Fine del mondo in cinque tempi (di Biancamaria Massaro)

Da quando il cinguettare dei passeri ha sostituito il rombo deimotori, la natura ha cominciato a invadere le città. Piante rampicanti già arrivanoal primo piano degli edifici e ricoprono automobili ferme da tempo. È da pocopassata l’alba quando il fiore apre al sole i candidi petali, mostrandotrionfante il suo cuore dorato. È una comune margherita che si è fatta strada trale crepe dell’asfalto. A causarne la morte non sarà la mano di un bambino che vuoleoffrirla alla madre, ma il calpestio prodotto da una massa in eterno movimento.Si sposta lentamente, come lenta è stata la fine del mondo.

La dottoressa Irina Sastri salì inascensore con i colleghi senza guardarsi allo specchio. Non lo faceva più da quandoun ragazzino, l’unico rimasto ancora ben educato, le aveva lasciato il postosull’autobus. Creme costose, palestra e interventi estetici avevano a lungonascosto l’evidenza, ma ormai doveva arrendersi: stava invecchiando. Glieloricordavano i giovani amanti di cui si circondava, che ormai solo a pagamentole dicevano che era bella e desiderabile. Era un processo davveroirreversibile? No, come sperava di dimostrare insieme alla sua equipe. Sullecavie aveva raggiunto già un buon risultato con la rigenerazione cellulare,perciò si poteva passare a un organismo intero. Sicuramente quello di unmaiale: per molto tempo infatti non le avrebbero concesso di sperimentare ilcomposto su un essere umano. Irina però non poteva più permettersi diaspettare, voleva liberarsi dalla pesantezza degli anni. Desiderava subitol’occasione di rifarsi una vita, una in cui non avrebbe sacrificato ilmatrimonio e la possibilità di essere madre in nome della scienza e dellasperanza di un nobel. Era nauseata dall’elegante attico vista Colosseo,ristrutturato e arredato da un famoso architetto, che ogni sera l’accoglievafreddo e vuoto come un’ospite invadente e indesiderata. Irina non scese a mensacon i suoi collaboratori, così poté iniettarsi il β3T senza che nessuno lavedesse, poi disse che si sentiva male e tornò a casa. Sparsi sul pavimentodell’ingresso c’erano ancora i pezzi dello specchio che aveva distrutto perchéle aveva restituito l’immagine di una donna anziana. Il giorno dopo avrebbe scopertose valeva la pena comprarne un altro.

Il mese seguente il β3T avevacambiato nome in Rigenera ed erapronto con cinque anni di anticipo a essere lanciato sul mercato esclusivo deiricchi e potenti della terra. La dottoressa Irina Sastri era stata nell’ordine:licenziata, radiata dall’ordine dei medici, accusata di furto, additata comemostro e allo stesso tempo adorata come una dea, infine riassunta cometestimonial dalla stessa società che l’aveva cacciata come ricercatrice. La suaritrovata giovinezza spiegava infatti più di mille parole gli effetti del nuovofarmaco. Quando era costretta a parlare dei processi metabolici che attivava ilRigenera, Irina abbandonava illinguaggio scientifico che l’aveva accompagnata fin dall’università e spiegavache le cellule giovani si nutrivano di quelle vecchie, eliminandole. Era ospitefissa in molti talkshow dove inevitabilmente qualche suo ex collega le chiedevase aveva pensato agli effetti collaterali del Rigenera. «Dopo averlo assunto», rispondeva, «si prova un grandeappetito e si soffre di una lieve carenza di ferro. Consiglio a chi lo prova dimangiare subito dopo una bella bistecca al sangue e un po’ di verdura fresca».Preferiva nascondere il fatto che da trenta giorni mangiava solo carne cruda enon toccava una foglia di insalata. Non confessò nemmeno che a letto i suoiamanti cominciavano a lamentarsi dell’ardore che dimostrava quando li mordeva asangue, scambiando per focosa passione ciò che era sempre più simile allabramosia di carne umana.

