L’uomo che credeva di essere sé stesso, di David Ambrose

Una persona, ma quale?

Pensate ai vostri cari, ai colleghi di lavoro, ai vostri conoscenti. Sono tutte delle solide presenze nelle nostre giornate; nel bene o nel male ci tengono a galla o ci fanno sprofondare, ci gratificano oppure ci derubano del tempo prezioso, magari sono l’unico motivo per sorridere o anche per arrabbiarsi. Sono, a conti fatti, una buona parte della nostra esistenza. Vi siete mai chiesti se una di queste persone cessasse di esistere, come reagireste? Qualcosa cambierebbe di sicuro, ma cosa provereste se, parlando con altri, scopriste di essere gli unici a ricordare lo “scomparso”?
L’uomo che credeva di essere sé stesso di Ambrose David, cerca una risposta a questo tipo di “sparizione” e ci presenta Rick Hamilton, un uomo che ha una vita perfetta che divide con Anne, l’amata moglie, e Charlie, il figlio adorato. Come solo pochi uomini al mondo, ha un lavoro che ama. In tutta quella che sembra una vita perfetta, un mattino, durante un importante impegno al lavoro, una premonizione di un pericolo, qualcosa che può minacciare la sua serenità, lo spinge a tornare dai suoi cari e controllare che non sia successo niente di grave. Sulla via di casa scopre che l’automobile di sua moglie è stata coinvolta in un incidente e nel vedere che la moglie è illesa, sviene per l’emozione.
Al suo risveglio in ospedale, si preoccupa per la sorte di suo figlio Charlie, ma Anne lo sorprende rispondendo che loro non hanno mai avuto un figlio; ripeterà la domanda a tutti quelli che lo conoscono, ma la risposta non cambierà.
Rick inizia ad avere il sospetto che nella sua vita ci sia qualcosa che non va.
Questo è un titolo che è già stato proposto in Italia e finalmente torna in libreria dopo anni di attesa.

L’uomo che credeva di essere sé stesso, di David Ambrose, Meridiano Zero, 208 pagine, € 12,00. In libreria.

(Mirko Giacchetti)


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