Vizio di forma

“Vizio di forma” di Thomas Pynchon (Einaudi)
A 72 anni il grande recluso della letteratura americana, lo scrittore-culto di V. e L’arcobaleno della gravità sorprende tutti con un romanzo di irresistibile leggerezza, un noir nostalgico e adrenalinico, una fiammeggiante dichiarazione d’amore per gli anni Sessanta e i miti della cultura pop raccontati un attimo prima che il tramonto ne cancelli i colori.
La storia: California, inizio anni Settanta. Doc Sportello, investigatore privato con una passione smodata per le droghe e il surf, viene contattato da una vecchia fiamma, Shasta, che gli rivela l’esistenza di un complotto per rapire il suo nuovo amante, un costruttore miliardario. L’investigatore non fa neanche in tempo ad avviare le sue indagini che si ritrova arrestato per l’omicidio di una delle guardie del corpo del costruttore, il quale è intanto sparito, come pure Shasta.

 

Sembrano le premesse del più classico dei noir, ma ben presto le coincidenze più strane si accumulano e il mistero si allarga a macchia di leopardo. Doc inciampa così in collezioni di cravatte con donnine discinte, in falsi biglietti da venti dollari con il ritratto di Richard Nixon, in un’associazione di dentisti assassini nota come Zanna d’Oro, che è però anche il nome di un sedicente cartello indocinese dedito al traffico di eroina. Come sempre nei romanzi di Pynchon, l’indagine genera misteri anziché risolverli, e ben presto ci troviamo in un mondo a parte, uguale ma anche diversissimo rispetto a quello che scorre sulla superficie delle nostre vite.
 
In arrivo tra qualche giorno il libreria.

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