Quella sera Irina stava tornando acasa, cercando di schivare i giornalisti che le chiedevano se sperava di esserenella rosa dei candidati al nobel per la medicina. Un tempo le sarebbeimportato, ora non più: in cima ai suoi pensieri c’era qualcosa di inconfessabile,qualcosa che, dopo che con un morso aveva quasi staccato il capezzolo sinistro all’ultimoamante, le era costata già una denuncia. Appena uscì dalla macchina tre sparila colpirono alla schiena. «È la fine che meritano i traditori dell’umanità», avrebberorivendicato sulla loro pagina facebook gli evoluzionisti, dimostrando che lalotta contro il Rigenera cheportavano avanti da mesi aveva abbandonato la via pacifica. Nello stessomomento in tutto il mondo altri terroristi cercavano di uccidere i ricchi e i potentiche si erano potuti permettere ilRigenera. Irina sentì il sangue che le bagnava il vestito da sera e capìche sarebbe morta, nonostante l’arrivo quasi immediato dei soccorsi che letamponarono le ferite e le misero la maschera d’ossigeno. In ambulanza, primadi perdere conoscenza, cercò di gridare che tutte quelle cure non servivano anulla e che avrebbero fatto meglio a offrirle un po’ di carne cruda. Un’infermiera si accorse che cercava di dire qualcosa, così le tolse la maschera ele si avvicinò per ascoltarla meglio. Ci rimediò un morso che le tranciò dinetto il lobo dell’orecchio destro, perciò non pianse quando l’ex dottoressa IrinaSastri fu dichiarata clinicamente morta.

Gli evoluzionisti, programmati come un ordigno letale e perfetto, più o meno simultaneamente avevano colpito politici, tiranni, potenti industriali, magnatidel petrolio, maghi della finanza, star del cinema e della canzone e i genidelle nuove tecnologie, tutte persone che si cercò di salvare a ogni costo. Siricorse anche a metodi non convenzionali quali l’utilizzo del β3Z, una versionepotenziata del Rigenera, il cuistudio si trovava ancora alle prime fasi sperimentali. Ai media non fu dettoche i ricchi pazienti, nonostante si trovassero in uno stato di coma indotto,erano stati legati al letto e forniti di una sorta di museruola perché a voltesi risvegliavano e aggredivano medici e infermieri. Intanto sui siti internetche di solito parlavano di cerchi sul grano, Yeti e Atlantide apparve lanotizia che, intorno a costose cliniche, erano stati avvistati uomini e donnevestiti con un camice ospedaliero che si muovevano lentamente e azzannavano ipassanti. Qualcuno in un blog scrisse che un amico gli aveva raccontato che lafidanzata di un suo cugino aveva visto la dottoressa Sastri aggredire un ragazzo,ma questo era impossibile: la prima donna ad aver provato il Rigenera era infatti morta qualchesettimana prima in un attentato, lo sapevano tutti. Nessuno poteva immaginareche il funerale di Irina si era svolto intorno a una bara vuota perché la clinicaprivata in cui era arrivata l’ambulanza che la trasportava non aveva volutoammettere di essersi persa un cadavere.

All’inizio le polizie di tutto ilmondo decisero di negare gli episodi di aggressione, perciò si pensò che sistesse diffondendo una nuova leggenda metropolitana, quella del PazienteMorsicatore. Insomma, una cosa su cui riderci sopra, almeno finché le personeaggredite cominciarono a essere troppe per poter credere che si fosseroinventate tutto. Si sparse poi la voce che, quelle di loro che erano stateazzannate alla gola, erano morte o si erano messe a loro volta ad aggredire ifamiliari. «O entrambe le cose, come mi appresto ad appurare», tentò discherzarci su Alberto Manni, scettico giornalista che si offrì di cercarequalche vittima di un Paziente Morsicatore e intervistarlo. Anzi, visto cheabitava a Roma, avrebbe parlato proprio con Irina Sastri, affamata dottoressache in molti su internet sostenevano di vedere mentre aggrediva qualche amico oun parente, nonostante il suo corpo fosse stato cremato insieme alla bara dopolo sfarzoso funerale. La scomparsa di Manni fu considerata una trovatapubblicitaria; quelle dei suoi colleghi, che anche in altre città provarono aemularlo, fu invece attribuita a un primo originale serial killer e ai suoiimitatori. Furono gli evoluzionisti, nelle pagine che ciclicamente riaprivano sufacebook, a sostenere che i primi Pazienti Morsicatori erano proprio le vittime dei loro attentati, ovvero coloro che avevano usato il Rigeneraperché non volevano invecchiare e nemmeno morire. Il primo loro desiderio erastato esaudito, mentre per il secondo neanche i terroristi ebbero il coraggiodi parlare di Zombie. Ben presto non ci fu più tempo per parlarne: bisognava solocorrere e combattere. Infine il nulla, solo margherite schiacciate da una massaaffamata in eterno movimento.


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