Il morso del ramarro, di Valeria Corciolani

Il-morso-del-ramarroLa ricchezza non produce felicità. Come scientificamente dimostrato dal paradosso di Easterlin, il benessere, troppe volte, non basta. Raggiunto un certo limite, si cercano brividi altrove. Troppo spesso, in modo deviato, insano.
A Chiavari, tre ricchi rampolli di famiglie bene, tentano di vivacizzare le loro giornate svaligiando appartamenti. Possibilmente, di amici. Più per sfregio che per necessità. Insospettabili, tutti i colpi vanno lisci come l’olio. Fino all’ultimo. A casa di Giovanni, mente brillante in un corpo inservibile. Con un cuore devastato per la tragica scomparsa della moglie. E della di lui collaboratrice Marisol, solare peruviana che in quella casa ha trovato più di un lavoro. Ha trovato una famiglia, ha trovato la rinascita. Quando i tre vengono sorpresi, sopraffanno facilmente l’anziano e la donna. Non dando peso alla maledizione che viene loro lanciata da Marisol. Mai valutazione è stata più superficiale. Sullo stesso pianerottolo, vivono Filippo, giovane medico trevigiano in fuga da un amore sbagliato, e Virginia, mamma single alle prese con le turbe adolescenziali della figlia maggiore, e con l’indole devastatrice di due piccoli gemellini. Le loro storie si snoderanno parallele a quella del professor Giovanni, intersecandosi e accompagnando il lettore alla soluzione dell’enigma.
Un libro. All’apparenza uno dei tanti, anonimi, che settimanalmente leggo. E invece no. Emozioni, sensazioni, la voglia di assaporare, di andare avanti a leggere. Sorrisi, sobbalzi, tenerezza. Personaggi vivi, personaggi veri, di cui si sentono le voci, si percepisce il vissuto. Cos’ha di speciale Il morso del ramarro? Certo, è splendida l’anadiplosi che lega un capitolo a un altro, come una catena con gli anelli dai colori diversi, a sequenza ciclica. Certo, alcuni aforismi sparsi qua e là sono perle in una spiaggia dorata. Cito Il dialetto ligure, una lingua in bilico fra pirati e principi. Oppure Vecchi, egoisti come bambini ma sapienti come saggi. Squisito. Ma non è quello, non solo, non principalmente. È il modo di scrivere. Che ti prende e ti porta dentro la storia, ad ascoltare quei personaggi straordinariamente normali, diversissimi tra loro, ma eccezionalmente plausibili. Fin nelle più piccole sfumature. Te li fa amare, ti rende partecipe, li fa tuoi. Vorresti aiutarli, prenderli per mano, consigliarli. E in tutto questo, la vicenda? La trama? Con tale qualità di esposizione, inevitabilmente diventa accattivante, suggestiva. Viva.
Beh, uno dei rarissimi casi in cui un’opera, il secondo romanzo di Valeria Corciolani, può definirsi imperdibile. E che quando lo finisci ti dispiace, quasi invidiando chi ancora si appresta a leggerlo.

(Giovanni Cattaneo)


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