The Armageddon Rag, di George Martin

Che ne so io dei ’60?
A occhio e croce la risposta è: niente. Non c’ero ancora e di quegli anni ho una solo conoscenza indiretta, di seconda mano, approfondita a suon di cd di artisti inglesi e americani, perché la “pappa col pomodoro” non era proprio il piatto adatto di chi voleva cambiare il mondo… o almeno ci provava.
Da sempre in Italia la musica viene distinta con dei generi fittizi; anche i rocker più duri mi sembrano dei neo-melodici mascherati da quasi cattivi ragazzi. Per fortuna non tutta la musica del bel paese ha questa infezione; se cercate qualcuno che canti con la giusta dose di rabbia, un’emozione che in questi tempi non dovrebbe mai mancare, dovrete andare a scovarlo nel garage sotto casa, perché se fa strada e arriva in cima alle classifiche, allora state pur certi che, prima o poi, ci riproporrà la solita triste tiritera di cuore, amore e dolore.
Per l’idea che mi sono fatto, a quei tempi le cose sembravano diverse; la chitarra di Hendrix non era solo un suono, i testi di Bob Dylan erano qualcosa in più delle parole di cui erano composti e i concerti dei Doors venivano vissuti come un misto di rabbia, sensualità e disperazione. Non temete, non provo nostalgia per un periodo che non ho vissuto.
Ma, in fondo, cosa ne so io dei ’60? Niente… e allora proviamo anche solo a credere che sia possibile un cambiamento, fischiettando la melodia di qualche vincitore di uno dei troppi talent show che infestano le tv, le radio e, purtroppo, anche la rete.
Dopo molti, troppi anni di attesa, il romanzo The Armageddon Rag di George Martin viene edito, per la prima volta in Italia, dall’editore Gargoyle. Un’opera che sfugge a una facile collocazione in un genere, poiché rimane in quella zona d’ombra in cui il giallo e il thriller mistico-psicologico si contendono ogni singola parola di questa ri-creazione musicale dell’America anni sessanta.
Sandy Blair, ex-giornalista e scrittore in piena crisi creativa viene ricontattato dal Hedgehog, una rivista musicale e di cultura underground da cui si era licenziato. Gli viene affidato l’incarico di scrivere un pezzo sulla misteriosa morte di Jamie Lynch, personaggio di spicco nella musica degli anni sessanta, nonché produttore dei Nazgûl, ucciso nel suo ufficio. La colonna sonora del ritrovamento del cadavere era composta dall’ultimo album della band, scioltasi alcuni anni prima quando il cantante Patrick Henry Hobbins, detto lo “Hobbit”, venne ucciso durante un concerto.
Una strana forza lo spinge ad accettare di scrivere il pezzo, ma la sua indagine scivola verso dimensioni del tutto inaspettate, in cui Sandy dovrà fare i conti con il proprio io e tutti i suoi demoni. Un viaggio attraverso un mondo e un passato creduti estinti, collegati in una maniera oscura alla musica dei Nazgûl. Un gruppo che qualcuno vorrebbe riunire sul palco per dare il via all’Armageddon.

The Armageddon Rag, di George Martin, Gargoyle, collana Extra, 480 pagine, €16.50. Uscita prevista per il 7 febbraio.

 (Mirko Giacchetti)


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