì il mezzo più coerente poiché prefigura la totale espropriazione da parte del proletariato dei mezzi di produzione in mano alla borghesia, il problema dell’autofinanziamento è quindi elemento politico e strategico dell’attività rivoluzionaria ed è su questo piano che le Brigate Rosse per La costruzione del PCC l’hanno sempre affrontato, perciò abbiamo deliberatamente scelto le modalità d’intervento con cui abbiamo operato, salvaguardando la vita dei civili e risparmiando la vita all’agente che si è arreso.»

(Biancamaria Massaro)


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