Lo spettro, di Jo Nesbo

Dall’introduzione a questo romanzo già si intuisce che ci troviamo di fronte a un lavoro magistrale. Non solo per le parole dello stesso autore, che definisce Lo Spettro (in inglese Phantoms, forse titolo più accurato rispetto al nostro) come la sua opera tecnicamente migliore, ma per quelle del maestro del noir James Elroy, che nomina esplicitamente Nesbo suo successore.

Una volta tanto, non ci troviamo di fronte a sparate commerciali. Perché quest’ultimo romanzo dell’autore norvegese è qualcosa di più di un semplice thriller: ha un’anima pulsante, che batte all’impazzata per tutta la durata del romanzo. E infatti su una cosa non sono d’accordo con lo scrittore: è vero, c’è molta tecnica, ma c’è anche molto cuore. Mi era piaciuto Il Leopardo, ma il passo in avanti qui è decisivo sotto tutti i punti di vista. I personaggi sono tutti caratterizzati in modo perfetto, tanto per cominciare. Non solo Harry Hole, la cui evoluzione dal libro precedente appare coerente e funzionale. Le figure di Dubai, Gusto e anche Oleg ci arrivano vive e non è difficile immedesimarsi nei loro pensieri, nelle loro problematiche e nelle loro ambizioni. Ho trovato particolarmente ben riusciti ed emozionanti i capitoli riguardanti gli ultimi pensieri di Gusto rivolti al padre, davvero un’opera letteraria che va oltre la suddivisione in generi. Anche la parte noir vera e propria funziona eccome: non mancano scene d’azione che invece erano un po’ latitanti nel romanzo precedente, così come i colpi di scena, per i quali, già da Il Leopardo, Nesbo mi aveva ricordato il miglior Jeffery Deaver (anche se in questo caso posso dire di averne indovinato uno). Arrivati alla fine però bisogna dire che non è soltanto ciò che avviene nel romanzo a colpire come un maglio il lettore, quanto un turbine di emozioni contrastanti che confluiscono in quel senso di nostalgia che solo i grandi romanzi sono in grado di lasciare. Per quanto mi riguarda, Nesbo è appena diventato la mia violina e non sono sicuro di volermi disintossicare.

(Mauro Saracino)


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