Intervista ai vincitori del Premio Polidori II Edizione

Di seguito la nostra intervista a Alessandra Lusso e Roberto Bommarito, vincitori del Premio Polidori – Sezione Inediti (II Edizione)

1. Ciao Roberto e Alessandra, benvenuti su Nero Cafè. Cominciamo con il farvi i complimenti per la vittoria del vostro All’ombra del grano, poi subito la prima domanda: come avete partorito l’idea per il vostro originalissimo racconto?

A Malta, dalle parti di St. Julians, esiste un appartamento all’apparenza disabitata, anche se con ogni probabilità non lo è, con tre bambole esposte alla finestra, una di fianco all’altra. Le bambole nere, vestite con piccoli abiti colore bianco immacolato, appaiono alcuni giorni in una determinata posizione, altri in un’altra. Nessuno sembra sapere il perché, cosa dovrebbero rappresentare e per chi. Questo è uno dei diversi spunti che hanno ispirato All’ombra del grano. Il racconto pesca inoltre dalle vecchie tradizioni sarde e dal culto della Dea Madre che ha caratterizzato entrambe le isole. La Dea Madre non era solo generatrice di vita ma generatrice anche di se stessa. In tutto ciò la figura maschile sembra mancare. Abbiamo così voluto dare una dimensione concreta, reale e grottesca a tutto ciò, domandandoci: e se un culto simile fosse sopravvissuto in segreto fino ai giorni nostri?

2. Come vi siete organizzati per la scrittura a quattro mani?

Tutto il processo di scrittura si è evoluto in maniera quasi spontanea, fluida. Ognuno ha messo in tavola le proprie suggestioni iniziali e la storia è cresciuta da sola, idea dopo idea. Abbiamo delineato un canovaccio a trame molto larghe, suddividendo la narrazione in due linee temporali parallele: ciascuno ha seguito la propria e, tassello dopo tassello, il racconto ha raggiunto un senso compiuto. La cosa più interessante è stata vedere come, nonostante ognuno scrivesse per conto proprio, le due sotto-trame si siano fuse tra loro in maniera così completa e armonica. Non avremmo mai pensato che la scrittura a quattro mani potesse funzionare per noi, che anche in questo ambito siamo due solitari. Detto questo, è anche vero che siamo dei fottuti geni. Scherziamo. Forse.

3. Avete mai litigato su qualche punto del racconto?

No, nessun litigio. Naturalmente il racconto ha subito ogni genere di tagli, modifiche e correzioni, ma abbiamo entrambi una buona predisposizione verso le critiche e le usiamo per migliorarci. Ognuno ha qualcosa da aggiungere e da imparare dalla scrittura dell’altro. A volte ci capita di prendere atto di un appunto dell’altro e di dire “avrei voluto pensarci io, maledizione!”.

4. Pensate che tornerete a collaborare in futuro?

Lo speriamo. Nonostante esperienze e vite molto lontane, abbiamo constatato una vicinanza sorprendente nella scrittura. Chiacchieriamo spesso di letteratura, film e di tutto quello che più ci appassiona: è facile che da una semplice discussione nascano progetti e proposte interessanti. Inoltre pensiamo che in due sia più facile lasciar fluire le idee, perché ci aiutiamo a mantenere alta la motivazione e l’entusiasmo. Dopotutto la storia della scrittura insegna che spesso i sodalizi artistici sono vincenti: basta pensare a Fruttero & Lucentini. Trovare un valido compagno di scrittura, con il quale si abbia una buona forma di comunicazione e gusti in comune, è una grande fortuna.

5. Qual è il vostro punto di vista sulla letteratura horror italiana, oggi?

Spesso ci si lamenta del fatto che la letteratura in Italia non vende. Ma la domanda da porsi forse è: quanti sono pronti a investire davvero, concretamente nell’arte e in coloro che ne sono strumento, ovvero artisti e scrittori? Inclusi gli emergenti? Forse maggiore lavoro andrebbe fatto per valorizzare gli autori, anche a livello economico. Nel mondo anglosassone i racconti vengono quasi sempre pagati un tot a parola: e ciò viene fatto non solo dalle riviste importanti, ma anche da quelle piccole, dalle webzine e dai podcast che di sicuro, come si suol dire, non navigano nell’oro. In Italia le scuse per non valorizzare il lavoro dell’artista abbondano, facendo leva su una mentalità disfattista, malata e sterile che vede arte e profitto economico come due cose contrapposte. Eppure, per quanto si possa amare la pizza, non si apre una pizzeria se non si è pronti a pagare il pizzaiolo. Se molti lettori credono che un autore del fantastico estero valga più di un italiano, una ragione ci sarà. Un lettore, per acquistare un libro, deve prima credere che valga la pena farlo. Che non stia buttando via soldi e tempo. Ed è proprio valorizzando il lavoro – perché è bene ricordare che l’attività dell’artista è lavoro – che si trasmette al pubblico la percezione che ciò che legge vale la pena di essere letto.

6. Visto che siete stati pubblicati sotto il marchio Nero Press Edizioni, qual è – se ne avete letti – il libro Nero Press (anche ebook) che vi è piaciuto di più?

I lavori di Danilo Arona sono senza dubbio fra i più interessanti di quelli che costellano il panorama underground – e non solo – dell’horror italiano. Si tratta di un autore che non teme di rischiare, sperimentare e provare nuove formule narrative, mischiando fra loro talvolta anche i generi più disperati. C’è originalità in ciò che scrive. Chiunque sia interessato all’horror e alle contaminazioni dovrebbe leggerlo. È un bene che Nero Press l’abbia incluso nella sua collana.

7. I vostri progetti? Su costa state lavorando attualmente?

Ci sono dei progetti, anche importanti, in cantiere. Ma le sorprese non sarebbero tali se venissero anticipate prima di prendere forma. Quindi per il momento taciamo.

Ringraziamo Alessandra Lusso e Roberto Bommarito per la bella chiacchierata e gli auguriamo un grosso in bocca al lupo.

(Daniele Picciuti)

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