Nero Cafè al Fantafestival 2012

In Intruders il terrore non ha un’origine. O perlomeno, protagonisti e spettatori non lo conoscono per buona parte del film. E soprattutto non ha un volto. Potrebbe essere sintetizzata cosi’, l’anteprima presentata al Fantafestival, durante la serata inaugurale del 18 giugno. La redazione l’ha visto per voi e ne parliamo  approfonditamente nell’articolo. Il festival che ha per protagonisti il fantastico e il misterioso, giunto alla trentaduesima edizione, si protrarrà in varie sedi romane, fino al 1 luglio.
Qui trovate il programma completo.
Tenete gli occhi aperti se pensate di esserci e consultate la nostra pagina eventi: potreste incontrarci.

All’interno della bellissima Villa Borghese c’è la Casa Del Cinema, dove si è svolta la cerimonia di apertura. La sala era stracolma, nonostante fosse lunedi e la sera stessa giocasse la nazionale di calcio italiana. Segno che, quando sono affidabili e ben pubblicizzati, gli eventi dedicati al thriller e all’horror riscuotono successo. La responsabile Ufficio Stampa della Universal Pictures Italia, durante la presentazione, ha sottolineato compiaciuta: “Gli appassionati di horror sono quelli che ci danno più soddisfazioni”.
È stata anche l’occasione per lanciare un concorso letterario, partito proprio il 18 giugno. In occasione dell’uscita in dvd e blu-ray di Intruders, L’altra faccia del diavolo e La cosa, la casa di produzione, in accordo con il festival e Horror Channel, invita a scrivere racconti dell’orrore. I migliori entreranno a far parte di un ebook, promosso dal canale satellitare. Tutte le informazioni le trovate qui: http://www.mastersofhorror.it/.
Abbiamo avuto anche modo di incontrare gli amici della collana Horror Project e sfogliare l’ultimo numero della loro rivista. Si tratta di un’edizione speciale di Horror Project Magazine, dedicata interamente al Fantafestival. Contiene il programma completo e dettagliate schede sui film in programmazione.

L’edizione 2012 si sta svolgendo in altre due sedi, oltre quella già citata: Il cinema Trevi e il centro culturale Elsa Morante. Ma è la Casa Del Cinema a rappresentare il punto nevralgico, con le proiezioni dei film in concorso e la presenza di vari stand a tema. Qui saremo presenti anche noi di Nero Cafè con un nostro banchetto, nei finesettimana del 23 e 24, e in quello successivo. Vi aspettiamo per poter sfogliare il nuovo numero di Knife ed Exilium, la prima pubblicazione Nero Press!

Come anticipato, è il momento di Intruders. Il film non è “una brutta copia di un lavoro di Shyamalan”, come abbiamo sentito dire da qualche spettatore all’uscita della sala. Egli si riferiva a M. Night Shyamalan, famoso per aver diretto Il sesto senso e The village e per fare del finale a effetto il suo “marchio di fabbrica”. Non sappiamo se lo spagnolo Juan Carlos Fresnadillo – già noto per aver diretto Intacto e 28 settimane dopo – si sia ispirato al più noto regista di origini indiane, sappiamo però che è riuscito a sorprenderci.
Il topoi, in questo horror, è quello dell’uomo nero. A differenza di molti suoi predecessori 
però, Intruders ha dalla sua una buona componente psicologica. L’introspezione dei personaggi coinvolti – soprattutto i bambini – rende credibile il terrore atavico che inchioda al letto. Lo spettatore ne avverte l’essenza, che quella cosa arrivi vicino, sempre più vicino – come recita la storia “maledetta” che anima il mostro – e il filo sottile tra realtà e immaginazione si assottiglia sempre più, arrivando al punto da diventare inconsistente. Realtà e immaginazione a un certo punto collimano.
Questa è la novità, il punto di forza del film. Senza faccia – questo il soprannome dell’uomo nero di Intruders – non è una creatura “reale” che si nutre delle paure dei bambini. Egli stesso è quelle paure, da esse nasce e in esse ritorna quando vengono sconfitte. Se vengono sconfitte. Egli così diviene libero, annullandosi, in attesa che qualcun altro torni a scrivere la sua storia, riportandolo in vita. Intruders richiede due cose: che si metta da parte l’idea che un horror non sia horror senza morte e sangue a palate, e che non ci si aspetti di saltare continuamente sulla sedia. Questo film ha dalla sua un’atmosfera di “attesa” che inquieta e pungola l’anima. Il parallelismo tra i “casi” dei due bambini è il filo conduttore che unisce entrambe le vicende. C’è un punto cardine, ovviamente, che verrà svelato nelle scene finali (ma che è intuibile, a un certo punto, senza nulla togliere alla suspense). Clive Owen è credibile nel ruolo di padre apprensivo che ha tutti contro – in quanto ritenuto folle e visionario – e la sua, sebbene non raggiunga il livello interpretativo di Trust, rimane una buona prova. Nel complesso, un film apprezzabile, capace di coinvolgere e mai – nonostante alcuni cali di ritmo nella fase centrale – di annoiare.
Tre coltelli.

(Alberto Cattaneo e Daniele Picciuti)


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