L’inquisitore, di Mark Allen Smith

L’onore delle bugie.
Quando mi fu conferito il Nobel per “avere fornito nuovi spunti di riflessione nella categoria di Hobby & Sport”, accennai al problema “a cosa serve mentire” ponendo il dilemma del pescatore: “perché la dimensione del pesce aumenta ad ogni narrazione?”
Le conclusioni a cui sono giunto restano valide ancora oggi; il pescatore mente perché i suoi ricordi felici tendono a occupare più spazio nella memoria e, di conseguenza, il pesce dovrà avere con essi un rapporto direttamente proporzionale. La felicità procurata da un ricordo felice sviluppa assuefazione nell’organismo di chi mente, costringendolo a ricercare più spesso il piacere in quantitativi sempre maggiori. Più il pesce si allunga oggi, più si allungherà in futuro; l’estensione segue il rapporto matematico di progressione noto come “la balena nel laghetto”.
Un mondo in cui nessuno mente è un mondo in cui i pescatori indicano la giusta misura del pesce.
In una società che mente, dire bugie è un atteggiamento salutare per potersi integrare al meglio nelle relazioni sociali e raggiungere quindi la propria realizzazione.
Non si vede l’utilità pratica di essere onesti; in fondo mentiamo tutti, su piccoli o grandi cose, quindi: se lo fanno tutti, potete farlo anche voi! Alla menzogna è sempre associato il principio di de-responsabilità; non è colpa vostra, non siete stati voi o non potevate fare altrimenti. Questo principio funziona solo se riuscite a crederci per primi, così vi sarà più facile mentire o “persuadere” chi vi ascolta.
Sono sincero nel dirvi che non saprei cos’altro dire contro le bugie.
Mark Allen Smith nel suo nuovo libro L’inquisitore sviluppa la trama intorno alla capacità di un individuo particolare di svelare la menzogne. Geiger, il protagonista, non ricorda il suo passato ed è ricoperto da cicatrici, ma ha un dono: sa riconoscere le menzogne appena le sente. Questa particolarità lo rende il migliore nel suo lavoro, che consiste nel recuperare informazioni. Lavora per governi, multinazionali e crimine organizzato poiché la verità rimane sempre la merce più preziosa. Sempre attento e professionale, anche con i soggetti più restii a fornire informazioni, non adotta mai tecniche in cui sia prevista la violenza fisica, predilige strategie psicologiche in cui la paura sostituisce il dolore. Il codice deontologico lo porta a non voler lavorare con anziani, con chi ha problemi cardiaci e con bambini; ma quest’ultima regola non sembra un ostacolo per il socio Harry Boddicker, che gli recapita Ezra, un dodicenne, chiuso nel bagagliaio dell’auto. Il bambino custodisce un segreto che un cliente vuole conoscere a ogni costo. Geiger capisce subito che il cliente non è chi dice di essere e sceglie di difendere Ezra, andando incontro a una situazione che lo porterà ad affrontare gravi pericoli.

L’inquisitore di Mark Allen Smith, Mondadori Editore, 304 pagine, € 14,40.

(Mirko Giacchetti)


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