La crescita sotterranea. Amplificazione di un sogno

La curiosità degli uomini nei confronti dei segreti racchiusi nei sogni è antica quanto la coscienza. Nessuno è immune al fascino dell’inconscio e ai suoi simboli, talvolta meravigliosi, talvolta spaventosi, talvolta grotteschi. Ci sono molti modi di approcciarsi a questo simbolismo, sconfinato e inesauribile quanto il mistero stesso che alberga in noi. Secondo alcuni possiamo tentare la via analogica, che consiste nel vedere ogni elemento del sogno come l’immagine simbolica di una parte sconosciuta di noi, le cui caratteristiche sono analoghe, appunto, a quelle dell’immagine. Facciamo un esempio con il sogno di una ragazza a cui per riservatezza daremo il nome di Gaia.

Mi trovo in una specie di ibrido tra zoo, museo e parco naturale. Con me c’è un ragazzo che però non conosco. Passiamo davanti a un recinto, il cui interno è scavato e concavo come se fosse quello in cui di solito stanno gli orsi. Al centro c’è un pino molto piccolo. Il ragazzo mi dice che la gente è troppo limitata, che non capisce, che tutti passano da lì e si prendono gioco dell’albero. Il suo tono è nervoso, irritato. La gente crede che questo pino sia sfigato, aggiunge, perché è rimasto piccolo, ma se andassero un po’ più in profondità, oltre le apparenze, e si fermassero a leggere il cartellino vedrebbero che appartiene a una specie unica e molto rara che cresce per i primi dieci anni della sua vita soltanto sottoterra. Questo pino, che ha dodici anni, in superficie è alto un metro ma in realtà ha 150 metri di radici sottoterra.

Lo zoo può simboleggiare il luogo interiore in cui incontrare forze animiche nelle vesti di animali e piante. In effetti, seguendo Hillman, è come se questi potessero essere veri e propri dei, entità che presiedono a facoltà ed energie inaccessibili all’Io durante la veglia. In questo contesto l’Io (Gaia) è accompagnata da una figura che svolge le funzioni di Mentore, di guida. Si tratta di un archetipo comunissimo nei sogni, nei miti e nella narrativa. Il Mentore dà attenzione al Pino. Nella tradizione il simbolismo di questa pianta ha a che fare con l’isolamento creativo, quel riferimento a se stessi che permette di comprendere chi si è e di unirsi a chi è affine a noi. Al centro del sogno, dunque, c’è il tema dell’identità e dell’appartenenza della sognatrice. Sappiamo che quando si tenta di manifestare se stessi come individui quello che spesso ci troviamo davanti è il giudizio sociale, nella misura naturalmente in cui lo abbiamo interiorizzato. La gente, ovvero il senso comune, la logica del gruppo, trova ridicolo il pino per la sua piccolezza. Ovvero, Gaia si sente spesso sminuita agli occhi degli altri e ai propri per quello che realmente sente di essere. Questa reale creatività è rappresentata dalla portentosa crescita delle radici. È una forza che può essere compresa solo andando in profondità (vedere cosa accade sotto la superficie) e avendone il desiderio e la curiosità (leggere il cartellino). Il vero Sé della sognatrice è di una rarità quasi unica e ha un enorme potere di essere in contatto con la sostanza della vita e di trarne forza, nutrimento e capacità di essere nel mondo (le radici), ma per comprenderlo essa stessa sta tentando di andare al di là dei parametri collettivi e di ascoltare quella saggezza dell’anima (il Mentore) che permette di riconoscere la bellezza che nessuno sa vedere. Che qui significa anche capacità di crescere e cambiare. Come se a volte Gaia potesse dubitare del proprio percorso di autorivelazione.

Ecco, questo potrebbe essere un primo approccio al sogno. Tanti altri punti di vista sono possibili, ma quando un’amplificazione riesce a entrare in risonanza con il vissuto del sognatore, e quando arriva a toccare forze archetipiche così importanti, possiamo star certi che la sua eco, in chiunque ascolti il sogno e il suo canto, non risuonerà invano, e toccherà altri simboli ancora che dormono in noi in attesa di essere risvegliati.

(Stefano Riccesi)


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