Intervista a Vloody Mary e Paolo Di Orazio

Eravamo al Sard Wonder. Quella sera la band di Nerocaffettiani era stata invitata dai loro amici scrittori pazzi di Horror Project a un evento nero. Di fatto eravamo in versione Power trio, i due inviati neri Alberto Cattaneo e Luigi Bonaro e – udite udite! – il sempre indaffarato Daniele Picciuti. La serata era passata tra gli interventi di Daniele in versione propaganda per il suo sanguinolento I Racconti del sangue e dell’acqua, i registi  Giuliano Giacomelli e Lorenzo Giovenga, autori de La Progenie del Diavolo, tutti sapientemente intervistati dalla penna d’assalto Daniele Francardi.
La serata era trascorsa tra discussioni letterarie e cinematografiche, come succede spesso tra noi oscuri accoliti, quando a un certo punto Marco Saraga decideva di intervistare Paolo Di Orazio.

Sì, avete capito. Proprio lui.
Paolo “Rocky Horror Picture Show” Di Orazio, il musicista, batterista di Latte e i suoi derivati, lo scrittore di Primi Delitti, il libro da dodicimila copie vendute, l’eminenza nera di Splatter, Mostri, Nosferatu , quello che ha sceneggiato Cattivik e che è stato pubblicato in America dalla rivista Heavy Metal, scrittore, disegnatore, con racconti e romanzi pubblicati da Acme, Granata Press, Radiorai, Castelvecchi, Addictions, Urania, Coniglio Editore.
Una figura asciutta si alza da un tavolo. Gli occhi sorridono dietro i suoi occhiali dalla montatura di metallo. Si siede proprio davanti a noi e ci racconta parte della sua vita. È tranquillo come in una serata tra amici, ci narra delle sue esperienze ai tempi di Splatter e Mostri, della sua esperienza di redazione e del suo rapporto con i fans rispondendo con sagacia alle domande di Marco Saraga quando si arriva alla domanda fatidica:
gli chiede di parlarci di Vloody Mary, il suo ultimo libro.
Insomma, questo nuovo libro di Paolo parla di musica e fumetto. Anzi, il libro è anche un fumetto. Sono le avventure di una certa Vloody Mary, una Dj molto particolare. La definizione che si dà di questo personaggio che vi estraggo dalla presentazione del libro è la seguente:
«Una disturbante opera necro-romantica, splatter, burlesque, tra L World, il tenente Colombo e La notte dei morti viventi».
E  Paolo Di Orazio ci illustra in modo approfondito, sempre con grande intelligenza e ironia, le profonde relazioni che intercorrono tra tutti questi elementi creando una sorta di fitta rete di relazioni tra la letteratura, il fumetto e, soprattutto, la musica. La platea è incantata ad ascoltare. Lui sorride, è generoso di notizie e di informazioni per noi. Poi, all’improvviso aggiunge: «Tra le altre cose, Vloody Mary è qui. L’ho portata con me».

A questo punto Paolo si allontana e si dirige sul retro, nella parte meno illuminata del locale. Riusciamo a seguirlo con gli occhi, fino a quando sparisce dietro a un muro, che parzialmente lo ripara dai nostri sguardi curiosi. Sembra parlare con qualcuno. Esce insieme a una donna alta, dalla pelle bianca come la luna, messa in risalto dal vestito nero che indossa. Lei è stata sempre lì dietro, per la durata di tutte le interviste. Ma da che parte è entrata?
Ci guardiamo tutti in faccia, sorpresi, quando inizia una musica meravigliosa.

È la selezione Rock di Vloody Mary in persona.
Insomma, il personaggio del libro si presenta in carne ed ossa e inizia a muoversi in una danza definita da lei, Necrodance di Madame Vloody Mary.

