Stanze dell’anima. Amplificazione di un sogno ricorrente

Stavolta presento il materiale onirico di Susanna, interessante sia per i simboli che racchiude, sia perché ci permette di avvicinare il tema dei sogni ricorrenti, che hanno valenze particolari rispetto ai sogni «comuni».

Il sogno ricorrente che faccio da un paio d’anni è di cercare una stanza dove abitare all’interno di una casa condivisa con altre persone. In genere queste persone non le conosco, o le conosco poco. Le case sono varie, a volte labirintiche, a volte grandi e dismesse, a volte cupe, a volte di grandezza media e un po’ sporche. Un paio di volte ho sognato di andare in due posti diversi molto grandi, simili a ostelli per persone con problemi economici a cui lo stato assegna degli alloggi. Le camere, come le case, in genere non mi piacciono, a volte sono cupe, a volte sporche o fredde, in una ho persino trovato tutto come se fosse abbandonato su due piedi, facendomi l’idea che il ragazzo che ci abitava prima (dalle foto sembrava un teenager) si fosse suicidato e nessuno avesse toccato niente dopo il fatto.

Secondo le medicine tradizionali, un sogno ricorrente indica un conflitto a carico di un Organo, parola che scrivo con la maiuscola per indicare che non si tratta solo dell’organo fisico ma anche e sopratutto delle sue valenze psicosomatiche e delle sue correlazioni energetiche.

«Cercare una stanza dove abitare» può significare trovare una condizione in cui l’anima possa sostare, prendere spazio, nutrirsi e interagire col mondo. Questo tema nelle medicine antiche può collegarsi da un lato ai Reni, sede della forza vitale e del radicamento alla vita, dall’altro alla Milza, sede del nutrimento e della struttura.

Le anime dei Reni e della Milza stanno da un paio d’anni esprimendo la ricerca di questo radicamento, operando vari tentativi che sono rappresentati dalla diverse case o abitazioni che compaiono nei sogni. L’anima si sente quindi a volte labirintica, a volte enorme e dismessa, a volte cupa e fredda, a volte sporca… Queste valenze sembrano indicare che ci sono energie inutilizzate (dismessa) e temi di colpa (sporca) accanto a una sensazione di potersi perdere (labirintica), e che c’è bisogno di calore (fredda).

Le stanze sono sempre in ambienti condivisi, a indicare l’apertura dell’Io cosciente (il personaggio della sognatrice) alla relazione con altre parti di sé poco o per nulla conosciute (gli altri abitanti).
Trattandosi però di spazi che a Susanna non piacciono, è possibile immaginare che la continua ricerca di radicamento abbia a che fare con il fatto che le condizioni in cui di volta in volta l’anima si sente non sono adatte a sé. Il riferimento agli ostelli per non abbienti sembra, in questo senso, riferirsi a un bisogno di accoglienza e nutrimento. Questa instabilità indica tanto un’insofferenza quanto un cammino di ricerca, e spesso lo studio del simbolismo ci mostra come la prima sia una condizione per attivare il secondo.

L’ultimo elemento offerto, lo scenario successivo al suicidio dell’adolescente, può essere visto come l’andare delle energie pulsionali dell’anima verso la Terra delle Ombre. La morte è infatti il contatto con quell’aldilà che è in noi, gli inferi a cui possiamo anche discendere nel processo di autoconoscenza. L’Io si trova allora di fronte a un luogo interiore in cui ci sono ancora le tracce di questa caduta in ombra delle pulsioni. A questo proposito ricordo che i Reni hanno, tra le loro funzioni energetiche, quelle di regolare le energie sessuali e gli organi a esse corrispondenti. E, allo stesso tempo, la fine dell’adolescenza, il suo andarsene da sola (suicidio) è anche uno dei passaggi chiave della crescita.

Nelle stanze dell’anima di Susanna, un modo di essere ormai passato ha lasciato il posto a un’energia che è ancora in attesa di manifestarsi. La ricerca di calore e nutrimento, insieme alla purificazione da schemi incrostati (pulizia) e all’immersione nel proprio ignoto interiore potranno portare alla luce la dimensione tanto cercata.

(Stefano Riccesi)


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