La zona libera, di Marco Marino

La morte del vecchio compagno di banco. Del complice e compartecipe della propria gioventù, dei propri anni felici e spensierati. Che avviene presto. Quando i vent’anni sono entrati con energia nella linea della vita, ma i trenta e le loro riflessioni sono ancora lontani. Quando ci si riconosce ancora coi vecchi soprannomi, fantasiose concretizzazioni di avventure sognate. Quando si sta ancora decidendo cosa si vorrà fare da grandi. E ci si guarda allo specchio. E ci si chiede chi si è. O chi si vorrebbe essere.

Andrea Gerico, alias Pim, aspirante scrittore, prossimo bancario. Il mare di Ostia come scenografia delle giornate, una birreria come rifugio in compagnia degli amici di sempre. Una bella donna accanto, che piace ma forse non dà quel brivido definitivo. Il funerale dell’amico Nigno, scomparso in circostanze un po’ oscure.

Attraverso quelle esequie, entrano nella sua vita particolari personaggi di scuro vestiti. Sinistri, forse pericolosi. Che invece offrono ad Andrea, di nuovo Pim, una possibilità. Di tornare a essere quello che vorrebbe, senza più limiti, senza più confini. Proponendosi di condurlo in una sorta di città ideale, Albimut, dove tutti sono davvero quel che vogliono. Attraverso un lungo cammino, sorta di purificazione dell’anima, che si rivelerà essere di progressiva e completa rottura col presente. Ma si può arrivare a vivere il tempo della vita fuori dalla necessità e dal bisogno?

Marco Marino, già autore di racconti brevi, è all’esordio romanzesco con La zona libera, edito da Cut-up edizioni. Ci conduce per mano in uno strano mondo fatto di indovini, attori della vita, neri personaggi redentori, riferimenti danteschi. Che scorrono paralleli all’esistenza “regolare” del protagonista. La vicenda ruota attorno al vagheggiato luogo ideale e perfetto, che forse esiste davvero o forse è solo l’ultima meta dello spirito, da raggiungere attraverso il solito percorso purificatore già mille altre volte narrato e qui trasposto nell’oggi della periferia romana. I personaggi di contorno, alcuni dei quali un po’ esageratamente intensi, fanno da consapevoli o involontari mezzi per arrivare al fine ultimo. Che poi, in fondo, è sempre la ricerca di se stessi e del proprio io.
Consigliato a idealisti un po’ utopici, che sognano una realtà diversa, senza costrizioni, dove lo spirito si possa librare oltre le quattro mura che ci circondano costantemente e volar via. Con la fantasia, o forse anche concretamente. Possibilmente, senza leggere l’incipit che precede ogni capitolo, anticipandone i contenuti. Toglie un po’ di suspance.

(Giovanni Cattaneo)


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