Il caso Sarah Scazzi

Tra poco più di un mese cadrà la prima ricorrenza della scomparsa di Sarah Scazzi. Al momento sembra che a ucciderla siano state la zia e la cugina, mentre lo zio ne avrebbe “soltanto” occultato il cadavere.
Oltre a loro tre, vi sono un’altra dozzina di indagati: Carmine Misseri e Cosimo Cosma, rispettivamente fratello e nipote di Michele Misseri; gli avvocati Gianluca Mongelli, Vito Russo con la moglie Emilia Velletri, (questi ultimi due ex difensori di Sabrina) e Francesco De Cristofaro, (attuale difensore di Michele Misseri), infine Giovanni Buccolieri (il fioraio che ha dichiarato di aver “sognato” Cosima costringere Sarah a salire in auto) insieme a parenti assortiti e amici a cui ha confidato la testimonianza “onirica”.
Sicuramente è un caso che è destinato a offrire nuove sorprese. Magari a settembre, quando riprenderanno gli appuntamenti quotidiani e settimanali delle trasmissioni televisive che se ne sono occupati per una anno intero. Vediamo come.

Sarah aveva 15 anni quando è scomparsa il 26 agosto del 2010 da Avetrana, perciò le mancavano tre anni per essere maggiorenne. L’età anagrafica dovrebbe essere un dato certo e oggettivo e per questo non soggetto a interpretazioni; per i media non è stato così.
All’inizio, quando prediligevano la pista di una fuga volontaria, descrivevano Sarah come una giovane donna moderna alla quale la realtà di un piccolo paesino andava stretta. Ne aveva perfino parlato in un tema della sua voglia di “fuggire al nord”, proprio come aveva fatto il fratello. Non andava più d’accordo inoltre con la madre, Concetta Serrano, rigida testimone di Geova che non le faceva nemmeno festeggiare il Natale come tutti gli altri o collegarsi a internet.
Ma l’intraprendente quasi sedicenne era solita disubbidire alla madre, tanto che aveva ben tre diversi profili su facebook che erano gestiti da alcune sue amiche che aveva autorizzato ad accettare qualsiasi richiesta di amicizia. Un quarto profilo, aperto dal computer della biblioteca comunale di Avetrana, sembrava lo gestisse lei stessa. Lo faceva nascondendosi dietro lo pseudonimo Sarah Buffy, che rimanda alla nota “ammazza vampiri” di una serie televisiva americana di alcuni anni fa, in cui le creature della notte si mischiavano ai teenager molto prima che la giovanissima Bella e l’affascinante e tenebroso succhiasangue Edward si innamorassero nei romanzi di Stephenie Meyer. Di sicuro un fatto simile dimostrava un interesse per l’occulto di Sarah che l’aveva messa in contatto con personaggi ambigui, magari appartenenti a sette sataniche… pista esoterica che fa sempre presa sull’opinione pubblica, tanto da essere scomodata anche per il caso di Cogne.
E così, mentre la madre ripeteva che la figlia non si sarebbe mai allontanata di sua volontà e che perciò era stata rapita, stampa e televisione cercavano di convincerci che Sarah aveva preso la decisione di diventare adulta prima del tempo e abbandonare la casa materna.
Solo ai primi di ottobre i fatti avrebbero dimostrato che sua madre aveva ragione.

Il 6 ottobre, Concetta Serrano, partecipando su Rai Tre a una puntata di Chi l’ha visto? venne a sapere in diretta che il corpo della figlia era stato ritrovato in un pozzo in cui non era potuta cadere da sola. Mentre, il giorno dopo, gli altri media, probabilmente con un po’ di invidia per gli ascolti raggiunti, demonizzavano la trasmissione per aver spettacolarizzato un delitto tanto atroce e averci speculato sopra, ci fu quella che allora sembrò la svolta definitiva sul caso.
Il 7 ottobre Michele Misseri confessò infatti di aver strangolato Sarah Scazzi, la nipote, nel garage della sua abitazione e di averne occultato il corpo. Aggiunse anche un particolare agghiacciante, che poi ritrattò: aveva abusato della nipote morta, non essendo riuscito ad averla in vita. Date le condizioni del cadavere, non è dimostrabile che ciò sia avvenuto davvero, così come non vi sono testimonianze che Sarah nei mesi precedenti al suo assassinio sia stata molestata dallo zio. Mentre l’uomo per tutti diventava “l’orco di Avetrana”, Sarah poco a poco perdeva la veste di “giovane donna” per indossare quelli di “ragazzina”. I media provarono anche a chiamarla “bambina”, ma poi si resero conto che per una quindicenne della generazione di Sarah era un po’ troppo. Per esaltarne la virginale innocenza, per riferirsi a lei hanno allora imparato a ricorrere a evocativi giri di parole come “un angelo a cui hanno precocemente spezzato le ali”.
Avrebbero presto avuto la possibilità di spostare l’attenzione sulla vita e la tragica fine di una bambina a tutti gli effetti, la tredicenne Yara Gambirasio, non prima però di creare due “mostri”: oltre al già citato zio-orco, Sabrina Messeri, la cugina-strega, una coppia sulle cui colpe e complicità si parlerà ancora a lungo, anche dopo che una sentenza definitiva avrà stabilito le responsabilità ufficiali.
Finché si sperava che Sarah fosse ancora in vita, le famiglie Scazzi e Misseri erano rimaste unite nel dolore, pur avendo un rapporto diverso con i media. Concetta Serrano si prestava alle telecamere solo per pretendere la verità sulla figlia, rifiutando che fosse liquidata coma una fuga e che gli inquirenti smettessero di occuparsene troppo in fretta. Venne definita fredda, quasi gelida, perché non piangeva e non voleva aggiungere molto altro, mentre all’inizio l’opinione pubblica quasi si commosse di fronte alle lacrime di Michele Misseri che, sconvolto per aver ritrovato “per caso” il telefonino della nipote, si disperava per la sorte della ragazza e ne ricordava la dolcezza e il fatto che fosse per lui un’altra figlia. Il suo comportamento durante l’intervista fu poi analizzato nei minimi particolari in diverse trasmissioni televisive, evidenziando come piangesse a comando e quanto fosse diabolico e pianificatore.
Quando poi Misseri chiamò in correità Sabrina, rivelando che era stata lei a uccidere la cugina, le stesse trasmissioni descrissero Misseri come un debole succube della forte personalità della figlia che l’aveva costretto a occultare il cadavere e a difenderla. Allo stato attuale sembra che sia stato succube soprattutto della moglie, ma è ancora prematuro stabilire come si siano svolti realmente i fatti. Rimane il corpo di una ragazza assassinata, una madre che chiede giustizia, tre presunti colpevoli che si scaricano addosso veleni e responsabilità e la morbosa curiosità dell’opinione pubblica alimentata dai media che, seppur non più quotidianamente, continuano a parlarne.

(Biancamaria Massaro)


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