Amy Jade Winehouse – Un gioco a perdere (Parte I)

Qui di seguito eccovi un’anticipazione del nuovo numero di Knife: la prima di due “finestre” sull’articolo relativo a Amy Jade Winehouse. L’autrice del successo planetario Rehab è deceduta il 23 luglio scorso, per cause non ancora chiarite.

Potrete scaricare Knife da fine settembre, dove troverete, tra gli altri scritti, anche la versione completa di “Amy Jade Winehouse – un gioco a perdere”.

Qui, sul Blog, invece leggerete la storia delle ultime esibizioni, compresa quella disastrosa di Belgrado di cui hanno parlato diversi telegiornali italiani. Scoprirete come un suo brano sia stato studiato nella blasonata università di Cambridge. In questa “preview” anche un video musicale e un estratto da un concerto.

Buona “Nera” lettura.

L’ULTIMO CONCERTO
Belgrado, 18 giugno scorso. Quella che doveva essere la prima tappa del nuovo tour europeo, sarà invece ricordata come l’ultima apparizione pubblica ufficiale.
La vita sregolata, la riabilitazione in clinica, l’ultimo album in studio di ben 4 anni prima. Amy Winehouse aveva bisogno di riscontri, da lei stessa e dal pubblico. Ma erano soprattutto i suoi ammiratori a necessitarne: “è ancora il talento di Back To Black, o piuttosto il risultato commerciale di una casa discografica? Reggerà un intero concerto da sobria?” La riuscita o meno del tour, avrebbe fornito le dovute risposte. Mai scontate, quando si parlava della nuova regina del soul.
Tutto il mondo aveva lo sguardo rivolto verso la capitale serba. Le migliaia di persone che la attendevano ai piedi della fortezza Kalemegdan le avevano dato fiducia, primi al mondo ad assistere a un concerto della nuova serie. Si aspettavano una rinascita, ma fu una rovinosa caduta: Si presentò “strafatta”. Non riuscì nemmeno a terminare la prima canzone, che fu sommersa dai fischi dei paganti, disturbati dall’evidente stato di alterazione. I musicisti della “band” la sorreggevano perchè non riusciva a stare in piedi e, quando non barcollava, lo sguardo era perso nel vuoto. Preannunciata come una festa, fu uno spettacolo ridicolo e lei proseguì a stento, saltando molte strofe e stonando ripetutamente.

Le risposte si facevano dunque attendere e le date del tour furono tutte cancellate, compresa quella italiana del 16 Luglio, prevista a Lucca. La diva era genuina e questa era l’unica, triste conferma. Nessuno poteva dire che fosse artificiosa, come altre sue colleghe famose, ma una donna vera, con tutte le sue debolezze. E in dote, un talento straordinario.

I demoni dell’alcol e della droga avevano vinto di nuovo purtroppo, più forti anche del successo e dei dollari. Soltanto l’ennesima sconfitta. Una delle ultime.

In pochi sanno, che salì su un altro, ultimissimo palco: quello del locale Roadhouse, nel suo quartiere di Camden Square. Era il 20 luglio scorso e l’occasione era quella di un festival di nuovi talenti. Dionne Bromfield, sua amica e protetta, era uno degli ospiti e la invitò per un duetto. Tra lo stupore generale dei presenti, le due amiche cantarono e ballarono insieme Mama said, vecchio successo delle Shirelles. Questa volta lucida, vestita con un paio di jeans e una maglietta, forse per non oscurare Dionnie. Ma sono tre minuti di straripante presenza scenica e di intensa carica erotica. Giudicate voi stessi, nel video che segue.

La seconda parte sul sito e l’articolo completo su Knife.

(Alberto Cattaneo)


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