Opera sei, di David Riva

Opera sei di David Riva (Edizioni XII)

Quattro squilli, poi la voce di Magdalina, lontana.

«L’hai trovata?»

Un attimo, per chiudere gli occhi e rispondere:

«Sì».

Una ricerca spasmodica tra Europa e Sud America, una ragazza – Ester – sola, in pericolo, nelle mani di un’organizzazione criminale – Metafisica – che non si fa scrupoli pur di vendere le opere d’arte del geniale chirurgo plastico Hao Myung.


La sua vena artistica corre sul filo di un rasoio chiamato follia, o limite. Limite della moralità e della dignità umana. Ma Myung non lo fa per denaro, lui si considera un artista e così la pensano pure tutte le sue opere, le persone che hanno deciso di immolarsi al fine ultimo di mostrare al mondo ciò che sono veramente, dentro. Per questo Ester, come altri cinque individui prima di lei, ha accettato la proposta del chirurgo cinese. La libertà di essere ciò che sente di essere, vale il sacrifico che le viene richiesto.


Peccato che venga nascosto a tutti i prescelti il vero motivo della trasformazione. Nessuno di loro, una volta realizzato l’ardito desiderio, tornerà mai più a casa: il loro destino è nelle mani del miglior offerente.

Sulle tracce di Ester è Ivan, un ex-agente segreto del KGB con agganci in tutta Europa. Il legame tra lui e la ragazza è segreto per chiunque tranne che per sua madre, Magdalina. Ivan si è nascosto per anni, per non farsi rintracciare dal KGB, e l’unico modo per proteggere le persone che amava, era non dire a nessuno di avere una figlia – neppure a lei.

Ma ora che lei è scomparsa, Ivan vuole che le sappia che ha un padre che la proteggerà a tutti i costi. Tuttavia, non è così facile salvare chi, in fondo, non desidera essere salvato.

David Riva si presenta al pubblico italiano con un romanzo intenso, forgiato a mosaico in modo che, un capitolo alla volta, il lettore rimetta insieme tutti i pezzi come se giocasse con un puzzle.

A poco a poco scopriamo tutte le opere del genio di Myung, incollando gli occhi a descrizioni al limite del visionario. Il romanzo non è sempre fluido, a volte la lettura rallenta, causa l’eccessiva frammentarietà dei capitoli, nonché l’inserimento, a volte un po’ forzato, di estratti da pubblicazioni storiche sull’arte e la sua interpretazione; ogni volta però si ritorna sui vari punti cruciali disseminati dall’autore, e ci si immerge nuovamente in un mare le cui onde sono increspature di orrori sottili.

Memorabile la scena in cui scopriamo la fine dell’Opera numero quattro, Dolores Almerica, modella divenuta cieca in seguito a un attentato dinamitardo, che decide di trasformare il proprio corpo in una tempesta di occhi luminosi cosicché tutti possano ammirarla, anche al buio. Non sveliamo però la sua sorte, lasciando ai lettori il piacere – o l’orrore – di scoprire da soli il destino infelice che l’attende. Destino che è infausto per quasi tutte le opere di Myung, salvo forse un’unica eccezione, oppure due, secondo i punti di vista.

Riva sembra giocare con la moralità in questo romanzo. A volte ci lascia credere che quel che fa Myung sia una mostruosità, a volte – quando osserviamo con gli occhi di Ester o del medico stesso – sembra insistere invece che sia solo arte e che, come tale, debba essere considerata, avvalorandone la bellezza e il senso profondo che vuole rappresentare.

Per concludere, Opera Sei è un buon romanzo, stilisticamente encomiabile – sebbene a volte si abbia l’impressione che l’autore si lasci andare a fronzoli letterari che appesantiscono la lettura – e dalla storia decisamente originale. Una cosa è certa: David Riva è un autore da tenere d’occhio.

Assegniamo 3 coltelli 

(Nero Cafè – Daniele Picciuti)


This entry was posted in Il Terzo Occhio - Recensioni. Bookmark the permalink.

Comments are closed.