La morte cammina con i tacchi alti, di Luciano Ercoli

Nel mondo del cinema c’è chi da produttore diventa regista, pur con una carriera breve e caratterizzata da pochi titoli. È questo il caso di Luciano Ercoli, produttore negli anni Sessanta e regista negli anni Settanta. Tra i suoi otto lungometraggi si trovano tre gialli all’italiana, il secondo dei quali, uscito nel 1971, è piuttosto interessante. La morte cammina con i tacchi alti è un thriller atipico nel panorama dei film di quegli anni e mostra pesanti influenze provenienti da altri maestri della suspense oltre che dai registi impegnati nel delineare le caratteristiche del thrilling italiano.

La storia ruota attorno a un furto di diamanti. Nicole Rochard, spogliarellista parigina e figlia di un noto ladro specializzato in casseforti, viene minacciata da un individuo misterioso, vestito di nero, con gli occhi azzurri e la voce distorta. L’uomo vuole i diamanti dell’ultimo colpo del defunto padre della ragazza. Quando Nicole trova delle lenti a contatto blu in casa, inizia a sospettare del suo fidanzato, Michel Aumont, e, accettando la corte del dottor Robert Matthews, scappa con lui in Inghilterra. Il dottore, già sposato, la sistema in una casa sulla costa, in attesa del divorzio. Tuttavia qualcuno spara al medico mentre sta medicando un paziente cieco e la ragazza viene trovata morta da alcuni pescatori. Si mobilita Scotland Yard, mentre in Inghilterra arriva anche Michel, che a sua volta si muove per scoprire la verità dietro la morte di Nicole.

La grande peculiarità de La morte cammina con i tacchi alti è nella struttura narrativa. Il film parte con i toni del thriller classico, ma subito dopo si assiste a una brusca virata verso i toni più rilassati della commedia romantica spruzzata di erotismo, quando la vicenda si trasferisce a Londra. Il regista sembra voler tranquillizzare lo spettatore, che quasi si dimentica della questione dei diamanti, fino a quando Nicole Rochard, interpretata da una bellissima Susan Scott (nome d’arte di Nieves Navarro), viene trovata morta. Il film, fino a quel punto, è stato costruito mantenendo lei come protagonista principale, e la sua morte prematura, per quanto sia una scelta coraggiosa, non può non far pensare a un omaggio al capolavoro di Hitchcock, Psyco. Allo stesso modo il personaggio del capitano in pensione che osserva dalla finestra con un cannocchiale e assiste indirettamente all’omicidio è un’evidente citazione de La finestra sul cortile, sempre di Hitchcock. Sospeso tra thrilling italiano e citazionismo hitckcockiano, Ercoli torna quindi ai toni del giallo e si muove seminando indizi e indicando false piste, rendendo tutti i personaggi dei possibili sospettati. In tutto questo, il ruolo centrale della polizia nella vicenda, elemento in controtendenza con i tipici gialli all’italiana, si affianca al personaggio di Michel che indaga per conto suo, elemento invece caratteristico di questa nicchia cinematografica. Ercoli costruisce quindi un mix di suggestioni, gioca sui contrasti e prepara alla meglio la rivelazione finale sull’identità dell’assassino. 

La presenza di due chiavi di possibile risoluzione dell’enigma, ovvero la testimonianza del cieco in cura dal dottore, basata solo su ricordi sonori, e la testimonianza del capitano in pensione che ha assisto all’assassinio di Nicole, ma non può indicare chi sia il killer per via del buio e della pioggia presenti, ricorda in maniera piuttosto evidente la caratteristica del particolare “sfuggito” di argentiana memoria. A differenza dei film di Dario Argento, ne La morte cammina con i tacchi alti il particolare – o i particolari, in questo caso – non è realmente essenziale alla risoluzione del caso, il cui mistero viene risolto invece grazie a una fortuita battuta di un personaggio secondario. Questo aspetto inoltre riporta la polizia al suo tradizionale posto all’interno di questo filone cinematografico, ovvero quello di un ruolo tutt’altro che determinante per la risoluzione delle vicende. Da questo punto di vista la battuta finale dell’ispettore nel volersi prendere il merito di fronte ai suoi superiori è di indubbia efficacia.

(Gianluca Santini)


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