I figli di Baal, di Francesca Costantino

La Volontà. Energia potentissima, origine del tutto, motore inesauribile. Permette di contrastare qualsiasi minaccia, vincere qualsiasi nemico, affrontare qualsiasi ostacolo. E superarlo, niente è più insormontabile grazie a essa.
Un villaggio, dovunque, ieri. Victoria è una sedicenne un po’ atipica, energica, competitiva, quel che si direbbe “un maschiaccio”. Ama disperatamente il padre guerriero, cerca di piacergli in ogni modo, diventando però ai suoi occhi troppo anticonvenzionale, eccessivamente ribelle, un purosangue da domare e acquietare. Con un potere segreto, latente, parzialmente inconsapevole, di cui solo l’anziana nonna Maya, guardiana del tempio, è a conoscenza. La misteriosa dote di Victoria rischia di diventare un pericolo per il clan, la ragazza viene perciò indirizzata verso nuovi orizzonti, nuovi luoghi, nuovi compiti. Verso Aurigard, la favolosa città d’oro costruita sui resti di Atlantide, dove il tempo non ha dimensione, dove è accetto solo chi può migliorarla. E Victoria userà tutta la sua volontà per adempiere al meglio al proprio ruolo.
New York, anni ’90. Sean è un poliziotto particolare, anticonvenzionale, ribelle, ma caratterizzato da una enorme sensibilità che gli consente di arrivare dove nessuno può avvicinarsi, di vedere tracce impossibili da individuare, arrivando alla veggenza precriminale, risolvendo così i casi più intricati. Anche la sua strada è destinata a cambiare, a seguito di un incontro quasi fortuito col grande Eric Clapton. Che scorge in Sean un talento da rocker puro e carismatico, gli costruisce attorno un supporto musicale adeguato e lo porta con lui in tour, come supporto ai suoi concerti. E sarà un successo.
Ma cosa lega queste due persone, apparentemente così lontane nei luoghi e, soprattutto, nei tempi? Cosa permette ai due di avere brandelli confusi di interconnessioni mentali? E qual è la forza che minaccia l’esistenza di queste due “falci di luna”?
Francesca Costantino, giornalista, scrittrice, blogger, ci propone questo Urban Fantasy, dichiaratamente primo capitolo di una trilogia in divenire. L’intreccio è senza dubbio fantasioso, avvincente, anche coerente nonostante l’impalcatura estremamente complessa. E soprattutto, piuttosto originale, dote estremamente rara di questi tempi. Certo, l’approccio del lettore è inizialmente un po’ faticoso, tanto più che lo stile, certamente veloce, privilegia volutamente un chiarirsi dei ruoli dei personaggi, anche verso loro stessi, direi progressivo, in costruzione: ciascuno dei protagonisti prende coscienza di se stesso, del contesto, delle proprie capacità lentamente, in modo parallelo allo svilupparsi della vicenda. Sembra di essere in una stanza semioscura, dove la luce della trama aumenta sempre di più, arrivando a svelare i contorni di ciascun protagonista. È un ritmo un po’ da gioco di ruolo, dove a ogni azione corrisponde una reazione determinata, più attento agli eventi che al percorso interiore dei personaggi. Peraltro lo scritto è pieno di riferimenti filosofici e musicali che donano certamente spessore all’opera.
Da leggere di sera, sotto un cielo stellato, estraniandosi dal luogo e dal momento in cui si vive. Per immergersi completamente nelle atmosfere fantastiche che ci avvolgeranno.

(Giovanni Cattaneo)


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