Dare alle fiamme le sbarre. Amplificazione di un sogno

Stavolta presento il sogno di Thomas, un giovane terapeuta. La narrazione onirica è carica di passaggi inerenti forze primarie come quelle degli elementi, in particolare la Terra e il Fuoco, e ci permette di incontrare un esempio di relazione tra emozioni, istintualità, centro della personalità e immagine paterna. Ma si tratta anche, non a caso, di un nodo immaginale dalla carica visiva forte e toccante.

Mio padre, che ho perso circa un anno fa, mi dice di dar fuoco alle grate delle finestre della cantina, così che non avrei più dovuto riverniciarle. Lui, che di mestiere faceva il macellaio, sta iniziando a insaccare l’unico maiale che avrebbe fatto quest’anno, e ne riversa le interiora sul pavimento perché manca il tavolo da lavoro che io e e mio fratello abbiamo smontato l’anno scorso per liberare la stanza. In particolare ho l’immagine di una piccola grata verniciata in nero, ma a casa mia non esiste. La cantina è situata sotto il cortile, e le finestre danno all’esterno tramite alcune grate orizzontali poste al suolo. Ho l´immagine di un forte fuoco che esce dalle grate in ferro, un gran rogo violento che emerge dal sottosuolo verso lo spazio aperto del cortile.

Il padre può rappresentare, essendo il sognatore un maschio, una figura guida in relazione all’essere uomo. In quanto educatore ha a che fare con la legge, con la norma di comportamento, tanto nella direzione dello stabilirla quanto dell’infrangerla. E questa sembra in qualche modo essere la valenza del suo incitamento. Le sbarre sono infatti qualcosa che limita, che chiude, un confine che protegge.

La cantina è sotterranea. Ciò che è rinchiuso è quindi qualcosa che ha a che fare con le stanze più profonde della psiche, istinti, bisogni, ma anche in senso più ampio tutto ciò che sta sotto e che sostiene la personalità. I fondamenti dell’essere. E ciò che qui avviene, insaccare il maiale, può essere visto come un trattamento della parte animale che è legata alla soddisfazione indiscriminata e pacifica di sé (il maiale stesso con tutte le sue valenze). Si tratta indubbiamente di rovesciare e lasciare andare come il padre fa con le interiora del maiale sul pavimento. Abbiamo ciò che è dentro, che è fatto di istintualità e di sangue (interiora) che viene fuori e non trova un tavolo (qualcosa che serve a rendere commestibile, adatto a essere consumato) bensì direttamente la terra, la sostanza della vita. Per questo, riverniciare le sbarre di nuovo vorrebbe dire alimentare le difese cambiando il loro aspetto esteriore. Bruciarle significa invece sottoporle al fuoco delle emozioni. Ma il fuoco, che è il grande trasformatore, è anche un simbolo del Sé, dello Spirito Vitale, il nucleo della personalità in azione. Il «rogo emerge dal sottosuolo verso lo spazio aperto del cortile»: il fuoco delle emozioni trova spazio e respiro, possibilità di manifestazione.

Un sogno del genere sembra riflettere sia un’elaborazione dell’eredità psicologia e morale inerente l’immagine paterna quanto una tappa di un complesso e significativo percorso di riconnessione con la radice della propria volontà e della sua capacità di manifestarsi ed esprimersi. È un sogno di liberazione, ma indubbiamente c’è una carica violenta e destabilizzante nelle energie che vengono liberate, e questa è probabilmente la «sfida» che viene posta all’Io cosciente. Per questa ragione, forse, nella narrazione onirica non compare l’attimo in cui l’Io appicca il fuoco. E tuttavia l’incendio deflagra, e quando il fuoco interiore agisce sulla vita niente può essere più come prima.

(Stefano Riccesi)


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