Ghost Rider 2 – Spirito di Vendetta, di M. Neveldine e B. Taylor

Il Terzo Occhio non recensisce tutti i film che vede. Così come non lo fa con tutti i libri che legge. Le recensioni che escono da qui, nella maggior parte dei casi, escono perché c’è qualcosa da dire. Nel caso di Ghost Rider 2 – Spirito di vendetta, la prima cosa che viene da pensare è che, se si tratta di un sequel, sarà per forza di cose peggiore.

In questo caso non è così.

Sia chiaro, il film è pensato e progettato per il 3D. Effetti speciali e azione allo stato puro trasudano da ogni istantanea. Nicolas Cage lo conosciamo, lui è sempre in gran forma. Più i ruoli sono “folli”, più si diverte, e noi con lui. Quel che stupisce è una abbastanza irriconoscibile Violante Placido che, sia pur non al suo massimo ruolo interpretativo, riesce comunque a dare un’impronta “diversa” all’eroina di turno. Idris Elba nella parte del prete spara-a-tutti alcolista è superlativo. E c’è persino un redivivo Cristopher Lambert, con la faccia tutta tatuata, in un ruolo che finalmente sembra essere suo, anche se tra i più brevi che abbia interpretato.

Ma ciò di cui dobbiamo veramente parlare sono i due folli registi Mark Neveldine e Brian Taylor, che non si sono fermati davanti a niente pur di cogliere le scene più spettacolari dalle loro riprese. E, se gli attori si lasciano sostituire dalle controfigure per girare le scene più pericolose, i due registi non si sono risparmiati, dando sfogo alle fantasie più creative.

Non ci credete? Guardatevi il backstage qui sotto. È breve, veloce e spettacolare.

La storia non è eccezionale – il diavolo che rapisce un bambino per cambiare “pelle” – la sceneggiatura rimane ancorata nelle acque sicure della banalità – odiata dalla critica, ma funzionale per il largo pubblico – ma d’altronde i film che hanno questa impronta non pretendono che lo siano. E tutto sommato, sotto un profilo meramente commerciale, non gli si può dar torto. Fotografia, effetti speciali e montaggio, invece, ci sembrano ai massimi livelli. E per un film che vuole essere “spettacolo” allo stato puro, ci sembra un buon traguardo.

Tre coltelli.

(Daniele Picciuti)


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