Survivor, di Chuck Palahniuk: la scrittura del paradosso

Preghiera per ritardare l’orgasmo
Preghira per perdere peso

Preghiera per rimuovere le macchie di muffa

Preghiera per prevenire la caduta dei capelli
Preghiera per indurre l’erezione
Preghiera per il silenzio dei cani che abbaiano

Preghiera per il silenzio degli allarmi delle auto
Preghiera per evitare di pagare il parcheggio
Preghiera per le perdite delle tubature
Preghiera per aumentare la sensibilità vaginale

Preghiera contro l’eccessiva sudorazione

Preghiera per torvare la lente a contatto perduta

Queste sono solo alcune delle preghiere di Tender Branson, ultimo sopravvissuto al suicidio di massa di una setta religiosa americana. L’ultimo dei Creedish, Tender si trasforma, grazie a un agente spregiudicato a caccia di soldi, da umile domestica a famoso predicatore multimediale. Tender non sceglie. Che sia domestica o predicatore è abituato a seguire le indicazioni impartitegli dalla setta, dagli abitanti ricchi della casa presso cui presta servizio, dal suo agente spregiudicato. Tender rappresenta il ragazzo cresciuto alla scuola dell’ipocrisia di una società che si mostra perfetta.
Palahniuk a riguardo ha commentato: “I libri non sono mai quello che si pensa che siano. Survivor rappresenta davvero il nostro sistema educativo. Troppo spesso avverto come la sensazione che i bambini siano formati nel miglior modo possibile per essere solo degli ingranaggi di una grande macchina aziendale, ma non in modo da creare loro stessi la propria di azienda. Essi non saranno mai autonomi, possono arrivare a essere solo buoni impiegati.”
Palahniuk con il suo romanzo fa inceppare qualcosa in questo meccanismo ben oleato.
Survivor
incrina il sistema del pensiero ordinario.
Un uomo solo alla cloche di un Boeing 747 sta registrando un lungo messaggio sulla scatola nera del volo 2039 prima di lanciarsi in una folle picchiata suicida sulle coste dell’Australia.
Ė la storia della presa di coscienza di Tender raccontata al contrario, dalla fine, secondo quanto Chuck stesso afferma nel suo “The ‘Quilt’ Versus the Big ‘O’”. La forma definita da Chuck come “the Big O”, è ciò “(…) che Fitzgerald ha impiegato per il Grande Gatsby e che Capote ha usato per Colazione da Tiffany. È una forma classica di trama che io ho usato per Fight Club perché è facile da impostare e seguire. Si inizia alla fine o alla crisi della storia.”
Ė un’interpretazione rovesciata del sogno americano quella che prende vita nelle pagine di Survivor. Solo che, in virtù dell’Arte Maledetta di Palahniuk, questo sogno diviene una sorta di incubo assurdo.
Ma quali sono le componenti di questa scrittura del paradosso? Cosa rende così assurdo e al contempo così godibile questo romanzo?
Nel 2007, Palahniuk scrisse diversi saggi; in uno di questi si parla dell’Assurdità: “Come compito a casa, scrivi la tua versione di “My Life with R.H. Macy” e di “Dusk e These Fierce Pajamas”. Prova a delineare un ambito, a descrivere una cornice di un sistema sociale complesso, un lavoro, una struttura burocratica stratificata. Scrivi successivamente un secondo racconto impiegando il sentimento di delusione per accelerare qualcosa, fallo crescere progressivamente fino a farlo esplodere nell’assurdo. Impiega malattia o droghe o sonniferi o privazione come “device”, come strumento, un qualsiasi elemento di stress che possa degradare la sanità mentale del tuo narratore fino a caricare il racconto di eventi ordinari tali da fargli assumere un peso profondo e drammatico. Ricordati di entrare subito nella storia, come un pezzo punk.”
In Survivor si mantiene lo stile letterario Pulp caratterizzato dalla ridondanza di aggettivi e avverbi, proprio adesso che gli autori non sono più pagati un tanto a parola come nei vecchi e sgargianti magazine di genere, allo scopo di dare vita a una narrazione densa di segni e amplificata dai simbolismi, così come Chuck descrive nei suoi saggi. O meglio, non intendo dire che il suo editore lo paghi un tanto a parola come avveniva con i vecchi scrittori Pulp. La finalità è raggiungere l’assurdo, trasformare le vite monotone di tanti ingranaggi obbedienti in una rappresentazione oscura e grottesca o per svelare l’assurdo che è celato dietro la vita ordinaria. In quest’arte del paradosso si legge tutto il nero del nostro quotidiano. Chuck crea un personaggio che rappresenta una chiave interpretativa della realtà moderna.
Tender Branson è l’ultimo di una setta religiosa ed è stato educato per servire qualsiasi individuo che intenda esercitare su di lui il proprio arbitrio.
Ma come si innesca questo processo? La risposta che è nel libro sembrerebbe quella più comune ma in questo contesto risulta volutamente assurda, sinistra, e viene impiegata da Palahniuk in modo molto provocatorio: “Il miglior modo di conservare un lavoro è fare quello che ti chiedono.”
E ancora istruzioni e dedizione assoluta: “Il miglior modo per cancellare macchie di sangue dal bagagliaio di una macchina è di non fare domande in proposito (…) per ostinate macchie basico-proteiche, come lo sperma, provate a risciacquare con acqua salata fredda, poi lavate come al solito. Questo lo si può considerare apprendimento durante il lavoro.
Sentitevi liberi di prendere nota.”
Ma ecco, tra le righe delle nozioni e del lavoro instancabile compare l’umanità di Tender, il tarlo della consapevolezza che progressivamente lo autodetermina. Salirà su quell’aereo per raccontare al mondo la storia dei tanti Tender, dall’ultimo dei Creedish, alla domestica, al predicatore e la sua storia è il racconto di un ragazzo come tanti, soffocato dalle maglie della società. Prenderà quell’aereo. Anzi lo ha già preso.
“Ogni volta che pulite una macchia, un pesce, una casa, vi convincete che state rendendo il mondo un luogo migliore, ma state solamente lasciando che le cose peggiorino. Pensate che forse, lavorando duro e velocemente, potrete riordinare il caos, ma poi un bel giorno state cambiando la lampadina nel patio con una lampadina che dura cinque anni e realizzate che potrete cambiare quelle lampadine forse altre dieci volte e poi sarete morti. Il tempo scorre implacabile. Non avete più l’energia di sempre. Comincia la parabola discendente. Cominciate a cedere.”

(Luigi Bonaro)


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