Il Villaggio Nero, di Stefan Grabinski

Candela di sego.
Pochi mesi fa è stato ritrovato un piccolo pezzo di carta ingiallito custodito, o forse sarebbe meglio scrivere dimenticato, nel fondo di uno scatolone. Per come ve la riporto, questa non sembra una notizia, ma un piccolo gesto quotidiano che sarà capitato a chissà quante persone, ma attenti… questa “storia” ha una morale e un lieto fine, proprio come una fiaba. Iniziamo a condire il fatto con qualche nome. Lo storico Ebsen Brage è colui che ha trovato il manoscritto dimenticato mentre consultava l’archivio della famiglia Plum, a Odense in Danimarca. Dopo aver letto il manoscritto, lo studioso ha capito di aver trovato qualcosa di straordinario. Dopo due mesi di analisi per constatarne l’autenticità, gli esperti hanno dichiarato di aver trovato una fiaba, la prima, scritta da Hans Christian Andersen. La scoperta però racchiude una singolare coincidenza; la protagonista della fiaba è una piccola candela di sego che viene dimenticata da tutti. Con il passare del tempo lo sporco, la polvere e l’incuria rendono meno puro il suo candore e la candela crede di non valere più nulla e si abbandona alla disperazione di non potere illuminare l’oscurità. Quando ormai tutto sembra perduto, un acciarino le dona il fuoco e la candela si libera delle impurità e raggiunge la felicità nel vedere rischiarato il buio.
Essere dimenticati e poi riscoperti, purtroppo, non è solo il destino delle candele, ma anche di molti libri. In questi giorni le edizioni Hypnos hanno riportato alla luce un piccolo gioiello dimenticato della letteratura fantastica: Il villaggio nero di Stefan Grabinski, da molti definito come l’Edgard Allan Poe polacco.
Un autore che agli inizi del ‘900 ha avuto il merito di creare storie soprannaturali attuali e moderne. Nei suoi racconti, elementi classici del gotico come vecchi castelli, crepuscoli e vampiri, sono sostituiti da orrori moderni come luce elettrica, treni e caserme dei pompieri; luoghi dove si nasconde l’irrequieta presenza dell’ignoto nella vita di tutti i giorni.
Il volume comprende i dodici migliori racconti scritti tra il 1919 e il 1924 ed è arricchito dalla presenza di due saggi critici di China Miéville e Maria Vittoria Ghirardi. La nota introduttiva, la nota bio-bibliografica e la traduzione sono a cura di Andrea Bonazzi, tra i maggiori esperti in Italia di letteratura fantastica.
All’interno del volume troviamo i seguenti racconti: Il demone del movimento, L’engramma di Szatera, La stanza grigia, Saturnin Sektor, L’area, Il villaggio nero, Lo sguardo, L’amante di Szamota, A casa di Sara, Il bianco lemure, La storia del becchino e La vendetta degli elementi.

Il Villaggio Nero, di Stefan Grabinski, Edizioni Hypnos, collana Biblioteca dell’immaginario, 300 pagine, € 21,90. In libreria.

(Mirko Giacchetti)


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