Strage di Las Vegas: il gesto di un “folle” favorito dalla libera diffusione di armi in America?

paddockI fatti ormai sono noti: il primo ottobre scorso, dal trentaduesimo piano del Mandalay Bay Casino di Las Vegas, il sessantaquattrenne Stephen Paddock – descritto da chi lo conosceva «riservato, tranquillo e benestante» – ha sparato sul pubblico che assisteva a un concerto durante il Route 91 Harvest Festival, evento di musica country che si svolge proprio davanti all’hotel. La rivendicazione dell’Isis è apparsa subito inattendibile e il bilancio delle vittime è stato uno dei più tragici nei casi di omicidio di massa: circa una sessantina di morti – compreso l’assassino, che si sarebbe suicidato per non farsi catturare dalla polizia – e più di 500 feriti.
Il presidente americano Donald Trump ha liquidato l’evento come «un atto di pura malvagità» per poi definire l’autore «un folle pieno di problemi, un individuo molto malato», aggiungendo, per non “urtare” la lobby dei produttori d’armi che lo hanno aiutato ad arrivare alla Casa Bianca, che «della legge sul porto d’armi, parleremo in futuro».
Lo sceriffo di Las Vegas, Joe Lombardi, riferendosi ai motivi che hanno spinto Paddock a uccidere tante persone, ha ammesso di non riuscire «a entrare nella mente di uno psicopatico fino a questo punto».
Delle questione delle armi parleremo dopo: analizziamo invece subito come è stato descritto Paddok. Per Trump è un folle e per Lombardi uno psicopatico: i due termini non sono equivalenti e gli ambienti in cui sono usati di solito son ben diversi.

Nell’uso moderno, sia giornalistico che colloquiale, il termine “follia” – o “pazzia” – è usato in modo del tutto arbitrario e superficiale come sinonimo di instabilità mentale, associata perciò il più delle volte all’impossibilità di intendere e di volere la gravità e le conseguenze degli atti commessi. Nessun medico o psicologo oggi però utilizzerebbe il termine “folle”, sostituendolo con una diagnosi di disturbo o malattia mentale, se presenti.
Paddok ha pianificato fino al più piccolo dettaglio la strage, prenotando, per esempio, la stanza dopo aver fatto giorni prima un sopralluogo e scegliendo una manifestazione musicale che richiama un pubblico numeroso. Era soprattutto ben consapevole del danno che potevano fare le oltre venti armi che si era portato in hotel: questi dettagli non depongono a favore del termine “folle”.

Lo sceriffo Lombardi ha definito invece Paddok uno “psicopatico”, pur non avendone mai incontrato uno così grave.paddock3
Ebbene, tutti gli psicopatici comprendono la gravità delle proprie azioni: poiché non sono in grado di provare empatia, nel “migliore” dei casi sono del tutto indifferenti alla sofferenza che causano sulle persone a loro vicine o sconosciute, mentre nel peggiore (per piacere sadico e sessuale) la cercano proprio. Va da sé che non provano rimorsi né sensi di colpa.
Gli psicopatici, dunque, non sono paragonabili ai “folli”, tanto che sono presenti circa nel 5% della popolazione mondiale e per la maggior parte sono integrati e ”rispettabili”, arrivando a commettere al massimo crimini minori, come piccole truffe. Molti di loro riescono ad avere successo in politica, nella finanza, nell’imprenditoria e in tutti quegli ambiti in cui essere pieni sé, affascinanti e manipolatori aiuta molto, perciò possono rendersi colpevoli di quei crimini detti “dei colletti bianchi”, come le frodi bancarie.
L’ambiente familiare e quello sociale incidono sulle condotte devianti dello psicopatico, così come l’uso di sostanze stupefacenti e l’alcolismo, trasformandolo in alcuni casi in stupratore e assassino. Nel caso di Paddok, bisogna ricordare che il tutto è stato aggravato dalla ludopatia (dipendenza dal gioco d’azzardo) e dalla massiccia assunzione di Diazepam (Valium): come ha spiegato il dottor Mel Pohl, del Las Vegas Recovery Center, «Se qualcuno ha un problema di aggressività latente e viene sedato con quel medicinale, può diventare aggressivo. È un po’ quello che succede quando si dà da bere alcol ad alcune persone… diventano aggressive invece di andare a dormire». Stanno emergendo inoltre dettagli sulla sua famiglia e infanzia, come il fatto che il padre fosse un noto rapinatore, descritto nel 1969 dall’FBI come un pericoloso psicopatico con tendenze suicide.

paddock2È di qualche utilità aver stabilito che la strage di Las Vegas non è opera di un “pazzo”?
Nel caso di Paddok, che si è suicidato, è utile solo per fini di studio e statistica; in alcuni stati degli USA diventa invece fondamentale capire lo stato psichico degli autori di omicidi di massa, seriali e “comuni”: per una malattia mentale riconosciuta, infatti, non si può essere condannati a morte.

Torniamo adesso alla questione del diritto di possedere armi in America, ricordando che Paddok deteneva in maniera legale più di quaranta armi da fuoco diverse e ne aveva modificata una per assicurarsi di fare più vittime.
A ogni omicidio di massa il problema si ripropone e di certo non sarà Trump a dare una soluzione concreta, anche perché, oltre a una legge che limiti la possibilità di acquistare un’arma, ci sarebbe bisogno di un cambiamento culturale. Concludiamo riportando la dichiarazione di Caleb Keeter, star della musica country che si stava esibendo sul palco del Route 91 harvest festival poco prima che Paddock cominciasse a sparare sulla folla:
«Sono stato per tutta la vita un sostenitore del secondo emendamento della Costituzione che garantisce il diritto di possedere armi e adesso non so dire quanto mi sia sbagliato. Abbiamo bisogno di regole per la detenzione di armi immediatamente. Il mio più grande rimorso è che testardamente non l’ho capito finché mio fratello e io non siamo stati in pericolo. Siamo incredibilmente fortunati di non essere tra le vittime».

(Biancamaria Massaro)

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