Run, di Blake Crouch

Blake Crouch
Run
Indie, 2011

Ho già avuto modo di leggere Crouch, un autore che sta andando davvero forte negli States, nell’opera scritta insieme a Jack Killborn: Serial. Lo stile del malefico duo mi ha subito colpito, quindi non mi sono lasciato scappare l’occasione di leggere questo libro di Crouch che da tempo navigava nel mio Kindle. Se la penna dello scrittore americano continua a essere affilata, ammetto che il romanzo non mi ha colpito più di tanto. Innanzitutto, bisogna riconoscere che il tema affrontato – la fine della civiltà a causa di un’onda anomala di violenza – è stato già illustrato da molti autori. In questo caso, il fenomeno atmosferico a cui è legata questa fine non viene spiegato affatto e rimane più un diabulus ex machina che serve a dare il via alla storia. In un contesto in cui la civiltà è divisa tra i violenti assassini e i sopravvissuti che cercano di restare tali, si muove la famiglia composta da Jack, Dee, Naomi e Cole. Quest’ultimo, il figlio più piccolo, è l’unico dei quattro ad aver visto le luci che hanno causato la follia collettiva. La dinamica famigliare è ciò che muove il romanzo, e forse proprio la limitatezza di un faro puntato solo sui protagonisti non mi ha fatto apprezzare l’opera quanto avrei voluto. Ci vengono mostrati solo scorci di come gli altri si sono mossi nella catastrofe, solo brevi apparizioni di altri personaggi, caratterizzati così bene in poche righe che appare un peccato la mancanza di approfondimento nei loro confronti. È forse questo il punto di forza dell’autore, quello di rendere credibile ogni personaggio, attraverso le azioni, i pensieri e, ancora meglio, i dialoghi.
Molto ben riuscite le scene spaventose, alcune delle quali credo mi rimarranno impresse per un bel po’ di tempo. In quanto a dettagli raccapriccianti e crudeltà verso i propri protagonisti, il signor Crouch non bada davvero a spese.
Molto ricco di tensione e colpi di scena il finale, anche se qualche spiegazione in più, soprattutto nell’epilogo, non avrebbe guastato affatto.
Un buon lavoro questo Run, ma sono pronto a scommettere non sia una delle opere migliori dello scrittore americano. È già pronto nel mio lettore Draculas, romanzo scritto in collaborazione con il suddetto Killborn, Paul Wilson e Jeff Strand. Se sono stati capaci di creare l’inferno in due, cosa avranno combinato in quattro?

Tre revolver e mezzo.

(Mauro Saracino)


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