Cristina Lattaro intervista Claudio Vergnani

Qualche tempo fa la sempre attivissima Cristina Lattaro ha avvicinato sul suo blog Claudio Vergnani, rivolgendogli alcune interessanti domande.  Ne riproponiamo qui un estratto:

Parliamo de I Vivi, i Morti e gli Altri. Dai vampiri agli zombie. Zombie che però appartengono a delle razze diverse, come a dire che la morte non è stata una vera e propria livella. Come hai deciso la classificazione dei non morti?
Iniziando a scrivere il romanzo mi sono imposto di non guardare film o di leggere libri a tema zombi. Non volevo farmi condizionare da nulla. Avevo in mente – da fruitore appassionato del “genere”, prima ancora che da scribacchino – di spostare un po’ più avanti l’asticella riguardo al tema. Proporre un romanzo che possedesse novità reali, non solo qualche variante sul tema tanto per dire che avevo scritto qualcosa di diverso. L’idea di andare oltre, come ho detto, nasceva dall’amore per il genere. Mi è venuto naturale inserire quelle varianti che ritenevo mancassero. E non certo per arroganza o nella presunzione di imporre un nuovo modello di zombi. Al contrario, per curare, coccolare e – se possibile – migliorare qualcosa di amato. E poi, come ha ricordato in altre occasioni, proporre varietà di zombi non è meno arbitrario di proporne di un unico genere.

Per ironia della morte invece è un prequel, se non sbaglio, legato al personaggio più ironico (guarda caso), della saga dei vampiri. Cosa aggiunge o cosa modifica questo libro alla prospettiva delineata dalla trilogia della Gargoyle?

Non sbagli. È un prequel dove ritroviamo Vergy, coprotagonista della trilogia Il 18° vampiro, Il 36° Giusto, L’ora più buia. Tale personaggio preesisteva alle vicende vampiriche, e fu “reclutato” nella trilogia per le sue indubbie – e straripanti – doti di personaggio, che poteva funzionare sia da solo sia inserito in un gruppo. In Per ironia della morte (che, lo ricordo, è un thriller privo di elementi soprannaturali) lo troviamo più giovane, più sbalestrato ma anche estremamente vulcanico, e veniamo a sapere di lui cose che molti lettori mi hanno domandato dopo aver finito di leggere la trilogia. Credo che un personaggio non debba essere necessariamente legato ad un solo genere, perché anche nella vita reale capita, nel bene e nel male, di dover con frequenza “cambiare registro”.
In sintesi, anche qui abbiamo un romanzo che si affida con deliberato, abbandonato trasporto al classico, ma che poi dal classico esce di prepotenza con risultati che saranno i lettori a giudicare.

Non perdetevi l’intervista completa: cliccate qui per leggerla.


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