Il gatto a nove code: I segreti di famiglia di Tina Caramanico

IN MEMORIATorna la Rubrica Il Gatto a nove code, stavolta incontriamo Tina Caramanico, autrice di In Memoria (Nero Press Edizioni).

1. Cominciamo dal tuo libro. Come hai concepito questa storia?

T: L’idea di fondo mi è venuta parecchio tempo fa, durante un seminario di Giulio Mozzi sulla scrittura che ho seguito nel 2010. Stavamo costruendo collettivamente una trama e mi venne in mente questa pittrice smemorata che a poco a poco ricorda e (senza sapere esattamente quale cosa tremenda sta ricordando) dipinge ciò che ricorda, mettendo però in questo modo sull’avviso anche chi le sta intorno del fatto che sta guarendo dall’amnesia da cui nessuno vorrebbe lei guarisse. Durante il seminario l’idea non fu sviluppata, ma mi affascinava, mi rimase in testa e alla fine ha preso corpo in questo racconto.

2. Quanta importanza dai ai legami di famiglia?

T: È la famiglia che ci crea come siamo, nel bene e nel male, perciò i legami familiari sono essenziali per qualsiasi persona. Il tipo di famiglia che rappresento in questo e in altri miei racconti neri, però, è uno dei miei peggiori incubi: chiusa sui propri segreti e sulle proprie colpe, legata da un affetto morboso e irrespirabile. Mi fa davvero paura perché purtroppo questo tipo di famiglia esiste davvero, non è rara ed è talmente solida, con le sue fondamenta di amore e di odio, da essere quasi invincibile.

3. I segreti di famiglia sono un topos della letteratura, ritieni che siano una costante anche nella realtà? Pensi che ci sia una grossa differenza tra questi segreti fittizi e quelli reali?

T: Anche nella realtà ogni famiglia ha i suoi segreti, per fortuna non tutti tremendi come quelli della letteratura e della cinematografia noir, ma comunque importanti. È spesso attorno a questo “non detto” che si costruiscono i rapporti e le difese: mi sono resa conto, scoprendo certi “segreti” di certe famiglie, che essi spiegavano molte cose (altrimenti incomprensibili) dei loro comportamenti. È esattamente ciò che accade anche quando costruiamo (o scopriamo da lettori) i personaggi di una storia.

4. La mente può racchiudere lei stessa dei segreti e poi dimenticarli, come nel caso di In memoria. Anche questo è un tema già affrontato dal cinema e dalla letteratura. Eppure, a mio avviso, funziona sempre. Quale credi che sia il trucco nel renderlo ogni volta sorprendente?

T: Credo che le vere “grandi paure” degli esseri umani siano poche: quando cinema e letteratura pescano i loro soggetti tra queste paure non c’è pericolo che esse risultino superate o noiose. L’ignoto, l’estraneo sono due di queste grandi paure; quando dimentichiamo il nostro passato, diventiamo in parte ignoti ed estranei a noi stessi, e credo che questa paura “al quadrato” abbia un fascino potenziale sempre nuovo.

5. L’orrore per Tina Caramanico.

T: Mi riallaccio a quanto dicevo prima: per me ciò che fa davvero orrore e contemporaneamente affascina, ciò che suscita la peggiore paura (a me e a tutti, credo) e nello stesso tempo la più grande attrazione è l’ignoto, l’indeterminato. Questo vuoto oscuro fa da contenitore all’angoscia che ognuno di noi ospita, è lì che collochiamo ciò che più ci terrorizza. Ma non possiamo fare a meno di voler guardare.

6. Progetti futuri?

T: Sto lavorando a un romanzo; non mi viene facile come scrivere racconti, quindi è un po’ una lotta con me stessa, ma i personaggi (quattro donne anziane e indomite), la storia e i temi (il viaggio, la vecchiaia e i bilanci, l’ostinazione della vita e il mistero della morte) mi piacciono moltissimo e ne verrò a capo, spero abbastanza presto.

7. Un titolo Nero Press che consiglieresti.

T: Ci sono molti libri affascinanti editi da Nero Press. Tra tanti consiglierei sicuramente L’autunno di Montebuio di Micol des Gouges e del bravissimo Danilo Arona.

8. La domanda cattiva: c’è un autore che ritieni sopravvalutato?

T: Oddio, per la verità secondo me ce ne sono parecchi. Non ti farò i nomi perché non amo passare per presuntuosa criticando scrittori che a molti lettori evidentemente piacciono. Però diciamo che mi irrita abbastanza la categoria degli “scrittori scorrevoli” che riescono a dire tutto con 100 parole (talvolta anche inopportune o melense) e senza usare nemmeno una subordinata. Ovviamente mi vengono i brividi quando sento definire “scorrevole” pure quello che scrivo io. Mi chiedo dove ho sbagliato.

9. Cosa pensi dell’editoria italiana, oggi?

T: Ha due problemi fondamentali, tutti e due potenzialmente mortali: il primo è che gli italiani leggono davvero poco e male, e il secondo che gli editori, piccoli e grandi, sembrano non avere più molta idea di quello che vogliono pubblicare, e così pubblicano troppo o troppo poco, comunque spesso testi sbagliati (perché insignificanti o francamente brutti). Quindi sì, concordo col coro di voci che lamentano la crisi terminale dell’editoria italiana. A ciò si aggiunga il fatto che, da insegnante, vedo che le nuove generazioni sono per lo più refrattarie alla lettura, proprio alla lettura come attività mentale. Li si può consigliare, obbligare, ma se sono liberi di scegliere come passare il loro tempo, quasi tutti non scelgono di passarlo a leggere. Non è colpa di nessuno in particolare, è che nella nostra cultura ormai al posto del libro e della letteratura c’è altro, ci sono altre forme d’arte e di comunicazione. Quindi, se non cambierà inaspettatamente qualcosa di sostanziale, penso che l’editoria tirerà avanti ancora per qualche decennio con i cosiddetti “lettori forti”, che continuano a consumare libri e letteratura (e per il loro, nostro, bene, spero che l’editoria ci consegni letture interessanti e dignitose); poi penso che resteranno storie da raccontare e parole per farlo, ma la forma in cui storie e parole si incontreranno sarà diversa da quella che oggi conosciamo. Se ne intravedono già, di sperimentazioni in questo senso, e chissà quali di queste forme “ibride” si affermeranno.

Grazie Tina per il tempo dedicatoci e in bocca al lupo per il tuo romanzo!

(Daniele Picciuti)


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