Vincitore e finalisti del Premio Nero Angeli

Ci siamo.
Dopo tanto attendere, finalmente i sette giurati si sono espressi, non sempre concordemente tra loro, e questo ha contribuito a creare una suspense anche tra i votanti, poiché fino all’ultimo momento la vittoria è stata in bilico tra un pugno di racconti.
Ma poi è emerso il vincitore.

Ai primi cinque classificati, che accedono in automatico alla pubblicazione, si aggiungeranno altri racconti, ancora da definire, poiché la questione dovrà prima passare sotto l’occhio de Il Mondo Digitale Editore, che si pronuncerà dopo l’estate.
La pubblicazione dell’antologia è prevista per la fine dell’anno, quindi gli autori selezionati verranno contattati con largo anticipo per lavorare sull’editing dei testi.

Ma ora basta.
Ecco a voi la fortunata cinquina:

1. Clockwork Angel, di Valentina Coscia – VINCITORE DEL PREMIO NERO ANGELI

Racconto delicato, ma al tempo stesso tagliente, doloroso, amarissimo; il finale, inatteso, impreziosisce una storia che non si lascia diluire in facili, consolatorie soluzioni. C’è un ottimo equilibrio tra l’aspetto fantastico e il quotidiano: scivolano l’uno nell’altro con naturalezza, ed è una cosa molto difficile a farsi.
Anche lo stile narrativo semplice, caratterizzato da frasi brevi e numerose andate a capo, rende scorrevole la lettura e nel contempo riesce a trasmettere emozioni.
Appare anche molto equilibrato. Visto il tema affrontato, sarebbe stato facile cedere nel patetico, ma l’autrice riesce a evitarlo.

2. U.P.I, di Eleonora Corelli

Originale e brioso, con una giusta dose di ironico umorismo, coinvolge e diverte al tempo stesso, risultato non sempre facile da ottenere. Si crea immediatamente empatia (e simpatia) nei confronti dello sfortunato angelo protagonista, fin troppo “umano” e del tutto inetto. Storia decisamente fuori dagli schemi, con un finale che non può non lasciare appagati.

3. Mezzangelo, di Sergio Donato

Un’ironia sferzante è al servizio di questa storia davvero “angel-noir”; si sorride e si seguono con divertita malizia le truci disavventure del protagonista, fra dialoghi che non dispiacerebbero affatto a Quentin Tarantino. Originale e suggestiva la descrizione della metamorfosi, così come l’idea di un angelo a metà.
I dialoghi sono particolarmente efficaci, arricchiti da una giusta dose di ironia che rende piacevole la lettura.
Bella anche l’atmosfera, un mix ben calibrato di note dark e surreali.

4. Prigione di carne, di Carlo Vicenzi

Attraverso un continuo avvicendarsi dei punti di vista narrativi, questo racconto mette in scena un dramma molto più umano che angelico, scavando nelle ossa stesse della sensibilità e delle profondità emotive dell’uomo. Sebbene l’idea non sia originalissima e il finale si intuisca, è una storia ben scritta, capace di trasmettere emozioni.
L’immagine del bambino che scioglie il palloncino chiude in maniera quasi poetica.

5. Hell City, di Gabriele Lattanzio

Storia abbastanza fantasiosa, con finale repentino ma che convince, forse perché tocca un tasto dolente: la facilità con cui gli esseri umani si lasciano corrompere.
L’autore riesce a suscitare curiosità, a tener viva l’attenzione e, nel contempo, riesce a spiazzare con un buon effetto sorpresa nel finale. La “trasformazione” – nelle ultime righe – di Gabriele giunge inaspettata e fa virare il racconto verso l’inaspettato.

A Valentina Coscia toccherà passare sotto i raggi X della rubrica Black Mind, che uscirà nel numero 2 di Knife a settembre. Consigliamo di prepararsi alla non facile prova.

Ancora complimenti a tutti!


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