Stazzi e gli angeli della morte

In questi giorni, oltre che dalle non sempre fondamentali novità su Yara, Melania e Sarah, l’interesse dell’opinione pubblica è risvegliato da cold case celebri come quello di Simonetta Cesaroni (delitto di via Poma), discusse uscite di prigione come quella di Erika (strage di Novi Ligure) e il caso, se si dimostrassero vere le accuse su Stazzi, di un cosiddetto “angelo della morte”.

Parleremo di tutti i casi, iniziando però dall’ultimo, forse quello che ci “internazionalizza” di più, in quanto avviene in maniera simile a ogni latitudine ed è probabilmente più comune di quanto si creda, dato che la maggior parte delle volte non viene denunciato. Ricordiamo per esempio l’inglese “Dottor Morte” Harold Shipman (1946–2004), che potrebbe aver ucciso tramite la somministrazione di morfina dalle 215 alle 345 persone, e il medico norvegese Arnfinn Nesset (ancora in vita), che ha avvelenato tra i 27 e i 138 pazienti.

Il fatto è noto: il 28 novembre è statA emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Angelo Stazzi, ritenuto responsabile delle morti di almeno sette anziani, avvenute tra il gennaio e l’ottobre del 2009, periodo in cui l’uomo lavorava come infermiere nella casa di riposo Villa Alex di Sant’Angelo Romano (Roma). Non si esclude l’ipotesi che Stazzi si sia reso responsabile dell’omicidio di altri anziani. L’infermiere si trovava recluso da ottobre del 2009 con l’accusa di aver ucciso nel 2001 una collega, Teresa Dell’Unto.
Il modus operandi di Stazzi era tanto semplice quanto difficile da scoprire durante un’autopsia: prima somministrava farmaci soporiferi per far addormentare le sue vittime, poi una dose di insulina 50 volte superiore al limite tollerabile da una persona.

Sempre in Italia, l’infermiera comasca Sonya Caleffi è stata un angelo della morte più letale di lui, uccidendo con iniezioni d’aria prima nel 2003 otto malati terminali nell’Ospedale S. Anna di Como, poi nel 2004 ben diciotto persone ricoverate presso l’Ospedale Manzoni di Lecco.

Per angeli della morte (o della misericordia) in criminologia si intende una categoria di serial killer che agisce quasi esclusivamente nell’ambiente medico-ospedaliero, comprese le case di cura per anziani. Anziani e malati terminali sono infatti le vittime “privilegiate” degli angeli della morte che si giustificano dicendo di agire per pietà, per non far più soffrire i pazienti di cui si occupano.
In realtà, quando non è riscontrabile un molto “pratico” tornaconto personale, le motivazioni di questi assassini seriali sono molto meno nobili: vogliono soprattutto esercitare il macabro diritto di vita e di morte su individui indifesi lasciati alla loro mercé, simile a quello che aveva ad Auschwitz sugli internati il medico nazista Josef Mengele, soprannominato proprio “angelo della morte”. A volte soffrono inoltre un narcisistico bisogno di essere al centro dell’attenzione che sfogano accorrendo in soccorso della persona che hanno condannato a morte, in modo che sembri che abbiano fatto di tutto per salvarla ed essere lodati per questo. Alcune loro vittime perciò possono perfino sopravvivere. Almeno la prima volta che agiscono su di loro, ma alla seconda non hanno scampo.

(Biancamaria Massaro)


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