Recensione: L’ultimo libro

“L’ultimo libro” di Zoran Živković(TEA)

“L’ultimo libro” di Zoran Živković è un giallo sui generis. Qualcuno lo ha definito un thriller postmoderno, sulle orme di Borges, mentre altri lo hanno accostato a “Il nome della rosa” di Umberto Eco.
Il protagonista è l’ispettore Dejan Lukic, che si innamora di una libraia, Olga Bogdanovic, e si trova coinvolto in una misteriosa serie di decessi all’interno della libreria “Il papiro”, che costituisce l’ambientazione di gran parte della storia, insieme alla sala da tè adiacente. Tutto ruota attorno all’Ultimo Libro del titolo, e alle vicende che si intrecciano, sullo sfondo della capitale serba, in giornate piovose, attraverso un intricato gioco di piani spazio-temporali. Tra improbabili spioni dei servizi segreti, strani cerimoniali del tè, sette segrete e medici legali, la storia si dipana sul confine tra realtà e fantasia, lasciando al lettore il piacere di decidere da quale parte del confine ci si trova in ogni capitolo.
Premessa della narrazione è l’amore per la lettura e la scrittura. Živković gioca esplicitamente sul tema della collocazione del giallo (letteratura alta o bassa) facendovi riflettere i suoi due personaggi principali: la libraia e il poliziotto. E forse, la riflessione sulla letteratura, sui piani della realtà, e sul senso della narrazione, è uno degli scopi di Živković.
Lo stile è leggero e scorrevole, la narrazione piacevole, ed il risultato è un libro avvincente e godibile per tutti quelli che amano le buone letture.
Prima traduzione italiana per Zoran Živković, autore serbo nato nel 1948 a Belgrado, città dove vive tuttora con la moglie e i due figli gemelli. Živković, una laurea in filologia e teoria della letteratura all’università della sua città, ha pubblicato diciotto volumi di narrativa e cinque di saggistica, con i quali ha vinto numerosi premi, in patria e all’estero. Le sue opere sono tradotte in molti Paesi tra i quali Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Olanda Russia, Spagna, Stati Uniti e Ucraina. viene dalla Science Fiction, di cui porta il linguaggio nelle opere e della quale ripropone la fludità e ritmo nella narrazione.
“L’Ultimo Libro” è la sua prima traduzione italiana, ma altre ne seguiranno: già a gennaio è atteso, sempre per i tipi di TEA, il romanzo “Sei biblioteche”.

(Nero Cafè – Cristian Fabbi)


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