Recensione: A Perfect Getaway

A PERFECT GETAWAY (2009)

David Twohy è un regista di notevoli potenzialità, esploso con il binomio fantascientifico che ha lanciato il roccioso Vin Diesel nel mutevole panorama hollywoodiano, ovvero Pitch Black e The Chronicals od Riddick. Ha inoltre all’attivo diverse sceneggiature (come il Fuggitivo e Soldato Jane) e, sebbene non sia tra i registi più noti, può vantare quindi diversi successi al botteghino. A Perfect Getaway però è un esempio di come un’idea di per sè vincente possa essere sviluppata in modo lento, fino quasi ad annoiare lo spettatore. Per fortuna ad attutire il colpo ci pensa un cast di tutto rispetto, a partire dal versatile Steve Zahn (Radio Killer, Sahara, L’asilo dei papà) capace di passare da ruoli comici a drammatici con la stessa credibilità, a Timoty Olyphant (Hitman, Die Hard, La città verrà distrutta all’alba) che riesce a impersonare un ruolo così eclettico da inquietare e divertire al tempo stesso, fino alla fascinosa Milla Jovovic (Resident Evil, Il quinto elemento, Giovanna d’Arco) capace di inchiodare allo schermo in ogni sua espressione. Nel cast anche Kiele Sanchez, che gli appassionati ricorderanno per aver preso parte alla serie televisiva Lost. La storia ci porta sulle bianche spiagge delle Hawaii, dove Cliff e Cydney (Steve Zahn e Milla Jovovic) giovane coppia in viaggio di nozze, vengono colti di sorpresa da una notizia drammatica: proprio in quei giorni un’altra coppia di sposini è stata brutalmente uccisa sulle isole e sembra che responsabili siano proprio un uomo e una donna. Da quel momento ogni coppia che incontrano sul loro cammino diventa una possibile minaccia; in particolare gli strambi Nick e Gina (Timoty Olyphant e Kiele Sanchez), con i quali si ritrovano a condividere un inquietante viaggio attraverso l’isola, che rivelano progressivamente le loro sinistre ossessioni. Lungo la strada, però, altri due sposini sembrano incrociare troppo spesso il loro cammino: si tratta di Kale e Cleo (Chris Hemsworth e Marley Shelton), i quali fin dal primo incontro sembrano celare i tratti di due personalità sociopatiche. Il clima di paure e sospetti si dipana lento fino allo sconcertante coupe de theatre finale, che riscatta in pieno una trama altrimenti narrativamente povera.

Assegniamo due coltelli.

(Nero Cafè – Daniele Picciuti)


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