Incubica, di Nicola Lombardi

La morte come liberazione, come unica via per uscire dai propri incubi. Dove attorno tutto è apparenza, tutto è falsamente imbellettato e colorato. Per nascondere il nero più profondo. È il filo conduttore di Incubica, raccolta di dodici racconti scritti da Nicola Lombardi.
Ne I Burattini di Mastr’Aligi, uno spettacolo ambulante cattura l’attenzione di Tobia, dodicenne sulla soglia che divide l’infanzia dall’adolescenza. Da incantato spettatore della magia pupara, a tormentato cuore che si accende per la prima volta. Ma sarà un’altra la soglia che varcherà, quella dell’abisso. “Ti ringrazio amico mio, che il tuo tempo sia breve”.
Un centro perfetto è lo scenografico e lirico epilogo della storia di vita e spettacolo del Grande Marvin, lanciatore di coltelli circense al capolinea artistico e sentimentale. Un’uscita di scena unica. “L’argento non tarda a farsi opaco, se non lo si tiene ben lucido”.
In Ombre affamate, Marco, minato dall’uso di droghe e da un temperamento fragile, è convinto di essere oggetto di una maledizione lanciatagli dal capo di una setta di cui aveva fatto parte. Chiede aiuto al suo amico Gianni, che lo porterà a specchiarsi nel suo animo. “L’autosuggestione può essere l’arma più letale del mondo”.
Il Kastelletto è un claustrofobico e metaforico viaggio dentro una struttura di un parco giochi, verso quello che poteva essere e non è mai stato. “Perdonami per ciò che non ho avuto il coraggio di essere”.
In Vengono per te, un promettente falò sulla spiaggia, con tanto di belle ragazze, gustosi spiedini e alcool, si ribalta per Rino, che da cacciatore diventa preda. “Cosa sta succedendo? Nulla di nuovo, nulla che non sia già accaduto molte altre volte”.
Castelli di sabbia è il ritorno di un uomo, alla fine dei suoi giorni, nel luogo che tanti anni prima ha posto traumaticamente fine alla sua infanzia, ai suoi sogni, ai suoi amici. Un cerchio che si chiude. “Non ha mai visto cosa è rimasto di tutti loro. Sa soltanto di essere stato l’unico a non seguirli. E non gli sembra giusto”.
In Piccole pazzie, due fidanzatini decidono di uccidere, in modo goffo e imbranato, i facoltosi genitori di lui, arrivando a fotografarsi assieme ai cadaveri parentali. “Volevamo metterla su Internet”.
L’ultima sera di ottobre è l’estremo gesto di liberazione di una madre verso il figlio, immobilizzato su una sedia a rotelle a guardare il mondo. “Non ti preoccupare mamma. Io sto bene adesso”.
Nella Prova di coraggio, due ragazzini in piena emulazione vorrebbero essere accolti nella banda dei Killer, la comitiva che furoreggia nel luogo. Ma, per farne parte, dovranno superare un’iniziazione che sarà totale. “Le prove ti aspettano. Superale e sarai dei nostri”.
Ne I buoni e i cattivi, un soldato come tanti, in un campo di battaglia come tanti, ferito gravemente, si ritrova in un letto di un casolare, salvo, con una ragazza dall’aria disperata che si sta prendendo caritatevolmente cura di lui. Nuovo inizio o assurda fine? “Mai più”.
Il bambino nel baule è la terribile resa dei conti finale che la sua coscienza chiede a Paolo, che tanti anni prima aveva lasciato chiuso in un baule, per sempre, il fratellino minore, geloso delle attenzioni divise dei genitori. “Quello che aveva sempre desiderato, l’aveva ottenuto. Tornare a essere figlio unico”.
La memoria, le stelle è invece la cronaca di un’annunciata apocalisse, terremoto finale previsto e imprevedibile. La pirotecnica fine totale, a corollario di una raccolta che parla di tante, piccole, conclusioni “Era semplicemente inevitabile”.
Eterogenea raccolta di racconti già visti, con un solo inedito. Una specie di Greatest Hits di Nicola Lombardi. Che presenta però punte di assoluto vigore, brevi e violente stilettate al cuore del lettore. Notevolissimi sono infatti soprattutto Un centro perfetto, l’inedito, e gli ultimi due racconti, Il bambino nel baule (visto nella raccolta pro-terremoto a edizione limitata di Nero Cafè Tremare senza paura) e La memoria, le stelle. Forse, non a caso, tra i più recenti. Sintomo probabilmente di una crescita artistica dell’autore, che ha man mano trovato una sua chiusura del cerchio letterario. Passando da brani meno significativi, con trame poco vivaci e linguaggio eccessivamente lineare, senza qualche cambio di ritmo che sarebbe funzionale a stimolare il lettore, ad altri invece davvero coloriti, pieni, fantasiosi e, discernente fondamentale, che lasciano il lettore qualche minuto a pensare, dopo averli letti. Il bilancio è una promessa per il futuro.

(Giovanni Cattaneo)


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