In seguito abbiamo appreso – dalla stessa Mary – che non si tratta di una vera e propria danza. Mary fa semplicemente reagire il suo corpo all’energia che deriva dai brani che fa vibrare nell’aria.
Che sia necrodance, danza o altro, il risultato finale è affascinante e suggestivo. Osserviamo questa donna che si muove intorno a un perimetro quasi rituale sui power cord di eccezionali pagine della storia del rock e siamo felici, ci trasmette energia, tutta l’energia della sua musica. Vloody Mary ci regala anche delle rose bianche insanguinate. Le chiama Death Roses.  Di Orazio invece ci dà il suo libro. A questo punto, vogliamo intervistarlo, sapere tutto di lui, del suo libro e soprattutto vogliamo sapere come è riuscito a “rianimare” il suo personaggio, Vloody Mary. Utilizzo non a caso rianimare perché Mary si definisce così:
«I’m a lesbian, i’m a Dj, I’m undead!»
Tiriamo fuori la telecamera, poi ci sediamo a un tavolino, gli inviati neri, Paolo e Mary, quindi Alberto inizia con le sue domande. Paolo lascia parlare il suo personaggio, la splendida Madame Vloody Mary.
Sfortunatamente, la telecamera ci fa cilecca…
Il mac però ha fatto tutto il possibile, riesce a estrarre l’audio e parti di video dal triste elettrodomestico. Quella che segue è l’intervista di Alberto, preceduta da un saluto video di Vloody Mary.

AC: Parlaci un poco della tua vita.

VM: Io parlerei del mio lavoro, la mia vita corrisponde al mio lavoro. La mia vita è la musica. Il mio più grande sogno è quello di far pompare il sangue nelle vene a tutti quelli che ascoltano la mia musica. Credo che la musica sia il motivo principale per cui sentirci vivi. Da tutto questo scaturiscono le mie emozioni.

AC: La tua scaletta ideale in cinque brani.

VM: Non ho una scaletta ideale. Mi piace spaziare dal metal al rock alla musica elettronica che ultimamente mi sta stuzzicando molto. Mi piace vagliare le proposte dei miei fan che mi scrivono i loro brani preferiti. Comunque, nel libro che parla di me, Paolo ha riportato un bell’elenco dettagliato di alcune serate che ho fatto. Vi invito anche ad andare a leggere il libro ascoltando le musiche da me proposte.

AC: La danza in cui ti sei esibita adesso, come la descriveresti, che cosa rappresenta per te?

VM: Io invito tutti ad ascoltare qualsiasi tipo di musica, io propongo la mia musica, ma è la mia. L’importante è vivere sempre insieme alla musica. Ho anche un mio canale su youtube dove spero voi vogliate condividere le vostre musiche. Sono sempre aperte. Le proporremo in scaletta. Grazie.

AC: Paolo, musicista,  scrittore, disegnatore, fumettista. Ma cosa vuoi fare da grande?

PD: Sostanzialmente quello che faccio adesso. Quello che mi interessa in realtà è raccontare una storia che si avvicina e accomuni più persone possibile. La musica effettivamente è un’esperienza che in assoluto accomuna di più rispetto a qualsiasi altro media. Per Mary, la musica è un messaggio ancestrale che arriva dai bassifondi dell’horror e arriva a esprimersi fisicamente attraverso la musica. Dunque, la musica diventa un’esperienza che trasmette l’horror ma allo stesso tempo lo supera e lo trascende. Nello scrivere Vloody Mary, attraverso questo meccanismo, sono riuscito a descrivere tutto quello che è il mio vissuto, il mio modo di sentire il fumetto, la musica e la cultura, una formula romantica, che ci porta al necro romanticismo dell’horror ma non si identifica con esso.

AC: Hai pensato a un film da questo libro?

PD: Ho un progetto con Gianluca Grandinetti che si è offerto di fare il booktrailer di Vloody Mary, è un film maker giovanissimo, risposta italiana al cinema dei fratelli Cohen, che ha un linguaggio cinematografico molto moderno, realistico e drammatico.

Segue il “booktrailer”, ottimamente diretto da Gianluca Grandinetti.
http://www.youtube.com/watch?v=mK2yTJDYE94

Il tris di intervistatori ringrazia Paolo Di Orazio e Vloody Mary per la disponibilità con la quale si sono sottoposti alle domande. Li congedano, continuando a osservare i due mentre si allontanano. È soprattutto il fascino della protagonista del libro ad aver rapito i loro pensieri. Gli occhi sognanti e quella passione per la musica, che sembra essere la sua linfa vitale. Il sangue di cui si nutre. Un dubbio assale Alberto, Luigi e Daniele: Vloody Mary è un romanzo o la biografia di una vera vampira?

E quella frase che riecheggia nelle loro menti: «I’m a lesbian, i’m a Dj, I’m undead!»

(Alberto Cattaneo e Luigi Bonaro)


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