Recensione: Cash Game

CASH GAME di Stephen Milburn Anderson

Ci sono film apparentemente invisibili, che passano inosservati nei cinema, restano in sala per non più di due settimane e poi scompaiono, salvo poi riapparire in dvd o sulle emittenti private. La fortuna di questo film è senza dubbio l’interpretazione di Sean Bean, che dimostra ancora una volta di avere un’ammirevole versatilità. Il suo personaggio, impostato e precisino, affetto da una psicopatia latente che lo spinge a oltrepassare i limiti del buon senso, finisce per risultare al tempo stesso insopportabile e affascinante, comunque memorabile e di certo migliore della coppia che si trova invischiata nella sua tela, fin troppo piatta e prevedibile nei comportamenti.

La storia è semplice: Pike Kubic (Sean Bean) apprende dal fratello gemello, imprigionato per rapina, che la refurtiva è finita sul cofano di una vecchia station wagon. Pike, con la flemma che lo contraddistingue, si mette così alla ricerca della valigia scomparsa, finché non scopre che è nelle mani di Sam (Chris Hemsworh) e Leslie (Victoria Profeta), una giovane coppia che ha già speso parte del denaro per estinguere il mutuo e acquistare i mobili per la casa, un bel maxischermo e un’auto nuova di zecca. Pike rivuole tutti i soldi, compresi quelli già spesi, e la sua costante presenza finirà per scombussolare la vita della coppia fino alle estreme conseguenze.

Il regista, Stephen Milburn Anderson, fa un lavoro discreto, anche se le scene in cui Pike conta i soldi che gli mancano risultano alla fine stancanti, rallentando troppo l’evolversi della vicenda. Il gioco dei ruoli è interessante: Leslie sembra suo malgrado attratta dalle maniere forti di Pike e Sam finisce per incattivirsi al punto da sfidare il loro aguzzino. Peccato per il finale rocambolesco, fin troppo prevedibile e privo di originalità. In un film in cui il lato thriller è ben amalgamato con una spiccata ironia, era lecito sperare in una chiusura migliore, o quantomeno diversa. Assegniamo 2 coltelli  (Daniele Picciuti- -Nero Cafè)


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