The Innswich horror, di Edward Lee

The Innswich Horror (Cemetery Dance, 2010)

Edward Lee è uno dei più grandi autori horror contemporanei, con più di quaranta romanzi pubblicati negli Stati Uniti. Alcuni di essi possono essere considerati dei classici, come ad esempio Flesh Gothic o il più recente Devil’s Lottery che ho trovato fantastico. Tra le sue influenze c’è anche Lovecraft e Lee ha dedicato diverse opere ai miti dei Grandi Antichi. The Innswich Horror è la prima che mi capita di leggere. La storia è ambientata nel 1939, due anni dopo la morte di Lovecraft. Foster Morley decide di ripercorrere i passi del suo autore preferito e visitare i luoghi che lo hanno spinto a comporre Shadow Over Innsmouth. Presto il povero Morley scoprirà che molto di ciò che Lovecraft ha scritto corrisponde al vero e si troverà a combattere per non impazzire e uscire vivo da un incubo che fino ad allora ha considerato come il mero frutto di una mente geniale.

Cominciamo col dire che sono rimasto soddisfatto per metà. La prima metà, per dirla tutta. Trovo infatti molto riuscita la  parte iniziale di questa novella, in cui lo stile sanguinolento e splatter di Lee si amalgama alla perfezione con la cupa atmosfera lovecraftiana. L’omaggio è evidente, ma non si manifesta in una misera imitazione: il risultato è un mix bilanciato, che funziona. Ho trovato ben riuscita anche l’ambientazione in sé, un’America appena uscita dalla crisi del ’29: è evidente il lavoro di ricerca svolto dall’autore, anche per quanto riguarda le scoperte scientifiche e le credenze popolari dei tempi. Le scene spaventose sono ben calibrate e, come sempre nella tradizione dell’autore, lasciano un senso di disturbo nel lettore. I Grandi Antichi ci vengono presentati in una chiave moderna (ci appaiono primitivi, ma sono molto più evoluti di noi, viene detto nel romanzo) che ho trovato buona.

Cosa non funziona allora? Il finale. Non lo avrei mai detto ma Edward Lee ha tirato fuori un lieto fine che poco ha a che vedere sia con Lovecraft sia con i suoi standard. Per non parlare del deus ex machina che lo rende possibile, qualcosa che funzionava in Devil’s Lottery, ma che qui risulta forzato e finisce per rovinare quanto di buono costruito per buona parte del romanzo. È un peccato, perché penso che Lee sia in grado di portare avanti il lavoro del maestro di Providence. Magari avremo occasione di promuovere il suo lavoro in tal senso con il nuovo romanzo in uscita: The Dunwich Romance.

Voto: tre revolver

(Mauro Saracino)


This entry was posted in The Interpreter and tagged , . Bookmark the permalink.