Il Falcone Maltese: l’Hard Boiled secondo Dashiell Hammett

“La mascella di Samuel Spade era ossuta e pronunciata, il suo mento era una V appuntita sotto la mobile V della bocca. Le narici disegnavano un’altra V, più piccola. Aveva occhi giallo-grigi, orizzontali. Il motivo della V era ripreso dalle spesse sopracciglia che si diramavano da due rughe gemelle al di sopra del naso aquilino e l’attaccatura dei capelli castano-chiari scendeva a punta sulla fronte partendo da un’ampia stempiatura. Somigliava, in modo abbastanza attraente, a un diavolo biondo”.

Così inizia il “Falcone Maltese”, il miglior romanzo di Dashiell Hammett. Scomparso esattamente cinquant’anni fa, l’autore di New York è stato probabilmente il padre della scuola dei duri americani, alla quale hanno dato il loro contributo, tra gli altri, David Goodis e Raymond Chandler. E si dice che non vi sia romanziere americano, nell’ambito del noir, che non si sia ispirato in qualche modo a lui.

Con Hammett, e con Chandler, nasce il detective privato come lo conosciamo ancora oggi, duro, furbo, spregiudicato e, spesso, vincente a discapito di tutto e tutti. Sam Spade (interpretato al cinema da Humphrey Bogart, per la regia di John Huston) è prototipo dei detective americani. La bravura di Hammet sta anche nel fatto che lui, il detective, lo ha fatto davvero per un po’, presso la mitica agenzia Pinkerton. Dall’agenzia si licenziò quando gli fu imposto un compito nel tentativo di rovesciare gli scioperi attuati dagli operai americani. Egli provò una profonda delusione per quello che non riteneva giusto e che, a suo parere, non doveva essere un lavoro da “private eye”. La scelta lo portò a subire l’accusa di comunismo, con conseguente condanna al carcere (erano gli anni del maccartismo)

In seguito, Hammett si sposò, ebbe due figli, ma il matrimonio fallì. Ebbe anche problemi con l’alcool e si ammalò di TBC. La scrittura, in qualche modo, lo tenne a galla.

Il Falcone Maltese racconta del cinico e durissimo Spade, incaricato di ritrovare la statuetta da cui il titolo, e che lo vedrà impegnato tra gangster, ricchi collezionisti senza scrupoli, uomini d’affari, informatori, poliziotti a caccia di colpevoli a qualunque costo, e la classica donna fatale.

La caccia alla statuetta, antico dono dei Cavalieri di Rodi all’imperatore Carlo V, genera una lotta senza confini disseminata di cadaveri per le strade di New York, tra cui quello del socio di Spade. Il quale è sempre in bilico tra i diversi contendenti e i poliziotti, a caccia di un colpevole da assicurare al procuratore distrettuale. Spade è un misto di abilità, cinismo ed intelligenza. La sua abilità lo terrà fuori dai guai.

Lo stile di Hammet è asciutto, secco, immediato, diretto. Azzeccati anche i cliché della segretaria, Effie Perine, del poliziotto buono, il sergente Tom Polhaus e di Brigid O’Shaughnessy, la misteriosa pupa che ingaggia Spade, facendolo entrare nel vortice dell’avventura, alla caccia della statuetta.

Lettura consigliatissima per gli amanti del genere, Il Falcone Maltese, nel primo anno d’uscita (1930) è stato ristampato ben sette volte.

(Nero Cafè – Cristian Fabbi)


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