Un cuore così bianco, di Javier Marías

Ti dico solo una cosa, – disse. – Quando avrai un segreto, o se già ce l’hai, non raccontarglielo. – E di nuovo con il sorriso sul volto, aggiunse: – Buona fortuna.

Un cuore così bianco di Javier Marías si apre con un inquietante quanto inspiegabile dramma familiare che aleggia per tutta la durata del racconto sui personaggi e sulle loro vicende che si svolgono tra Madrid, L’Avana e New York.

Protagonista e voce narrante è un interprete spagnolo il quale, in occasione del suo matrimonio con la collega Luisa, avverte un malessere – così come lo definisce – che lo induce ad analizzare le dinamiche che direttamente o indirettamente condizionano i rapporti affettivi. Dall’amore coniugale, passando per quello clandestino, amicale o familiare, impareremo a conoscere i personaggi di Marías attraverso gli occhi di un narratore che indulge ripetitivamente e minuziosamente in dettagli solo in apparenza trascurabili.
Quale segreto si cela dietro le parole dell’elegante Ranz, l’affascinante e misterioso padre del protagonista? Quali indizi possono svelare quella verità celata, o forse volutamente abbandonata, per anni, dalla famiglia?

Una fine indagine psicologica che il protagonista conduce prima su se stesso, poi sugli altri personaggi della storia, accompagna il lettore in un percorso che esplora in profondità il ruolo che le parole – pronunciate o ascoltate – svolgono inevitabilmente nella vita delle persone nonché il peso determinante del detto e – ancor più – del non detto sulle azioni, sulle scelte di ciascun individuo.
Con un evidente riferimento biografico, Marías non a caso dedica un eccellente capitolo al complesso lavoro dell’interprete. Lingue e linguaggi, espressioni, inflessioni, traduzioni e interpretazioni svelano, nascondono, negano. Ancor più dell’azione, la parola – pronunciata o ascoltata – diventa persuasione, seduzione, inganno, ossessione: Tacere e parlare sono un modo di intervenire sul futuro.

A metà tra giallo e romanzo psicologico, quest’opera narrativa inizia con le parole: “Non ho voluto sapere, ma ho saputo che (…)” e già il lettore attento percepisce che Un cuore così bianco non narra semplicemente una storia. Racconta la responsabilità prodotta dalla conoscenza o dall’omissione della verità. Esplora il peso derivante non solo dalla colpa o dal segreto, quanto dalla sua rivelazione. E dalla corresponsabilità implicita nella condivisione.

La tensione narrativa è incentrata sulla psicologia degli attori più che sulla tragicità degli eventi e il lettore non può non interrogarsi sulle numerose e appassionanti riflessioni che lo scrittore impone – più che propone – attraverso l’inquietudine dei suoi personaggi e delle loro imprevedibili storie.
Il mistero alla base del racconto vive in sordina per gran parte del libro, ma solo quando il segreto ci sarà svelato, quando avremo appreso le risposte a quesiti spesso sottintesi eppure assillanti, comprenderemo la reale particolarità del lavoro di Marías.

Marías si ama o si odia. Lo stile che adotta è essenziale, intenso ma ripetitivo; uno stile che fa dell’ossessiva cura del dettaglio e della ripetizione la forza stessa della narrazione. Lo scrittore raramente si lascia andare alla passionalità ma sviscera quasi razionalmente idee che divengono azioni, sensazioni che assurgono a eventi, pensieri a fatti.
Il titolo è una citazione di Lady Macbeth. Per comprendere chi ha il “cuore bianco”, al termine della lettura, ci troveremo costretti a verificare le nostre nozioni di colpevolezza e innocenza.

Professore di teoria della traduzione, stimato traduttore di letteratura anglosassone, Javier Marías ha conquistato un posto di primo piano nella narrativa spagnola ottenendo prestigiosi riconoscimenti internazionali.

Un cuore così bianco (1992) è stato tradotto in venticinque lingue e venduto in trenta paesi.

Tutte le anime, Un cuore così bianco e Domani nella battaglia pensa a me compongono la Trilogia sentimentale pubblicata da Einaudi che ha consacrato lo straordinario successo dello scrittore Javier Marìas in Italia.

(Eliana Stendardo)


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