Chirurgia creativa, di Clelia Farris

Titolo: Chirurgia creativa
Autore: Clelia Farris
Editore: Deleyva Editore
Anno: 2015 (disponibile dal 27 febbraio 2015)
Prezzo: 2,99 euro

Sinossi:
A volte il bisturi non è la soluzione migliore, soprattutto quando il tuo chirurgo è convinto che “brutto è il nuovo fascino.” In una società in cui essere e apparire coincidono, Kieser, un ragazzo molto ambizioso, vorrebbe diventare “se stesso”. Il compito è arduo, anche se Kieser dopo aver risposto a un annuncio di lavoro, diventa l’assistente personale di Vi, una studentessa di medicina che pratica la Chirurgia creativa su cani ed esseri umani.

La recensione di Nero Cafè:
Aveva un insolito obiettivo: la bruttezza”

Identico obiettivo deve aver avuto l’illustratore della cover di questo racconto, a giudicare dal risultato finale. Peccato, perché credo si debba cominciare proprio da una buona cover soprattutto se, come in questo caso, si ha solo una manciata di pagine per fare colpo sul lettore (e dunque sull’acquirente). L’illustrazione vuole comunque mettere in risalto e suggerire (e suppongo lo faccia) a chi leggerà questa storia una forte contaminazione steampunk elisabettiana. La sottoscritta, purtroppo, non ha nessuna esperienza in merito a questo genere letterario. Questo mi rende più o meno credibile? Non lo saprei dire. Se non altro non posso fare confronti con altri scrittori italiani o stranieri che hanno cercato (riuscendoci o meno) di scrivere steampunk. 

Si dice (e tutto sommato ho l’impressione sia vero) che scrivere racconti sia molto più difficile che scrivere romanzi. Il racconto è una pistola con un solo colpo in canna. One shot. O la va o la spacca. Niccolò Ammaniti (che è uno che sa scrivere, pure horror e pure bene) ha detto che se il romanzo è una storia d’amore il racconto è la passione di una notte. Insomma, dear all, mettetela come volete ma il concetto è quello e lo abbiamo capito. E io credo che la Farris sia riuscita a farci avere quella passione di una notte di cui si parlava poco sopra. Ci descrive un mondo borderline tra il futuristico e lo steampunk, ci racconta l’orrore di una civiltà allo sbando, ci fa storcere il naso davanti alle brutture e alle nefandezze di una società che si diverte a cambiare, modellare, modificare fino a rendere irriconoscibile chiunque, fino a cancellare ogni parvenza di umanità, imperfezione, fragilità e diversità. Ed ecco quindi che nemmeno gli animali possono più essere animali e diventano orrendi e mostruosi ibridi.
Chi non vorrebbe un cane taglia mignon con la testa, invece, di un molosso? Chi non vorrebbe un tartagatto per casa? Tenero come un gattino ma del tutto inattaccabile grazie al duro carapace? Ci pensa Vi, femmina dotata di arte e fantasia che si diverte a creare incredibili chimere da vendere a improbabili padroni eccitati ed eccitabili. Si può avere tutto, anche un essere metà cane e metà… feto. Si può tutto. Tranne essere se stessi.

Se è vero che questo non è sicuramente il genere letterario più adatto alla mia persona, è anche vero che lo stile di scrittura così suggestivo, fluido ed essenziale mi ha lasciata entusiasta e, memore di questa esperienza tra innesti, animali, parti anatomiche e tavoli operatori, andrò volentieri e certamente a recuperare i suoi precedenti romanzi.

(Caterina Bovoli)


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