Le lacrime del branco, di Marina Crescenti

copTitolo: Le lacrime del branco
Autore: Crescenti Marina
Editore: A.CAR.
Anno: 2012
Prezzo: 15,00 euro

Sinossi.

Il romanzo, nel quale aleggiano gli anni 70 dei nostri polizieschi, mostra la doppia dimensione in cui vivono i componenti del branco: carnefici e vittime allo stesso tempo. Carnefici perché sono crudeli assassini, stupratori che usano ogni genere di violenza senza mostrare rimorsi o ripensamenti. Vittime per gli abusi subiti, descritti nel testo, che in alcuni casi traggono spunto da storie vere.

La recensione di Nero Cafè.

«Secondo te» Oscar si passò una mano fra i capelli, «come si diventa assassini? Voglio dire, ci si nasce?»
«Quanto tempo ho per rispondere? Non è così semplice, Oscar. Una famiglia multiproblematica alle spalle è sicuramente una causa, ma non è detto. Non sai allora quanta gente andrebbe in giro ad ammazzare, rapinare, stuprare.»
«Vuoi dire che non c’è biunivocità?»
«Esatto, bravo. Con una famiglia così, molti ce la fanno.»
Lui, allora, avrebbe potuto farcela? Il pensiero lo martoriava tutte le volte.

Per me, scout da sempre, un “branco” è un gruppo di bambini appartenenti all’AGESCI che va dagli otto ai dodici anni i cui membri si chiamano “lupetti” e “lupette”.
Per altri, il branco sarà sicuramente “una moltitudine di animali della stessa specie”.
Per altri ancora, il branco può portare alla memoria certi articoli di cronaca che fanno riferimento a gruppi di ragazzi (spesso minorenni) che, appunto, fanno massa contro i più deboli; la compagna di classe meno carina, quella meno popolare, lo straniero.
Ma per la Crescenti il branco sono loro: Oscar, Ginko, Marco, Genziano e Rebecca.
Sono cinque e sono molto pericolosi. Sono pericolosi perché non hanno più niente, perché niente hanno mai avuto e niente, probabilmente, avranno mai. E quando non hai niente da perdere, quando tutto quello che avevi (dignità compresa) ti è stato portato via, allora tutto diventa possibile, se non addirittura auspicabile.
Oscar, che di quel branco è il capo indiscusso, ha ventisette anni e un padre che lo tiene in pugno: soldi a palate in cambio della carriera da avvocato che il ragazzo, ovviamente, non ha nessuna intenzione di intraprendere.
Marco è omosessuale e ha trascorso la sua infanzia soggiogato dalla depravazione della madre e della sorella.
Genziano poteva avere una vita normale, se sua madre non gliel’avesse rovinata. Una madre della quale, adesso, di certo non piangerà la morte.
Ginko non ha mai conosciuto il significato di famiglia. Sballottato per anni e anni da un istituto all’altro, ha perso alla fine ogni possibilità di essere felice e di conoscere la gioia di un amore vero e incondizionato.
Rebecca è bella, bellissima. Ma la sua bellezza le ha sempre portato solo guai e dolore. Ben presto, grazie a un professore un po’ troppo disinvolto, ha capito che gli uomini sono tutti uguali e che lei non sarà mai degna di essere amata.
Sono tristi, sono arrabbiati, sono incattiviti. Il loro cuore non conosce riposo, la loro mente ottenebrata da alcool e droga conosce solo due parole: morte e vendetta.
Non c’è sgarro che non possa essere punito con la morte, non c’è offesa che non possa essere lavata col sangue di chi l’ha compiuta.
Programmare un omicidio diventa semplice come mordere un panino, bere un boccale di birra ghiacciata, fare l’amore. La morte si ammanta di un fascino tutto particolare: il fascino di qualcosa che all’improvviso diventa possibile, accessibile e che resta impunito. Perché il branco è al di sopra della legge, perché Oscar sa come si fa, perché Oscar li proteggerà sempre.
Come un padre.
Come un dio.
Le lacrime del branco è la fotografia di un mondo che va troppo veloce e che talvolta si dimentica dei più deboli e di coloro i quali dovrebbero essere difesi sino alla morte: i bambini. Dietro le atroci disumanità narrate nel romanzo c’è proprio un’infanzia abbandonata e sperduta, dolorosa e priva della gioia e della spensieratezza che dovrebbero appartenerle di diritto. C’è la crudezza di chi non crede più a nulla. C’è il dolore di chi è stato lasciato solo.
Ma nell’insistere a raccontare tutte le brutture, le violenze e il dolore (sicuramente fondamentali per dare un senso preciso e voluto al romanzo), ho avuto l’impressione che si sia dimenticato di curare la storia nella sua interezza. Ho sentito infatti la mancanza di descrizioni ambientali più dettagliate e precise e una descrizione dei personaggi più intima, umana e raccolta.
Nonostante questo Le lacrime del branco è un buon romanzo che, dalla sua, ha ottimi dialoghi e un protagonista (il nostro Oscar) davvero molto, molto interessante. Sarà anche per la buona riuscita di questo personaggio che mi è mancato, talvolta, saperne di più.
C’è sangue, c’è morte, c’è turpiloquio, c’è il sesso sporco, c’è l’amore. Bisogna saper separare gli uni dagli altri, il buono dal cattivo, il giusto dall’ingiusto. Non sarà semplicissimo, vedrete.

(Caterina Bovoli)

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