Il re di bastoni in piedi. La morte, la vita, il rovescio della medaglia.

Maricò, Maria Consiglia, è una ragazza semplice. Segue il suo destino senza lamentarsi. Come tutti, desidera ma non chiede, è quasi rassegnata a seguire gli eventi e ad accettarli come se fossero un disegno già prestabilito. Non un desiderio, né un filo di trucco, né un abito più aggraziato, lei che è una bella ragazza: la Cenerentola di casa Serena.

Serena era il nome della madre, che morendo le ha lasciato la pensione e la responsabilità di una sorella depressa e della zia Cettina, ormai anziana. Maricò è cresciuta in fretta. È faticoso per Maricò portare avanti casa Serena ma lei lo fa di buon grado badando alle responsabilità, mentre la spensieratezza e la giovinezza le scivolano tra le mani. Lei è consapevole di questo. L’unico uomo che ha capito fino in fondo Maricò è quel raffinato e colto signore che tutti chiamano Don Cecè che abita da sempre a casa Serena.

Don Cecè è anziano e vuole bene a Maricò come una figlia, la porta a teatro tra i notabili della città. “Vestiti bene” le dice.

Maricò non lo ascolta ma adora Don Cecè per la sua cultura e per la sua gentilezza d’animo; lui che, a un certo punto, dovrà morire. Lo hanno detto le carte.

Sì, perché Maricò ha il dono della preveggenza. Sogna avvenimenti futuri e legge le carte. Ma non abusa di questo, lo fa solo per gli amici.

Qualche tempo dopo, Don Cecè muore. Lascia tutto a Maricò, beni, onori e oneri. Don Cecè le lascia i diari che contengono delle verità scottanti su Vittorio, un boss della malavita vittima della solitudine, e su Amoroso, il suo avvocato.

La mancanza di Cecè acuisce sempre più questa solitudine degli affetti che la consuma dall’interno. Fortunatamente, Maricò si riprenderà la spensieratezza e l’amore che le spettano semplicemente camminando a piedi nudi verso la stanza di Raul, un commissario di polizia che lavora per i servizi segreti, venuto ad abitare a casa Serena.

Questa la storia delle tante solitudini e degli isolamenti voluti o imposti da una realtà che non perdona. Al contempo, è la storia di una ragazza del sud sullo sfondo di una Napoli soffocata dalla criminalità e dall’omertà di una popolazione vessata e ridotta alla povertà più assoluta dagli interessi di pochi malavitosi senza scrupoli.

La narrazione è ridondante, gronda di riferimenti popolari, quasi un dipinto di usi e costumi del sud, con i suoi colori, musicalità del dialetto e dignità della vita nonostante le mille difficoltà. La storia di tante persone oneste che “tirano avanti” in una realtà difficile. Ma non sono persone che si scoraggiano o si arrendono, esse vivono con intensità e ponderatezza la loro vita nel modo migliore possibile.

Un romanzo che racconta della gente in modo serio, condotto con ironia. Un libro che narra del sovrannaturale, radicato nella credenza popolare, quello che si tramanda attraverso i secoli durante i racconti pomeridiani delle signore anziane che ricamano davanti all’uscio di casa, sedute su piccole sedie impagliate. Le ho viste.

Il sovrannaturale come tradizione dimenticata nel chiasso del baccano multimediale. Realtà dimenticate da cui scaturisce l’elemento oscuro. Ma la chiave interpretativa di Francesca Battistella si configura come una sorta di sovrannaturale positivo che aiuta l’uomo e lo avvisa degli eventi nefasti, lo salva dal male. Qui, il sovrannaturale non viene inteso nell’accezione comune, ovvero potenze oscure, spesso malvagie, che opprimono l’uomo, ma rappresenta una sorta di alone protettivo, quasi un riferimento all’antico deus ex machina, che si propone nel momento in cui qualcosa di nefasto sta per accadere e aiuta gli uomini onesti.

La stessa vita di Maricò sembra per certi versi sostenuta da figure sovrannaturali che la conducono, senza che lei lo voglia, verso la felicità.

Da questo romanzo si evince che il male non è ciò che può scaturire da un ignoto elemento sovrannaturale. Il male si trova in ognuno di noi. Ma si è in tempo per cambiare. In questo senso, il re di bastoni in piedi si configura come il segno di tutto questo, è una carta fatale, presenta un forte valore simbolico nella misura in cui rappresenta il lato oscuro dell’uomo.

È vero, Faber est suae quisque fortunae nella misura in cui l’uomo può compiere il bene o il male secondo la sua volontà ma la Battistella, come i vecchi saggi orientali o i vecchi contadini del sud, riporta tutto sotto il cielo.

Questa prospettiva di una presenza silenziosa, extramondana, caratterizza tutto il romanzo rendendolo unico nel suo genere. Per questi motivi, il libro propone differenti chiavi di lettura.

Sicuramente, il testo si presenta come una sorta di giallo anomalo, una specie di noir popolare non per questo meno efficace dal punto di vista delle strategie letterarie allo scopo di creare tensione.

Il libro non si limita a questo, offre uno spaccato antropologico molto realistico delle condizioni sociali che muovono le vite dei personaggi, ivi inclusi temi molto discussi quali l’omosessualità. I personaggi sono caratterizzati in modo molto dettagliato ma non è un raccontare i personaggi, è piuttosto un mostrare le loro vite, attraverso le pagine, quasi un sipario che si apre sulla cucina di Maricò e su quello che vi avviene, dalla ricercatezza di un’espressione dialettale a una rappresentazione realistica della vita come solo De Filippo riusciva a fare. Non a caso quest’ultimo, nelle sue lezioni all’Università di Roma, ha descritto come prendevano vita i suoi personaggi. Il drammaturgo seguiva per ore delle persone che lo avevano colpito e ne traeva, poi, i tratti somatici, i modi di fare e di agire, dando vita a personaggi molto realistici.

Lo stile del romanzo è molto leggero. È quella capacità di raccontare una storia rendendola piacevole sebbene si parli di omicidio, pedofilia, violenza, del Re di Bastoni in piedi, della morte che si configura, in questo caso, in virtù del “tutto sotto il cielo”, semplicemente come il rovescio della medaglia, la Vita. Infatti, ai personaggi del Re di Bastoni In Piedi non resta che vivere nel modo migliore possibile. E, sebbene vi sia un clima molto oscuro diffuso nel romanzo, questo viene stemperato da una narrazione ironica che trasforma la vicenda di Maricò in una bella storia, infine, una storia di buoni sentimenti, una Speranza per chi sa coglierne il messaggio.

(Luigi Bonaro)


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