Parole, di Roberto Bommarito

Di seguito, il racconto vincitore della XI Edizione di Minuti Contati.

Le parole sono arrivate tre anni e qualche mese fa. Così come nel resto del mondo. Piovute dal cielo. Quelle pesanti, come “mai”, con la forza di meteoriti incandescenti. Quelle più leggere come “ciao” trasportate dal vento come dei fottuti palloncini a elio.
«Si può sapere cos’hai?» feci a Jessica, pochi istanti prima che la prima tempesta di parole iniziasse.
Lei non rispose. Le nocche tutte bianche, stringeva il volante come se stesse invece stringendomi il collo. Rabbia, odio. Con lei non sapevi mai dove iniziavano e finivano i confini di un’emozione. Era difficile sapere se il suo era uno scazzo passeggero o se mi detestava davvero.
«Se non parli come faccio a sapere che cazzo ti passa per la testa?» insistetti. Sapevo che così facendo la indispettivo, ma un po’ ci prendevo gusto a litigare con lei.
Si voltò, la fronte aggrottata come le pieghe di un lenzuolo.
«Non lo dici mai,» sbottò.
Risi. «Non ti dico mai cosa?»
«Che…» Non finì mai la frase. La parola “mai” caduta dal cielo, con tutta la sua violenza, colpì il cofano della macchina. Poi fu vetro rotto, rumori di freni, asfalto. E sangue. Il mio. Il suo. La vidi morire senza poter fare un cazzo di nulla.
Alcuni dicono che sia solo un sogno. Che non ha senso che delle parole piovano dal cielo, materializzandosi dal nulla. Ma non è un sogno, semmai un incubo. Un incubo che dura da anni. Come un coma.
Il mondo bombardato dalle parole va a pezzi.
Io vado a pezzi.
Alcuni coglioni collezionano le parole che trovano per strada, o addirittura le frasi (a volte precipitano come vagoni abbandonati dalla mano di Dio). Altri, gli scienziati, lo fanno per mestiere. Loro, gli scienziati appunto, dicono che hanno trovato tutte le parole. In tante combinazioni diverse. Io ne ho viste pure di parole e frasi. Troppe. Ma c’è una combinazione di parole che non ho mai trovato: “Mi spiace.”
«Non lo dici mai,» fu l’ultima frase di Jessica.
Era proprio a quelle due parole che si riferiva. Se fossi stato meno bastardo, forse lei sarebbe ancora viva.
A volte spero davvero di starmi sognando tutto, forse in un coma. E quando sogno nel sogno spero di riaprire gli occhi e trovarla di fianco a me.
Perché forse l’incidente così come lo ricordo me lo sono immaginato. E nella realtà fu un incidente normale.
E così continuo a cercare quelle due parole per strada.
Forse il giorno che le troverò aprirò gli occhi.
E avendole trovate potrò finalmente dirle: «Mi spiace».



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